America, l’oscura storia sui giudici del futuro

America, la rivoluzione copernicana di Judge Dredd da parte del suo creatore. La nostra recensione sul racconto più enigmatico dedicato ai giudici del futuro

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America – La copertina del fumetto

Nel 1990, dopo una sonora strigliata da parte dell’editore Steve MacManus, John Wagner – il creatore di Judge Dredd assieme a Carlos Ezquerra – riceve l’ingrato compito di far evolvere il suo personaggio ed inserirlo in un contesto più adulto, maturo e profondo che spianasse la strada a Judge Dredd Magazine.

L’autore originario della Pennsylvania, quindi, decide di sviluppare un nuovo progetto – che aveva in mente già da diverso tempo – raccontanto il vero volto dei giudici di Mega – City  ai lettori.

Arruolando Colin MacNeil ai disegni – e lasciando Ezquerra all’altro suo lavoro Al’s Baby – il fumettista crea una delle storie più oscure sulla realtà futuristica illustrata dalla rivista 2000 AD: America.

La storia di America, fondata su una storia d’amore fra due personaggi (Bennet Beeny, un noto cantante, e la sua amica America Jara, appartenente ad un’organizzazione terroristica che si contrappone allo strapotere dei giudici), narra i due volti della realtà descritta in Judge Dredd, specificando tanto le contraddizioni di quel mondo fondato sulla giustizia sommaria – andando bene oltre la sfera dei diritti e di tutto ciò che gira attorno – quanto la distorsione stessa della normalità in una terra immersa nella paura costante.

Grazie a questa storia, che permette realmente quel salto di qualità nella vita del personaggio, Wagner compie una vera e propria rivoluzione della sua creatura attraverso una serie di elementi di spicco inseriti nel fumetto.

In primo luogo, come elemento principale di America, si può notare come Dredd – protagonista assoluto, direttamente o indirettamente, delle storie – viene messo quasi in secondo piano e la quotidianità di Mega – City viene totalmente affidata agli occhi di due sconosciuti.

America – Il fumetto

Questo elemento, centrale per il lavoro, da un lato permette di approcciarsi a Judge Dredd in maniera non del tutto tradizionale – tralasciando, in parte, l’aspetto che investiva il giudice e la sua violenza innata – e dall’altro immerge il personaggio all’interno di una nuova dimensione.

Proprio l’ultimo punto si collega ad un’ulteriore considerazione su America, inerente il messaggio lanciato con forza dal suo autore.

Il nome della protagonista, le battaglie di civiltà portate avanti a costo della vita e la sua contrapposizione con il co – protagonista Beeny fanno emergere con prepotenza una riflessione che non solo mette in discussione l’ormai consueta strategia della paura portata avanti un pò ovunque ma anche l’eccessiva sicurezza verso conquiste individuali lasciate troppo spesso alla pubblica mercè.

Infine, il battesimo di Colin MacNeil ai disegni che grazie a questa opera, oltre a non far rimpiangere Ezquerra, imposta un perfetto stile per le idee di Wagner.

I giochi di colori – che spesso dividono i differenti periodi storici della storia – , i tanti primi piani che consentono di scolpire nella mente i volti dei protagonisti e le diverse didascalie presenti in varie tavole (rimarcate soprattutto nelle scene di violenza) hanno il merito di esaltare uno dei racconti più oscuri del giudice dal grilletto facile.

Alessandro Falanga

 

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