Il terzo scudetto. Una Fortitudo da favola – Il romanticismo cestistico di Emilio Marrese

Il terzo scudetto. Una Fortitudo da favola. Il romanzo sportivo dedicato alla grande realtà bolognese di Emilio Marrese. La recensione su Diario di Rorschach


 Il terzo scudetto. Una Fortitudo da favola
Il terzo scudetto. Una Fortitudo da favola – La copertina del romanzo

Va bene lo ammetto.

Sono fortitudino.

Per una serie di motivi mi sono avvicinato a questa squadra e grazie alle gesta di Myers, Fucka, Galanda, Basile e tanti altri me ne sono subito innamorato.

Da buon fortitudino ho imparato a soffrire sportivamente – soprattutto negli ultimi anni – e date le poche gioie cestistiche anche di questa stagione era necessario tornare ad un sentimento puro verso una squadra fuori dal comune.

A far riemergere quella passione che da sempre contraddistingue i tifosi della Effe è stata la piacevole sorpresa del romanzo Il terzo scudetto. Una Fortitudo da favola di Emilio Marrese.

Il vice caporedattore di Repubblica e voce di Radio Capital, Premio Coni 2010 per la narrativa con Rosa di fuoco – Romanzo di sangue, piroscafi e pallone, con questo lavoro non solo va oltre l’immaginario – ignorando totalmente i guai societari che hanno coinvolto la compagine fino a cinque anni fa – ma pone le basi per un lavoro il cui obiettivo è tentare in ogni modo di spiegare cosa è veramente la Fortitudo per un suo tifoso.

Il terzo scudetto. Una Fortitudo da favola è la storia di un’immaginaria gara 5 scudetto giocata da Fortitudo Bologna e Virtus vista dagli occhi di quattro differenti protagonisti (Ermete il massaggiatore, Giampaolo l’allenatore in seconda, Lupo il capitano e Manner il leader storico della Fossa dei Leoni).

Il punto di forza del romanzo è senza dubbio la molteplice visione che Marrese adotta come espediente letterario per due precisi motivi.

Il primo, quello in cui emerge pienamente il tifoso, tende a raccontare l’amore smisurato che un fortitudino ha per la squadra biancoblu a prescindere dal ruolo che ricopre in questa grande famiglia sportiva.

Il secondo, invece, punta per lo più ad una provocazione che non solo cerca in tutti i modi di far emerge quella parte più pura dello sport ma anche l’importanza di una disciplina considera minore sul territorio nazionale.

Il confronto con la rivale di una vita – la Virtus, per l’appunto – pur apparendo scontato in principio porta verso due specifiche direzioni.

Infatti, da un lato tenta compattare tutte le ere fortitudine, creando una sorta di collage delle gioie e dolori biancoblu, e dall’altro, anticipando quello che sarebbe successo da quel momento in poi (il ritorno della squadra nella stagione 2013 – 2014), tentare di spiegare che una realtà come quella della Fortitudo Bologna non potrà mai sparire grazie a tutto ciò che ruota attorno a questo fantastico mondo.

Alessandro Falanga

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