Anima Latina, Lucio Battisti lo sperimentatore

Anima Latina

Nel dicembre del 1974 Lucio Battisti pubblica il suo disco più discusso, amato, incompreso. Su Diario di Rorschach parliamo di Anima Latina


Agli inizi degli anni Settanta Lucio Battisti rappresenta LA voce italiana per eccellenza. Battisti è universalmente riconosciuto come il più popolare e amato cantante di quegli anni, in particolare grazie a due LP, Il Mio Canto Libero e Il Nostro Caro Angelo.
Il Mio Canto Libero rimane al primo posto della classifica italiana per undici settimane non consecutive fra il gennaio e l’aprile del 1973, risultando l’album più venduto in Italia del 1973.

Il Nostro Caro Angelo è il secondo album più venduto in Italia nel 1973 – dietro a Il Mio Canto Libero – raggiungendo come picco nella classifica settimanale il primo posto. Rimane al numero uno in classifica per undici settimane non consecutive fra il novembre del 1973 e il febbraio del 1974.
Il successo commerciale è trainato da due brani come Il Nostro Caro Angelo e La Collina Dei Ciliegi.


In questi dischi Lucio Battisti e Mogol indagano sul rapporto tra Uomo e Donna. Non c’è solo l’amore. La donna non è l’essere perfetto, anzi. Ci sono le incomprensioni (ascoltate Confusione: Io perché non dovrei dirti/tutto quello che sento nel cuore/Io perché non dovrei parlarti di tutto anche di un nuovo mio amore/sei o non sei sei o non sei al di sopra di ogni mia grande passione).
C’è il sesso, i problemi di tutti i giorni.

C’è il ruolo dell’uomo che deve mantenere, gestire la donna, assetata a sua volta di libertà (Questo Inferno RosaAdesso che hai una casa un uomo e una reputazione/padrona, padrona anche del tuo padrone/vorresti che ti seguissi nel goder con distinzione/di tutti i frutti della vita quasi quasi compresi quelli colti da altre dita).
Ma c’è anche un mondo verde da considerare e salvare come accade in L’aquila (Un’automobile corre/e lascia dietro sé/del fumo grigio e me/e questo verde mondo/indifferente perché/da troppo tempo ormai/apre le braccia a nessuno/come me che ho bisogno/di qualche cosa di più/che non puoi darmi tu).


A questo punto della sua carriera, Battisti è quindi libero di fare, arrangiare, proporre qualsiasi cosa. Parte per il Sud America, in un viaggio che possa dare nuova linfa vitale al genio reatino.
Il risultato di questo viaggio è Anima Latina. La registrazione dell’album – avvenuta negli studi Fono Roma Sound Recordings, oggi di proprietà Mediaset – è successiva al viaggio della coppia artistica e, tra prove e ripensamenti, richiede sei mesi di tempo per essere completata. Molti brani vengono completamente riarrangiati dopo una prima versione ritenuta non soddisfacente. Di alcune delle prime registrazioni si trova traccia nel disco, nelle brevi riprese di Gli Uomini Celesti e Due Mondi. Frasi musicali di alcuni brani tornano in altri, come un concept album o un’opera rock.


L’album rappresenta una rottura evidente rispetto al recente passato ed è considerato il disco più ambizioso, complesso e sfaccettato di Lucio Battisti. A ragione.
Anima Latina è un originale tentativo di fusione delle sonorità e dei ritmi latini con alcune delle modalità espressive tipiche del genere progressive che in quegli anni prolifera grazie a Genesis e Pink Floyd in primis
In Anima Latina le melodie si fanno più complesse e meno immediate. La ritmica si complica concedendo tempi dispari, e gli arrangiamenti stratificati offrono la possibilità a Battisti e alla sua band di entrare e uscire ripetutamente dal formato-canzone.
Quale formato canzone? Scordatevi le classiche canzoni strofa-ritornello-strofa-ritornello-ritornello. Forse solo Due Mondi, brano più rappresentativo e commerciale del disco, può rispondere a questo teorema.

Gran merito è anche di Mogol, alias Giulio Rapetti. In Anima Latina le sue composizioni liriche emergono in tutto il loro splendore evocativo, immaginifico e icastico.


Scende ruzzolando
dai tetti di lamiera
indugiando sulla scritta
“Bevi Coca Cola”.
Scende dai presepi vivi
appena giunge sera
Quando musica e miseria
diventan cosa sola.
La gioia della vita.
La vita dentro agli occhi dei bambini denutriti,
allegramente malvestiti
che nessun detersivo potente può aver
veramente sbiaditi.
E corre sulle spiagge atlantiche
seguendo il calcio di un pallone,
per finire nel grembo di grosse mamme antiche
dalla pelle marrone.
E s’agita nel sangue delle genti dai canti
e dalle risa rinvigorite
che nessuna forza, per quanto potente, può aver
veramente piegate.

Tutti i brani dell’album sono completamente privi di ritornello – tranne Due mondi, il cui ritornello è cantato da Mara Cubeddu – e hanno testi piuttosto ridotti, intervallati da lunghe sequenze strumentali dominate dalle sonorità latine degli strumenti a corda, dal sintetizzatore e in alcuni casi anche dai cori. 

I testi dei brani dell’album illustrano, dal punto vissuto dell’uomo, il rapporto di coppia. A volte i due sono adolescenti – Anonimo – altre vengono rappresentati da persone pienamente adulte. L’amore è dunque il motore che fa girare il mondo, un amore da vivere a piedi scalzi, nel verde di un bosco, giocando allegramente a pallone.
Anima Latina racconta dell’Amore e della Libertà. L’amore innocente dei bambini (Il Salame). Quello adulto pieno di domande irrisolte (Due Mondi). L’amore adultero (Anonimo).
La libertà che che nessuna forza, per quanto potente, può aver veramente piegate.

Le parole di Mogol sono difficili da ascoltare in quanto la voce di Battisti è mixata a un volume molto basso o coperta da effetti sonori. Nelle intenzioni del duo l’espediente serviva per costringere l’ascoltatore a prestare maggiore attenzione e a concentrarsi maggiormente sul testo e sulla personale interazione con la musica. 

La critica all’epoca bocciò il disco di Battisti, aspettandosi da lui l’ennesimo best seller. Ma quel Lucio Battisti era già sparito, volatilizzato. Anima Latina verrà rivalutato come uno dei massimi capolavori non solo di Battisti, ma della musica italiana tutta. Un unione maniacale di generi, un esperimento coraggioso ad opera di un autore interessato a camminare davanti al suo pubblico, come dimostrerà magnificamente dagli anni ottanta fino alla fine della sua carriera.

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