Human Colonies – Big Domino Vortex EP

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Dopo Maggiore e Tobia Lamare su Diario Di Rorschach parliamo degli Human Colonies e del loro EP Big Domino Vortex. La nostra recensione


Gli Human Colonies sono un gruppo musicale nato tra Bologna e Firenze. Nel 2013 hanno dato alle stampe un EP intitolato Demo che presentava, in forma embrionale, le idee musicali dei tre ragazzi ovvero Giuseppe Mazzoni (chitarra, voce) Sara Telesca (basso) e Luca Poldelmengo (batteria). Dopo la pubblicazione del demo, la band pubblica nel 2015 l’EP Calvary.

L’EP Big Domino Vortex, uscito nel 2017, è un piccolo gioiello non solo musicale, ma anche di produzione. 
Si respira un’aria estremamente ninety grazie alle chitarre potenti alle batterie martellanti e a un sound che strizza l’occhio – anche, soprattutto – allo shoegaze.

Big Domino Vortex si apre con Sirio: chitarre distorte e una batteria che non conosce soste ci introducono nel mondo distorto degli Human Colonies. E’ sin da subito chiara l’intenzione degli Human Colonies; unire il noise di un certo rock anni Ottanta – ci vengono in mente i Sonic Youth o i My Bloody Valentine – allo shoegaze, il tutto con un attitudine quasi punk che rimanda agli anni Novanta (un altro nome: i primi Verdena). Insomma, tanta carne al fuoco.

Kleio è il pezzo più sorprendente del lotto. Le chitarre distorte dominano su tutto il brano ma quello che sorprende sono i cambi di tempo e il cantato effettato con una melodia che continua a ripetersi all’infinito.

Psychowash – il brano strumentale che chiude l’EP – è senza ombra di dubbio la composizione più ambiziosa dell’intero EP. Inizia quasi soffusa, sognante, con le chitarre che dipingono uno scenario malato, ossessivo e dolce allo stesso tempo.

Big Domino Vortex, seconda traccia dell’EP, è la più melodica del disco, mentre Vesuvius è una strumentale di tre minuti scarsi che serve a cullare l’ascoltatore tra una scarica di batteria e l’altra. Il tutto condito da una sana attitudine psichedelica.
Mondrian è una melodia scoppiettante, quasi pirotecnica. Parte in maniera dolce per poi esplodere e dimostra che gli Human Colonies sono abili artigiani del suono. Lo piegano alla loro volontà, riescono a dominarlo e a sorprendere l’ascoltatore. E’ lampante il feeling musicale tra i ragazzi.

A questo proposito ci viene in mente l’idea che continuano a ripeterci che il rock sia morto. Guardando in provincia, nella vorticosa provincia, ci accorgiamo che sempre più ragazzi prendono gli strumenti in mano. Ragazzi, come gli Human Colonies, che hanno una cultura raffinata del rock e che puntano ad avere un suono personale e riconoscibile. Prodotto da Miacameretta Records l’EP è un coraggioso atto di forza del rock. Quello non banale ma ricco di effetti e sfumature. L’EP è stato registrato, mixato e masterizzato da Filippo Strang presso VDSS Recording Studio di Morolo, Ferrara.

Intanto, il 23 aprile è uscito il disco, il primo disco, degli Human Colonies. Si chiama Midnight Screamer. Su Diario di Rorschach siamo impazienti di recensirlo.

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