Kingdome Come, l’opera magna sui supereroi

Kingdom Come

Kingdom Come di Mark Waid e Alex Ross è uno dei fumetti più importanti degli ultimi vent’anni. Lo raccontiamo su Diario di Rorschach

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Kingdome Come La copertina del fumetto

Mark Waid è uno dei nomi di vertice del fumetto contemporaneo. Ha scritto tanto per la DC ComicsSuperman e Batman – quanto per la Marvel grazie alle storie su Captain America e Daredevil. L’opera più importante di Waid resta, a distanza di anni, Kingdom Come. L’autore, infatti, sembra ripartire da due pietre miliari del passato recente quali Watchmen di  Alan Moore e Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller (rifacendosi all’eterna diatriba fra l’uomo pipistrello e quello d’acciaio) .

Al contrario di Moore, dove i protagonisti sono i cosiddetti eroi minori, Waid – coerentemente con l’altra opera in questione – riparte dai nomi storici della Dc Comics, Superman su tutti, facendo propria quella nuova visione sul mondo dei supereroi.

In un futuro non meglio definito, Wesley Dodds alias Sandman confessa al suo amico e confidente Norman McCay che l’Apocalisse sta arrivando. Norman è un pastore, un uomo abituato ad avere a che fare con la Fede, ma allo stesso tempo dubita delle parole del suo amico. Alla morte di Dodds, McCay ha le stesse visioni del suo amico, fino all’incontro con Jim Corrigan alias Lo Spettro.
Lo Spettro porta McCay in un viaggio degno della Divina Commedia, in cui quest’ultimo è testimone e giudice dei supereroi in vista dell’imminente Armageddon.

Il mondo che ci viene proposto in Kingdom Come è un mondo sull’orlo della catastrofe. I supereroi storici come Superman e Batman sono andati in pensione lasciando spazio alle giovani generazioni che non hanno né il talento né l’umanità dei predecessori. In un clima di caos e terrore a causa dell’incapacità della nuova schiera di uomini straordinari, Lo Spettro conduce – come un contemporaneo Virgilio – il protagonista nella storia dei vigilanti. Con una sostanziale differenza. Qui non c’è Purgatorio o Paradiso. Qui c’è solo l’Inferno.

Superman è stato costretto a ritirarsi dopo che Magog lo ha battuto sul campo. Anni addietro Joker aveva ucciso tutto lo staff del Daily Planet, compresa Lois Lane. Al processo Magog aveva ucciso Joker, mentre Superman non avrebbe mai osato uccidere un suo nemico. Giudicato vecchio e obsoleto, Clark si ritira in una fattoria per dieci anni, lontano dai riflettori. Batman , invece, si occupa sempre di Gotham City ma i suoi modi sono diventati sempre più autoritari, mentre gli altri supereroi – Flash, Freccia Verde e Wonderwoman – sono semplicemente spariti o sono in profonda crisi esistenziale.
In particolar modo Wonderwoman.

L’alleanza dei villainsSelyna Kyle, l’Enigmista e Lex Luthor – ha dato vita al Fronte di Liberazione dell’UmanitàInizialmente, Batman e il suo gruppo di eroi – tra i quali Freccia Verde – sembrano entrare in complicità con il Fronte di Liberazione dell’Umanità come un unico gruppo unito contro la nuova Justice League che nel frattempo si è rimessa in piedi grazie all’influenza di Wonderwoman su Superman.

Kingdom Come, gli eroi di Mark Waid e Alex Ross
Kingdom Come, gli eroi di Mark Waid e Alex Ross

Luthor rivela il suo piano: inasprire il conflitto tra la nuova Justice League e i detenuti del Gulag – ovvero la prigione dove risiedono tutti coloro che sono stati sconfitti dalla nuova Lega della Giustizia, dove Superman, ricordiamolo, non uccide – mettendo Capitan Marvel contro di loro. Il caos che ne conseguirà darà – secondo il piano di Lex Luthor – la possibilità di conquistare il potere.
La figura di Capitan Marvel è fondamentale in una storia come Kingdom Come. Billy Batson all’epoca della Golden Age dei fumetti era un ragazzo di quindici anni rimasto orfano. In Kingdom Come è un uomo cresciuto tenuto sotto il controllo dei criminali, in particolar modo da Luthor, che ha sviluppato una mente deviata e sotto il controllo dei villain, come scoprirà successivamente Bruce Wayne. Batson, che diventa Capitan Marvel quando pronuncia la parola Shazam!, è l’unico essere capace di tenere testa a Superman.

Quando i detenuti del Gulag si ribellano, uccidendo Capitan Comet, le forze di Batman attaccano Luthor e i suoi alleati, catturandoli. Il pipistrello non riesce a controllare il lavaggio del cervello fatto a Billy Batson, che si trasforma in Capitan Marvel e vola in Kansas, distruggendo le mura del Gulag e liberando il caos.

La parte finale della graphic novel mostra lo scontro epico tra le due forze, con un colpo di scena assolutamente memorabile che chiude la vicenda di Kingdom Come.

L’eterna lotta fra Batman e Superman – sempre più contrapposti in base alla differente visione della realtà – unita alla realtà distopica costruita dapprima sul volere dei nuovi supereroi e poi su quello dei big di casa Dc Comics rende Kingdom Come un’opera al di sopra di qualunque aspettativa dove oltre ad una forte critica alla quotidianità (celata nelle vesti di questo mondo di mascherati) si accompagna l’ennesimo ritorno all’umanità dei personaggi dei fumetti.

Kingdome Come, Superman e Batman

Menzione speciale per il vecchio Bruce Wayne che Waid esalta al massimo – riprendendo in un certo senso lo stile milleriano – portandolo, ancora una volta, al centro di una grande storia su una nuova generazione di comics.

Siamo davanti, quindi, ad un’opera seminale. A un fumetto che getta le basi per raccontare gli eroi della Dc Comics da un inedito punto di vista. L’idea iniziale, dovuta ad Alex Ross, viene approfondita e allargata da Mark Waid che ci regala la sua opera più matura e profonda. Capitolo a parte meritano i disegni propagandistici dello stesso Alex Ross. Il suo tratto è degno del miglior regista, i suoi disegni trasudano epicità e ogni immagine è un piccolo capolavoro.

Antonio Soda

 

 

 

Alessandro Falanga

 

 

 

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