L’Alligatore, il noir ed il tempo narrato. La nostra intervista a Massimo Carlotto

L’Alligatore, il noir ed il tempo narrato. L’intervista del Diario di Rorschach allo scrittore padovano Massimo Carlotto

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Massimo Carlotto

Autore poliedrico molto legato ai protagonisti delle sue storie e con l’abitudine a raccontare il proprio tempo. Massimo Carlotto, scrittore padovano creatore di personaggi che hanno lasciato un segno nella letteratura noir, si racconta sul Diario di Rorschach.

Scrittore, giornalista, saggista, fumettista e sceneggiatore. La poliedricità è stata sin da subito una delle sue caratteristiche principali. Quale veste le si addice di più?

Sono un romanziere che ama sconfinare per imparare e nella consapevolezza che un professionista deve essere in grado di misurarsi con ogni forma narrativa. Però il romanzo rimane la vera grande passione.

Come tanti in Italia, anche noi del Diario di Rorschach siamo rimasti affascinati dai diversi personaggi presentati nei romanzi. Marco Buratti alias L’Alligatore è uno dei nostri preferiti, così come Giorgio Pellegrini. A quale si sente maggiormente legato e perché?

La verità dell’Alligatore – La copertina del romanzo

Ovviamente all’Alligatore. Un cuore fuorilegge con una dimensione etica molto precisa anche se al di fuori delle regole. L’Alligatore cerca sempre di trovare il modo di aggiustare le cose restituendo dignità alle persone e ha un concetto altro di giustizia. Giorgio Pellegrini invece è un criminale moderno, perfettamente in grado di gestire affari di un certo livello. È amorale, crudele, sempre pronto a servire il potere corrotto. Ma è comunque affascinante come lo è sempre la genialità criminale, la capacità di cadere sempre in piedi.

La saga dell’Alligatore prosegue il suo cammino con Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane del 2017. Come da Lei dichiarato, si è cercato di inserire Marco Buratti e la sua banda quanto più possibile all’interno di un contesto che guardasse la realtà di tutti i giorni. Come vedrebbe oggi la banda dell’Alligatore?

Marco, Beniamino e Max hanno sempre usato le investigazioni per interpretare il mondo che li circonda. Un mondo che a loro non piace, preferiscono vivere ai margini della società ma per risolvere un caso sono necessariamente obbligati a entrare in contatto con persone inserite in ambienti lontani e ostili. Oggi di fronte alla trasformazione radicale del nostro presente sono costretti a rivedere i parametri interpretativi che li hanno guidati nel corso degli anni. Ogni trasformazione sociale si riflette nel crimine e nella relazione con il potere. Sono spaesati ma pronti a reagire, a comprendere e come sempre ad aggiustare le cose.

Dimmi che non vuoi morire – La copertina della storia a fumetti

Da buoni cultori della letteratura fumettistica abbiamo particolarmente apprezzato il suo lavoro Dimmi che non vuoi morire. Tanto il legame con i romanzi quanto il contesto descritto – ed illustrato magistralmente da Igort – hanno fatto emergere un ambito troppo sottovalutato e, spesso, denigrato. Come considera i fumetti nel 2018? Consiglierebbe la lettura di questi volumi?

Consiglio la lettura del fumetto in generale. Le graphic novel sono uno strumento straordinario per raccontare storie di largo respiro. Il ruolo del fumetto deve acquistare sempre più spazio anche in Italia, terra di grandissimi autori. So che Giuseppe Palumbo sta lavorando a Cristiani di Allah… Non vedo l’ora…

Il suo ultimo lavoro (Sbirre, con Giancarlo De Cataldo e Maurizio De Giovanni) cambia totalmente la sua visione sui protagonisti delle storie. Nonostante l’importanza delle donne nei suoi scritti, nessuna di queste è mai diventata il fulcro di una vicenda. A cosa è dovuto questo cambio di paradigma? Avrà un seguito anche nei suoi prossimi lavori?

In realtà sono arrivato ad Anna Santarossa dopo l’esperienza dei quattro romanzi delle Vendicatrici scritti con Marco Videtta e seguendo l’esempio di autrici come Verasani, Bucciarelli, Lepore, Bilotti. Per il noir raccontare l’universo femminile è diventato una sorta di urgenza, probabilmente perché è la cosa più interessante di questo particolare momento storico. Per quanto mi riguarda questo cambio di prospettiva avrà un seguito anche nel prossimo romanzo, anche se in maniera diversa. Sperimentare è necessario, il genere invecchia sempre più velocemente.

Il mestiere dello scrittore è molto complicato ai giorni nostri. Consiglierebbe di cominciare a scrivere anche senza risultati immediati? E perché?

Solo i grandi lettori hanno possibilità di diventare scrittori. Scrivere è una palestra necessaria alla ricerca del romanzo giusto che possa essere portato all’attenzione di agenti ed editori. Negli ultimi anni è aumentato il numero di manoscritti proposti ma pochi sono originali nella trama e nella scrittura. Aspettarsi risultati immediati è un errore generalizzato, conviene concentrarsi sulla ricerca di un percorso personale solido e vincente.

Diario di Rorschach

Spesso giustifichiamo la nostra passione con una sorta di demone della scrittura che obbliga ad esprimerci sul nostro Diario. Cosa la spinge a scrivere e mettersi in discussione anche in altri ambiti?

Sono interessato ad attraversare il mio tempo raccontandolo. La scrittura ha assunto forme diverse e necessarie oltre al romanzo per affrontare la complessità del mondo in cui viviamo. L’importante è di accettare il confronto con la certezza di uno spessore dignitoso del proprio lavoro.

Un saluto per il Diario di Rorschach

Buon lavoro. Approfondire, recensire, riproporre significa assumersi la responsabilità di impedire che il mondo del libro scompaia o assuma dimensioni di semplice resistenza. Grazie!

 

Alessandro Falanga

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