Storie di sport – Quando gli USA persero l’imbattibilità

Storie di sport ricorda la partita che segnò la fine del dominio americano nel basket. La finale delle Olimpiadi di Monaco ’72 tra URSS ed USA

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Storie di sport

Le Olimpiadi di Monaco del 1972 furono, a causa dei tragici eventi del 5 settembre, dei giochi particolari sotto diversi punti di vista.

Andando oltre la tregedia – e considerando eslusivamente il lato sportivo – si può dire che la ventesima edizione di quella competizione riuscì a riscrivere per sempre la storia del basket internazionale.

Storie di sport, celebrando l’anniversario della disfatta del basket a stelle e strisce ricorda una delle partite di pallacanestro più folli di sempre: la finale tra l’URSS e gli USA.

Siamo nel 1972 e la città di Monaco si appresta ad ospitare la manifestazione in un clima internazionale appesantito tanto dai tragici eventi che hanno coinvolto la squadra israeliana quanto dalle precedenti tensioni nei singoli Stati (l’inizio di quello che sarà il Watergate e il processo sui fatti di Piazza Fontana).

Il torneo di pallacanestro – dove figura anche la nostra nazionale che alla fine si classificherà quarta (66 – 65 contro Cuba nella finalina) – parte con l’unica certezza dell’ennesima vittoria USA.

Storie di sport – I giocatori dell’URSS festeggiano dopo il canestro della vittoria

Gli Americani guidati da Henry Iba, infatti, vengono da ben sette vittorie consecutive e la presenza di giocatori del calibro di Spencer Haywood , Jo Jo White e un giovane Doug Collins sembrano spianare la strada verso un cammino senza alcun tipo di problema.

Come da pronostico il roster domina il suo girone – con sette vittorie su sette – e si sbarazza facilmente della nostra povera Italia (guidata dal mitico Giancarlo Primo) per 68 – 38 nella semifinale.

In realtà, un percorso non dissimile dalla corazzata d’oltreoceano, è quello dell’URSS che, inserita nel girone degli azzurri, risponde colpo su colpo ai rivali di una vita nonostante le difficoltà con Cuba nell’ultima uscita (67 – 61 per i sovietici).

La finale di quel torneo è quindi tutto un programma, una di quelle partite che rimane scolpita fra le Storie di sport sia per l’incredibile epilogo che per quella serie di errori madornali che hanno fatto da contorno al già teso scenario mondiale.

E’ il 9 settembre del 1972 e alle ore 23:30 si affrontano sul parquet della Rudi-Sedlmayer-Halle le rappresentative cestistiche di URSS ed USA.

Il confronto è sin da subito duro e i sovietici vogliono mostrare agli avversari di essere in grado di sconfiggerli sul loro campo.

La compagine di Kondrašin gioca difatti un basket essenziale che mette spesso in difficoltà gli americani e che grazie alle ispirate macchine da punti Belov e Vol’nov permette alla squadra gestire il punteggio fino a tre secondi dalla fine.
Proprio quei tre secondi saranno cruciali per questo particolare episodio fra le Storie di sport in circolazione, in quanto riusciranno a sfatare – per la prima volta – uno dei grandi tabù del basket.

Doug Collins subisce un fallo in penetrazione da Belov che nel tentativo di stopparlo lo stende sotto gli occhi del primo arbitro.

Vengono assegnati due tiri liberi – messi entrambi dal playmaker – che permettono alla squadra statunitense di sorpassare, dopo aver sempre inseguito, gli avversari (49 – 50).

I sovietici battono la rimessa ma, nella confusione totale e con un time – out irregolare (non avendone più a disposizione) chiamato dal coach russo, gli arbitri prendono una decisione alquanto particolare riportando il cronometro a tre secondi e facendo ribattere la rimessa all’URSS.

I sovietici, nel secondo tentativo, riescono a fare ben poco e con un tiro della disperazione dalla difesa si arrendono ufficialmente alla decisione della palla a spicchi.

Il team a stelle e strisce comincia a festeggiare ma a pochi attimi dall’assegnazione delle medaglie arriva la doccia fredda per Collins e compagni: il Segretario Generale Fiba William Jones, intervenuto appositamente dalla tribuna, impone agli arbitri di far ripetere la rimessa ancora una volta e riportare il cronometro a tre secondi.

Con il terzo tentativo a disposizione, i rossi di Kondrašin  non si fanno fregare e con un lancio lungo di Edeško verso Aleksandr Belov riescono a compiere l’impresa che mai era riuscita fino a quel momento.

Fra le proteste generali degli americani – che boicottano anche il podio – e quella giocata a pochi attimi dalla sirena (che blocca il punteggio sul 51 – 50) si conclude una delle più incredibili Storie di sport che non solo ha cominciato a mettere in discussione l’imbattibilità USA ma ha anche favorito la crescita di realtà cestistiche fino a quel momento abbandonate a loro stesse.

Alessandro Falanga

 

 

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