Il buio e il miele, il viaggio del capitano Fausto da Torino a Napoli

Il buio e il miele, il viaggio del Capitano Fausto e dell’accompagnatore Ciccio verso la città del sole. La recensione del romanzo di Giovanni Arpino su Diario di Rorschach

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Il buio e il miele – La copertina del romanzo

I romanzi, spesso e volentieri, sono fonte di ispirazione per pellicole cinematografiche che più o meno fedelmente ripropongono sul grande schermo quanto scritto.

Un caso più unico che raro nel dualismo fra letteratura e cinema è stato proposto nel 1969 partendo da un lavoro di Giovanni Arpino: Il buio e il miele.

A molti questo titolo potrebbe non dire nulla ma in realtà Il buio e il miele è stato fonte di ispirazione per ben due pellicole (la prima molto più fedele al lavoro dell’autore) interpretate  da mostri sacri quali Vittorio Gassman (Profumo di donna, 1974) ed Al Pacino (Scient of a Woman, 1992).

La storia narrata da Arpino si basa sul viaggio di una settimana (5+2, come viene specificato ricorrendo al gergo militare) che porterà il capitano Fausto, reso cieco e senza una mano da una bomba durante un’esercitazione, e Ciccio – suo accompagnatore genericamente chiamato in quel modo – da Torino a Napoli, passando per Genova e Roma.

Il percorso, dove i due incrociano il cammino con diverse figure in ognuna delle città, porta come detto alla città del sole e più precisamente a casa del tenente Vincenzo, anche lui vittima dell’incidente e non vedente come Fausto.

Il buio e il miele è un romanzo particolare che ad una più ampia metafora sull’esistenza associa una serie di contrapposizioni che riescono a compensarsi a vicenda e rendere il tutto in questo libro.

La tematica generale è senza dubbio quella del viaggio , ricollegata tanto a quello fatto da Ciccio e Fausto quanto a quello interiore del capitano, in cui cerca di impostare una specifica linea facendo riferimento al percorso di vita che ognuno di noi affronta.

Giovanni Arpino

A questo proposito si inseriscono perfettamente le contrapposizioni sparse per tutto il testo, al fine di rendere con maggiore forza proprio quell’impostazione dettata in precedenza dallo scrittore.

Partendo dal titolo, Il buio e il miele, si concepisce il dualismo di due soggetti che nonostante la lontananza – con condizione fisica, età e città che rimarcano l’aspetto –  tendono ad incontrarsi nel percorso interiore fatto dal capitano e nell’amore di Sara (spesso fin troppo ostinato).

Direttamente collegate sono poi le contrapposizioni specificatamente riferite alla tematica generale.

Il tragitto dalla nebbia di Torino –  così come descritta dal capitano Fausto nelle pagine finali – al sole di Napoli non solo rafforza lo status del protagonista ma rende ancor più cruciali le scelte fatte durante il soggiorno partenopeo, percorrendo le strade di un continuo cambiamento.

In secondo luogo, fondamentale è la narrazione dell’intera vicenda affidata totalmente a Ciccio.

In questo modo, accompagnati quasi come il capitano Fausto, l’autore ci descrive l’accaduto attraverso gli occhi del co – protagonista – proprio come succede per un non vedente, per l’appunto – e allo stesso tempo identifica il narratore come personaggio all’interno della scena stessa.

Alessandro Falanga

 

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