Carpenter80 – Starman, il coraggioso flop di John Carpenter

Starman

Carpenter80 è una rubrica del Diario di Rorschach che si occupa di recensire i film degli anni ottanta di John Carpenter. Continuiamo con Starman, film del 1984


Se Christine aveva rivelato un nuovo modo di fare Cinema da parte di John Carpenter, Starman sconvolge ancora di più il registro del regista di Carthage. Starman, assieme a Christine e al successivo Big Trouble In Little China, può essere considerato parte di una trilogia fantastica, che allontana il Nostro dalle sue tematiche classiche per farlo approdare su lidi più leggeri, ma anche meno certi e stabili.

Starman è, udite udite, una commedia romantica, dove alcune passioni/ossessioni del regista vengono rimarcate, ma in forma lievissima.

La vicenda dell’alieno progredito ed evoluto che arriva sulla Terra in esplorazione, dopo l’incontro con la sonda Voyager 2, dove sono registrati i saluti in tutte le lingue del mondo e inseriti esempi della cultura terrestre, è un tentativo di rimando a The Thing di qualche anno prima. La componente fantascientifica degli esordi – Dark Star – ritorna in auge, ma non come ci si aspetta.

Sin da queste premesse sembra chiaro che in Starman il regista americano non riesca a esprimersi al meglio, ingabbiato da regole produttive ancora più stringenti rispetto al precedente lungometraggio.
La storia d’amore tra i due protagonisti – con l’alieno che prende le fattezze di un uomo morto di recente e sviluppa una relazione con la vedova di quest’ultimo, Jenny Hayden – con la figura dell’alieno che si erge addirittura a messaggero di pace e di armonia, che resuscita animali e umani e infine regala un figlio a Jenny (fino a quel momento sterile) è fin troppo insistito e pacchiano. Troppo finto per essere Carpenter. 

L’alieno veste i panni di un giovane Jeff Bridges – all’epoca celebre per le sue interpretazioni in King Kong, Heaven’s Gate e Tron – mentre la bella di turno è Karen Allen (Raiders Of The Lost Ark). Altri attori sono Charles Martin Smith – American Graffiti – e Richard Jaeckel.

Starman regala dei momenti di buon cinema. Niente di memorabile, sia chiaro. In un paio di scene – ad esempio quando la navicella spaziale cade sulla Terra e un occhio di luce viaggia nel cielo fino ad arrivare nella casa di Jenny o quando  viene inquadrato il lettino di contenzione di una sala operatoria e un insieme di strumenti chirurgici per operare l’alieno – si può notare la mano del regista. Ma è chiaro che è davvero poco cosa.

Il messaggio intrinseco del Cinema di John Carpenter, ovvero che il Male è sempre presente ed è dentro noi uomini, si rivela piano piano, ma, ripetiamo, non soddisfa né colpisce chi, almeno, conosce le gesta del regista di Halloween o The Thing.

Starman è un film che si distacca e non di poco dal Cinema che ha reso celebre John Carpenter. Anche il cast tecnico conta sulla sceneggiatura di Bruce A. Evans, Reynold Gideon e Dean Riesner. La fotografia è di Donald M. Morgan mentre il montaggio è curato da Marion Rothman. Le musiche – che generalmente sono curate proprio da John Carpenter – sono affidate a Jack Nitzsche. Leggendo questi nomi, qualsiasi fan di Carpenter resta spiazzato. E’ chiaro che Starman non è un film controllato dal regista di Carthage, ma semplicemente un film su commissione, atto a sfruttare il buon nome di Carpenter.

Nonostante il flop del film, Carpenter resterà ancorato a un Cinema leggero, anche se il prossimo film farà vedere una mano un pò più marcata, a cavallo tra stregoni, arti marziali e grossi guai a Chinatown.

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