Carpenter80 – The Thing, La Cosa di John Carpenter

the thing

Carpenter80 è una rubrica del Diario di Rorschach che si occupa di recensire i film degli anni ottanta di John Carpenter. Continuiamo con The Thing, film del 1982


Abbiamo già scritto della passione di Carpenter per il western. Tra i suoi registi preferiti va citato Howard Hawks. Nel 1951 Hawks è alla regia di The Thing From Another World, considerato uno dei classici del genere horror fantascientifico tanto caro a Carpenter. Nel 1982, trent’anni dopo l’uscita della pellicola di Hawks, Carpenter dirige un remake del film. A modo suo, ovviamente. Esce The Thing (La Cosa). Il primo aspetto che salta agli occhi, anzi alle orecchie, è la colonna sonora di Ennio Morricone, caso rarissimo – almeno negli anni ottanta – in cui un film di Carpenter non ha la OST curata dal regista.

Altre notevoli differenze con la pellicola di Hawks sono il luogo in cui il film è ambientato – Polo Sud nel film di Carpenter, Polo Nord in quello di Hawks – e il messaggio finale. Nel film del 1952 il finale era tutto sommato ottimista, lo stesso non si può dire del finale del film di Carpenter. Ma partiamo dall’inizio.

Antartide. La quiete di una base scientifica statunitense viene interrotta dall’arrivo di un elicottero partito da una stazione di ricerca norvegese, che sta inseguendo un cane di razza husky. Gli occupanti della base assistono stupefatti alla scena che si conclude con l’esplosione dell’elicottero, colpito per sbaglio da un ordigno che il cacciatore intendeva lanciare contro il cane.
Uno dei norvegesi si salva allontanandosi in tempo dal mezzo e cerca immediatamente di uccidere a fucilate il cane, colpendo per sbaglio uno dei componenti del team. Ne nasce un conflitto a fuoco. Il norvegese viene ucciso.
Il team statunitense, guidato da R.J. MacReady – Kurt Russell, sempre lui – non capisce cosa sta succedendo e decide di indagare sulla provenienza dell’elicottero.

MacReady e il dottor Copper – Richard Dysart – arrivano alla base norvegese. La trovano deserta e ridotta in macerie. All’interno scoprono il cadavere di un suicida. Ma anche documentazioni varie sulle operazioni svolte dalla base, e un blocco di ghiaccio oggetto di analisi, che lascia presagire l’esistenza di una creatura rimasta ibernata per secoli prima di venire estratta proprio dai ricercatori norvegesi. I due rinvengono anche il ripugnante corpo carbonizzato di una creatura non identificata con due teste fuse insieme. La portano alla base. Il biologo Blair – Anthony Wilford Brimley – ne esegue un’autopsia, rivelando che possiede degli organi interni normali. Intanto l’husky, entrato nella base scientifica, inizia a mostrare strani comportamenti. Nel corso del film si scopriranno elementi horrorifici assolutamente strabilianti, che mineranno la salute fisica e mentale degli scienziati.

Il film, impregnato in un’atmosfera alla Shining – e che Quentin Tarantino userà a sua volta in The Hateful Eight – è un capolavoro di tensione e pessimismo. Complice l’ambiente isolato e ostile già alla base di un’altra pietra miliare come Alien, per i protagonisti comincia un collettivo gioco al massacro, dominato da una crescente isteria che li porta a rivelare tutto il loro egoismo e la totale mancanza di empatia verso gli altri.

The Thing è un film claustrofobico. Un lungometraggio per niente ottimista dove, ancora una volta, fa vetta l’anti-eroe carpenteriano. Kurt Russell veste i panni di un factotum all’interno della base scientifica. E’ un solitario, un alcolizzato. Ha l’aspetto di un Jim Morrison ultima maniera. MacReady non si fa problemi a uccidere se sospetta che uno dei suoi colleghi sia La Cosa. Viene anch’egli accusato di non essere davvero lui e anche il finale, invece di rassicurare, fa insospettire ancora di più lo spettatore su chi si sia impossessato La Cosa.

La Cosa non ha identità. Non ha volto. Non ha confini fisici precisi. E’ tutto e il contrario di tutto. Proprio la sua assenza rivela la sua mostruosità. La Cosa salta di corpo in corpo assumendone gli stessi aspetti, ma non vediamo mai la sua vera natura né il momento in cui avviene la trasformazione.
Ciò che colpisce è la sua invisibilità, e allo stesso tempo la sua costante presenza per tutto il tempo filmico, che provoca angoscia, paura, insicurezza in chi guarda il film. Nessuno – ripetiamolo: nemmeno lo spettatore – ha la certezza se il suo compagno è ancora umano oppure è stato preso dall’alieno. Questo continuo dubbio produce un continuo stato paranoico in tutto il gruppo di scienziati e tecnici della base americana antartica invasa dall’alieno.

Uno dei temi del film è appunto la disgregazione dell’Umanità e la diffidenza verso il prossimo, collega, amico, confidente, non fa alcuna differenza. In realtà The Thing si spinge oltre, spostando il conflitto dall’interno dei rapporti umani all’interno dei corpi fisici. La creatura li avvolge e li invade, penetra al loro interno deformando e lacerando ossa e tessuti, trasformandoli in rappresentazioni corporee grottesche e surreali. L’Uomo diventa quindi una maschera innaturale, distrutta, violentata.

The Thing è un film sull’immateriale, su altre forme di vita, sul mistero. Esce nel 1982 – l’anno di E.T. di Steven Spielberg – e proprio per questo viene penalizzato dalla pellicola di Spielberg che mostrava un alieno indifeso e amorevole. Ma, come accade per quasi tutte le pellicole di Carpenter, anche The Thing viene rivalutato nel corso degli anni. Ancora oggi viene considerato una delle pellicole più ansiogene del regista di Carthage. Una summa perfetta del suo modo di fare Cinema all’alba dei meravigliosi anni ottanta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *