BloodSugarSexMagik, il capolavoro dei Red Hot Chili Peppers

BloodSugarSexMagik

Il 23 settembre del magico 1991 usciva BloodSugarSexMagik, il disco che cambiò la vita dei Red Hot Chili Peppers per sempre. Il nostro racconto


La storia del rock – come ci piace ripetere – è fatta di addii clamorosi, di morti dolorose, di sorprese continue. Alzi la mano chi, nel 1988, dava ancora speranze ai Red Hot Chili Peppers. La band californiana aveva sfornato tre dischi – The Red Hot Chili Peppers, Freaky Styley, The Umplift Mofo Party Plan – nel giro di un paio di anni. Aveva stretto amicizia con George Clinton, padre del funk grazie ai suoi Funkadelic e ai Parliament, regalando una leggera scossa tellurica al mondo del rock grazie al mix di rock, funk, punk che negli anni aveva avuto un buon numero di adepti, sempre crescente.

La morte del chitarrista Hillel Slovak – avvenuta il 27 giugno 1988 – e il conseguente abbandono del batterista Jack Irons – lo ritroveremo più avanti nei Pearl Jam – avevano messo la parola FINE alla storia dei Red Hot Chili Peppers. Almeno, di quelli che conoscevamo noi. I due restanti, Anthony Kiedis e Flea reclutano il figlioccio di Hillel Slovak, un ragazzo all’epoca appena diciottenne, molto timido ma dal talento naturale: John Frusciante. Influenzato tanto dallo stile di Jimi Hendrix quanto da quello di Slovak, Frusciante sembra essere la scelta giusta per il ruolo di chitarrista. Alla batteria la band sceglie il talentuosissimo Chad Smith e con questa formazione la band dà alle stampe Mother’s Milk nel 1989.

Nonostante il buon successo del disco – trainato da Higher Ground, Taste The Pain, Knock Me Down – la band non è completamente soddisfatta dell’approccio del produttore Michael Beinhorn. In sede di registrazione esige da Frusciante un sound più heavy metal dando a Mother’s Milk un sound molto variegato in bilico tra rock, pop, funk contaminato anche con il metal. Complici sono anche i testi volutamente morbidi di Kiedis, parecchio censurato dalle scelte del produttore.

Quando la band rientra in studio per dare un seguito al precedente album la prima scelta vira inevitabilmente sul produttore. La scelta è alquanto bizzarra. Il nuovo album dei Red Hot viene prodotto da Rick Rubin, all’epoca produttore storico di gente come Beastie Boys, Slayer e Run DMC. Dopo aver scelto il produttore la band cambia registro. Niente studio di registrazione ma una villa enorme da poter vivere H24 in modo da registrare e vivere in contatto per meglio assemblare la chimica sonora e umana. Rubin suggerisce The Mansion, una villa alle porte di Los Angeles, dove tra gli altri aveva vissuto il mago Harry Houdini. La band accetta. I Red Hot decidono di rimanere all’interno della villa per tutta la durata della registrazione dell’album.


Il risultato finale è BloodSugarSexMagik, il capolavoro dei Red Hot Chili Peppers.

Trascinato da Suck My Kiss, If You Have To Ask, Sir Psycho Sexy – probabilmente l’apice sonoro dei Red Hot – Give It Away e Under The Bridge, il quinto disco dei Red Hot Chili Peppers è un’amalgama perfetto di contaminazioni e stili differenti tra loro che nell’album trovano coesione naturale. Il funk schizoide degli esordi trova terreno fertile nei riff di un ispiratissimo Frusciante che riesce a coniugare le sue anime. Quella rock, quella metal, quella più romantica come in I Could Have Lied o in Under The Bridge.

I testi di Kiedis poi, liberi da impedimenti o censure da parte del produttore di turno, parlano dell’amore libero. Dell’uso di droghe. Fino a citazioni tanto di Bob Marley quanto di Charles Bukowski. Un calderone esplosivo di citazioni, rime, giochi di parole che non conoscono pause. Kiedis scrive in questo periodo anche una poesia che Rubin trova casualmente nella sua stanza. E’ il testo di Under The Bridge che viene arricchito da un arpeggio iniziale di Frusciante e che diventa l’inno di un uomo solitario costretto a bucarsi sotto un ponte.
Uno dei brani più amati e conosciuti della band californiana.


BloodSugarSexMagik nei suoi diciassette brani per settantaquattro minuti di musica, integra il tipico stile funk e punk della band. Comprese le incursioni rap rock degli esordi. Si allontana grazie a canzoni più melodiche che non intaccheranno lo status di band crossover, almeno non ora. Flea, che aveva sempre usato la tecnica dello slap, usa in questo album linee di basso più tradizionali e melodiche. Suona insomma meno note e lascia spazi vuoti da far riempire a John Frusciante, con le sue pennellate di chitarra. La batteria di Chad Smith è potente, pesante, difficilmente sentirete suonare la sua batteria nel modo in cui si ascolta in BloodSugarSexMagik.

Il disco è un masterpiece della discografia dei Red Hot Chili Peppers. Dopo l’uscita del disco Frusciante abbandonerà la band – vi farà ritorno nel 1998, salvo poi andarsene di nuovo – e il quartetto californiano non si riuscirà più a esprimere su questi, favolosi, livelli. 

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