Nine Inch Nails – L’industrial di Mr. Self Destruct

Nine Inch Nails

Su Diario Di Rorschach raccontiamo una della one man band più influenti degli ultimi trent’anni. Raccontiamo i Nine Inch Nails di Trent Reznor


Alcuni artisti riescono a diventare totalizzanti. Riescono cioè a uscire dal concetto di musica per approdare su territori che possano coinvolgere il fan su altri aspetti. I Nine Inch Nails sono un gruppo anomalo, che è riuscito – nell’arco di tre decadi – a portare il proprio messaggio su altri e alti livelli. I Nine Inch Nails sono Trent Reznor. E’ lui che produce, crea e assembla il materiale. Negli anni Ottanta Reznor è un giovane e talentuoso musicista. Suona diversi strumenti da sempre e collabora con diverse realtà musicali dell’underground di Cleveland.


PRETTY HATE MACHINE: L’ESORDIO 


Verso la fine degli anni Ottanta Reznor – grande fan di Prince, Depeche Mode, David Bowie e Ministry – ha la possibilità di registrare alcune demo gratuitamente. Una volta in studio decide come il suo idolo Prince di suonare tutti gli strumenti nella registrazioni delle demo di quello che diverrà Pretty Hate Machine (1989). I temi del disco sono il consumismo (Head Like A Hole), la morte di Dio (Terrible Lie) e gli effetti negativi dell’amore/dipendenza sulla psiche umana (Something I Can Never HaveSin). Musicalmente il disco è un piccolo gioiello dell’industrial. Influenzato dai Ministry, Reznor compone un disco eccellente con slap di basso, sintetizzatori acidi, chitarre elettriche e batterie elettroniche.
Pretty Hate Machine è un ottimo biglietto da visita con alcuni brani che ancora oggi i Nine Inch Nails propongono dal vivo.
Nel 1990 partono in tour e Reznor assembla la sua band tra i quali Chris Vrenna alla batteria e Richard Patrick alla chitarra.

Nel 1992 Trent rientra in studio per registrare un EP. Il tour del 1990/1991 aveva fatto fuoriuscire una vena più rock e aggressiva. Reznor vuole portare in studio questa nuova energia. Il risultato è Broken, un EP di sei brani tirati, aggressivi che non danno respiro all’ascoltatore. L’EP diventa un caso e lancia la carriera dei Nine Inch Nails. Brani come Wish e Happiness In Slavery – coi loro videoclip disturbanti – diventano marchio di fabbrica del gruppo guidato da Reznor, sempre più icona musicale e musicista maledetto.
Nell’EP collabora anche un giovane musicista, Brian Warner che stava lanciando la sua band. I Marilyn Manson.

L’uscita di Broken non coincide con un tour. Reznor è già al lavoro per registrare un LP. Esce anche un EP di remix intitolato Fixed. L’EP propone i brani di Broken in una chiave ancora più potente e caotica. Nel frattempo Reznor ha affittato una casa. Non una casa qualunque ma la casa dove Charles Manson ha ucciso Sharon Tate, all’epoca compagna del regista Roman Polanski.
Il musicista vuole trarre ispirazione per un disco inusuale, un disco che parla della parabola discendente di un uomo, dalla sua mania per l’autodistruzione fino al suicidio finale.
Un disco oscuro, maledetto, malato.


THE DOWNWARD SPIRAL: UN VIAGGIO NELLA PSICHE DELL’UOMO CONTEMPORANEO


The Downward Spiral – questo il titolo del disco – è un viaggio a ritroso nella psiche dell’uomo. L’album analizza la religione, il rapporto col sesso, con Dio. I beat martellanti, le liriche alienanti, le chitarre acide, i suoni ipnotici sono alla base di un disco unico. Il capolavoro inarrivabile dei Nine Inch Nails. Se nei primi dischi avevano preso in prestito il sound dei Ministry e anche dei Depeche Mode con The Downward Spiral riescono nella difficile impresa di staccarsi dai loro idoli per raccontare una storia sonora malata e degradata. Una storia tutta personale.

Influenzato da Low di David Bowie e da The Wall dei Pink Floyd l’LP presenta una serie di brani inarrivabili tra i quali Mr. Self DestructCloserPiggy e la conclusiva Hurt. Ma sono solo alcuni brani di un disco da assaporare tutto d’un fiato. 

Unendo elementi architettonici dell’alternative rock e dell’industrial l’album analizza le componenti autodistruttive che si annidano nell’animo umano. Mr. Self Destruct. Nichilismo, esistenzialismo, autodistruzione. Closer. Questi sono solo alcuni dei temi principali della spirale discendente che conduce il protagonista verso gli anfratti più oscuri della sua anima fino al suicidio finale. Hurt.
Concepito come un film diviso in capitoli The Downward Spiral si conferma uno degli album-chiave degli anni Novanta. Il disco esce un mese dopo la morte di Kurt Cobain.

The Downward Spiral
The Downward Spiral

Per il disco Reznor collabora con Stephen Perkins – Jane’s Addiction e Porno For Pyros – e il polistrumentista Adrian Belew – King Crimson, Frank Zappa, David Bowie – senza dimenticare i soliti Mark Flood Ellis e Chris Vrenna.
Con The Downward Spiral – e il successivo tour tra le quali va ricordata la storica data di Woodstock ’94 – Trent Reznor diventa un mito, un musicista inarrivabile. Un’icona.
Nel 1995 il consueto disco di remix del disco, Further Down The Spiral, arricchisce il bagaglio sonoro del disco. Il materiale di The Downward Spiral viene sezionato, diviso in pezzi e poi ricomposto in questo prezioso LP di remix. 

Le porte del successo si spalancano e i Nine Inch Nails in questo periodo si avvicinano al Cinema. Reznor compone la cover dei Joy Division Dead Souls per il film The Crow (Il Corvo), scrive alcuni brani per la colonna sonora di Lost Highway di David Lynch, va in tour con David Bowie con il quale collaborerà nel suo Earthling del 1997.
Scrive la colonna sonora del videogame Quake. Alcuni brani dei Nine Inch Nails compaiono in diversi film tra i quali The Fan di Tony Scott e Natural Born Killers.
Reznor produce il disco di Marilyn Manson Antichrist Superstar.


THE FRAGILE: LA MATURITA’


I lavori per il nuovo disco iniziano solo nel 1998 ma Reznor ha le idee chiare. Alzare il volume rispetto a The Downward Spiral.
Alcuni temi vengono riletti in una chiave musicale completamente ribaltata. L’industrial, il rock, l’elettronica persino la dance e l’hip hop sono le basi sulle quali Reznor costruisce le fondamenta per The Fragile.

Doppio disco – tre LP in vinile, un’opera monumentale con un chiaro riferimento a The Wall dei Pink Floyd – che tratta dei fallimenti, delle distruzioni e delle reazioni delle persone di fronte a eventi traumatici. The Fragile è lo specchio umano, personale e artistico di Reznor. Un viaggio in un mondo soffocante che può diventare liberatorio. Abbondano i pianoforti e le chitarre acustiche. Le melodie eteree – La MerThe Frial i primi secondi di The Great Below – si trasformano in vortici ossessivi, in incubi ad occhi aperti – The WretchedStarfuckers Inc.No, You Don’tWhere Is Everybody? – sorrette da ritmiche martellanti e da suoni nuovi per i NIN come l’ukulele e la slide guitar.
The Fragile è un disco maturo, completo. Riapre il discorso intavolato con The Downward Spiral e lo porta su un nuovo livello sonoro e compositivo. L’industrial cresce e si evolve. 

L’LP conferma anche lo straordinario talento di Reznor. Ogni brano del disco è diverso rispetto al precedente ma nonostante questo, nulla stride all’interno del disco.
La one man band per eccellenza usa lo studio di registrazione come un’arma per creare suoni nuovi, originali, creativi.
Il videoclip diventa uno strumento in favore della musica dei Nine Inch Nails. Il video di We’re In This Together è un vero e proprio film in bianco/nero.

Per questo lavoro di ben ventitré pezzi – la versione in vinile ne conta addirittura venticinque – Reznor si affida ad Adrian Belew ma anche a Bob Ezrin – storico produttore dei Pink Floyd – e a Alan Moulder. Il tour parte con la pubblicazione del disco e vede i NIN arrivare anche in Europa con il loro carrozzone musicale. Nel 2002 esce And All That Could Have Been – un LP che contiene materiale dal vivo, brani riletti in chiave acustica e inediti risalenti alle sessioni di The Fragile –  mentre nel 2000 era uscito il disco di remix Things Fall Apart.
Nel 2001 Reznor aveva firmato un brano per la colonna sonora di Tomb Raider. Si tratta di Deep.


IL LUNGO SILENZIO, WITH TEETH, YEAR ZERO E LO SCIOGLIMENTO


Il lungo silenzio viene interrotto solamente nel 2005 quando un Trent Reznor ripulito dalla droghe e in perfetta salute fisica (anche troppa) presenta With Teeth. Il nuovo album dei Nine Inch Nails è per la prima volta suonato da altri musicisti. Nel LP si respira un’atmosfera di rabbia – perfettamente in linea con le produzioni dei NIN – ma anche un senso di crescita e maturità. Le trame si fanno più rock e meno industrial impreziosite dalla batteria di Dave Grohl e da brani come Sunspots che mostrano i muscoli di una produzione strepitosa.

Chi si aspetta un lungo distacco tra With Teeth e il nuovo album resta deluso. Sin dal tour del 2006 iniziano girare chiavette USB nei bagni dei locali dove i NIN si esibiscono. Contengono nuovo materiale. Materiale più elettronico e con testi più politici che vengono registrati su Year Zero. Un album politico dove Trent ci racconta dei pericoli di una società distopica. Messi da parte i problemi personali, Reznor si concentra sui pericoli della società. Year Zero è un album ambizioso, coraggioso ma anche affrettato. Si ha la sensazione – ascoltando i sedici brani dell’LP – di trovarsi a un’opera coraggiosa ma anche allungata eccessivamente.
Se fosse stato composto da meno pezzi probabilmente sarebbe stato un disco molto più apprezzato.

Arriviamo ora alla data del 1 Ottobre 2007. I Radiohead pubblicano In Rainbows e lo fanno tramite il loro sito dando ai propri fan la possibilità di pagare il formato digitale al prezzo che ritengono più opportuno. Anche Reznor, appassionato di tecnologia, decide di optare per una scelta del genere. Qualche mese dopo – siamo nei primi mesi del 2008 – esce Ghost I-IV raccolta di brani strumentali dei Nine Inch Nails curati da Reznor, Atticus Ross e Alan Moulder.

Qualche mese più tardi esce invece The Slip un LP di otto pezzi che i Nine Inch Nails regalano ai propri fan. Se Ghosts I-IV può essere definita un’operazione rischiosa ma tutto sommato apprezzabile – siamo davanti a qualcosa come trentanove brani strumentali inediti, una roba incredibile – la stessa cosa non si può dire per The Slip, una raccolta di canzoni brutte, prodotte male con il solo scopo di essere regalate ai fan. The Slip rappresenta il periodo più basso per quello che riguarda i Nine Inch Nails che l’anno successivo vengono congelati da Reznor.


UNA NUOVA VITA: LE COLONNE SONORE


Il periodo a cavallo tra il 2009 e il 2013 vede Reznor collaborare in nuove vesti. Messo da parte il progetto Nine Inch Nails, Reznor insieme a sua moglie Mariqueen Maandig e Atticus Ross dà vita agli How To Destroy Angels, una band dall’influenza industrial ed elettronica. Nel 2010 il deus ex machina dei Nine Inch Nails collabora con Atticus Ross per realizzare la colonna sonora del film di David Fincher The Social Network. Per questo lavoro i due hanno vinto il Golden Globe per la migliore colonna sonora originale e il Premio Oscar alla migliore colonna sonora.
Il 9 dicembre 2011 il duo pubblica una cover del brano di Bryan Ferry Is Your Love Strong Enough? per la colonna sonora del film The Girl With The Dragon Tattoo sempre di David Fincher.

Nel 2013 esce il primo LP degli How To Destroy Angels ovvero Welcome Oblivion. L’anno successivo Reznor collabora ancora con Ross per la colonna sonora del film Gone Girl di David Fincher. Nel videogioco Call of Duty: Black Ops II ha realizzato un tema della colonna sonora.

Nel 2016 compone nuovamente assieme ad Atticus Ross, la colonna sonora del film Patriots Day, pellicola che narra le vicende sull’attentato alla maratona di Boston del 15 aprile 2013, diretto da Peter Berg. Sempre nello stesso anno cura la colonna sonora del documentario di Leonardo DiCaprio Before The Flood.

Caratteristiche delle OST di Reznor e Ross sono i temi cupi, quasi claustrofobici, conditi da elementi elettronici e industriali. 


HESITATION MARKS E IL RITORNO DEI NIN


Nel 2013, cinque anni dopo il deludente The Slip, arriva l’atteso Hesitation Marks. Il video del primo singolo del disco – Came Back Haunted – è diretto da David Lynch. Hesitation Marks è un buon disco. Sicuramente più onesto di The Slip. L’LP è anche l’occasione per provare nuovi suoni come in While I’m Still Here o in Satellite. Dubstep e breakbeat. Durante il tour, Reznor si fa accompagnare da cantanti di musica black, a suggellare nuovamente un cambiamento sonoro.

La formula dell’LP comincia a star stretta al Nostro. Come i Massive Attack anche i Nine Inch Nails pubblicano degli EP. Il 23 dicembre 2016 esce l’EP Not The Actual Events, mentre il 21 luglio 2017 l’EP Add Violence.

Nel frattempo Reznor compare anche in una puntata della terza stagione di Twin Peaks. Per essere esatti all’ottava puntata, la più sconvolgente.
In quell’occasione canta She’s Gone Away.
Un nuovo EP – che chiude la trilogia – esce il 22 giugno 2018. Si chiama Bad Witch e più che un EP è una dichiarazione d’amore a David Bowie e ai Joy Division. 

I Nine Inch Nails, nel corso della loro trentennale carriera, hanno sconvolto parecchi canoni. Sono riusciti a uscire dall’immagine maledetta del proprio creatore, a collaborare con artisti di livello assoluto – due nomi su tutti David Bowie e David Lynch – e hanno sdoganato parecchi cliché. Oggi Trent Reznor è sicuramente un uomo meno tormentato e più dedito alla creazione del proprio materiale musicale. Scoprendo i Nine Inch Nails vi imbatterete in un tunnel vorticoso di suoni e atmosfere assolutamente incredibili.

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