10,000 Days – Il quarto capitolo dei TOOL

10,000 Days

Scongiuri a parte, il 2018 potrebbe (dovrebbe?) essere l’anno del nuovo, atteso disco dei Tool. Nell’attesa ripassiamo i vecchi dischi della band californiana, finendo con 10,000 Days


Non dev’essere stato facile creare un seguito di Lateralus. I TOOL nel periodo a cavallo tra il 2001 e il 2006 propongono il loro spettacolo dal vivo intenzionati a dare vita al seguito di uno dei dischi più importanti degli anni Zero.
10,000 Days – questo il nome del quarto LP dei TOOL – prende il titolo dal periodo orbitale del pianeta Saturno che consiste in 10,759 giorni ed è secondo Keenan il periodo necessario per trasformare completamente la tua vita e diventare ciò che sei destinato a diventare.
Ma c’è dell’altro. I fan sospettano che l’album sia un omaggio alla madre di Keenan, Judith Marie Keenan, morta nel 2003 dopo essere stata paralizzata per ventisette anni.
Ventisette anni, ovvero diecimila giorni.

La morte della madre crea un forte scombussolamento in Keenan. E’ sempre stato affezionato alla figura materna e dopo la sua morte – Judith è il nome di una canzone degli A Perfect Circle – Maynard cambia completamente la sua vita, acquistando dei terreni in Arizona e dedicandosi alla vinificazione, con risultati importanti. Ma torniamo a 10,000 Days.

Il disco è prodotto dai TOOL per la prima volta, coadiuvati da Joe Evil Barresi. 10,000 Days è un disco più leggero e accessibile rispetto ai precedenti. Danny Carey fa uso di batteria elettronica per la prima volta e le atmosfere restano oscure, progressive e pinkfloydiane come nel caso di Wings For Marie (Part 1) e 10,000 Days (Wings Part 2) omaggi alla madre di Maynard James Keenan rivestiti di un sound assai vicino al progressive degli anni Settanta.

Broken/Fell at the hands of those movements that I wouldn’t see/Yet it was you who prayed for me/So what have I done/To be a son to an angel?/What have I done/To be worthy?

The Pot è uno dei brani più immediati al primo ascolto. Tutt’altro discorso merita Right In Two, la prima e unica ballad – se così si può definire – in stile TOOL.



Delle righe a parte merita invece Rosetta Stoned: anticipato dall’intro Lost Keys (Blame Hofman) è il brano più lungo del disco grazie ai continui e ossessivi cambi di ritmo di Carey, ai riff aggressivi di Jones e Chanchellor e alle voce filtrata di Keenan. Rosetta Stoned sembra avere una forte connotazione industrial, almeno fino alla parte finale, esplosiva e liberatoria.
Il brano racconta dell’incontro tra un Uomo e una forma di vita aliena, raccontata come un lungo flusso di coscienza.

Lost Keys (Blame Hofman) è una sorta di prologo del brano e racconta della conversazione tra un paziente, un’infermiera e un dottore. Il paziente, dopo che il dottore gli chiede cosa è accaduto, inizia a raccontare il suo incontro

Passiamo alla copertina. Alex Grey aveva già presentato un lavoro spettacolare in Lateralus, qui si supera presentando una visione continua di teste di Dei che si ripetono dentro sé stesse. 10,000 Days è un disco importante in quanto amplia lo spettro sonoro dei quattro musicisti losangelini. E’ un disco meno importante rispetto al precedente, ma dimostra che i TOOL sono intenzionati ad offrire al proprio pubblico diverse sfumature della propria musica, rendendosi riconoscibili grazie a un sound che non ammette rivali né imitazioni.

Dopo la pubblicazione di 10,000 Days i TOOL partono per un tour che dura un paio di anni circa. Subito dopo – a detta della band – iniziano i lavori per il nuovo album. Ma accadono diverse cose. Abbiamo scritto della passione per la vinificazione di Keenan – per chi è interessato c’è un documentario che si chiama Blood And Wine che racconta di questa passione – ma anche del desiderio di creare musica in proprio. Nascono i Puscifer, una band alternativa con il quale Keenan darà vita a tre album. Anche gli altri musicisti non restano a guardare: Danny Carey fa parte di diversi progetti, per ultimo i The Legend Of The Seagullmen ma anche i Volto!

Nel 2008 vengono rimessi in piedi gli A Perfect Circle, mentre l’attività dei TOOL si fa sempre più sporadica. Per aspettare notizie sensate sul quinto disco occorrerà aspettare ben undici anni quando la band, libera dagli impegni personali, si ritrova in studio di registrazione per dare vita al quinto, attesissimo, disco.
Non sappiamo ancora se e quando il nuovo lavoro dei TOOL uscirà. Si vocifera di una probabile pubblicazione tra giugno e settembre di quest’anno. Altro non è dato sapere. 

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