Dimmi che non vuoi morire, la graphic novel che non ti aspetti

Dimmi che non vuoi morire, la straordinaria storia a fumetti firmato Carlotto – Igort. La recensione del volume edito Coconino Press su Diario di Rorschach

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Dimmi che non vuoi morire – La copertina della storia a fumetti

Alcuni personaggi dei romanzi risultano talmente perfetti da richiedere una vera e propria personalizzazione tale da inquadrare in toto il soggetto in questione.

Questa rivendicazione, che ahimè non sempre viene soddisfatta, alle volte porta a più che gradevoli sorprese attraverso un mondo spesso denigrato dall’universo artistico: il fumetto.

I fumetti, infatti, più che semplice prodotto per adolescenti – come spesso vengono connotati – regalano perle letterarie che non solo ricreano l’atmosfera magica presente nei libri ma hanno la possibilità di rendere reale uno dei tanti soggetti delle storie.

Su questi presupposti nasce Dimmi che non vuoi morire, graphic novel del 2007 sull’Alligatore – l’investagore sui generis senza licenza – firmata dal duo Carlotto Igort.

Per un amante dei fumetti e per di più fan accanito dello scrittore veneto, capirete bene che questo volume rappresenta l’apoteosi del piacere della lettura.

Dimmi che non vuoi morire, difatti, riesce in un solo colpo a soddisfare le esigenze degli ammiratori della saga, proiettare i soggetti nella realtà di tutti i giorni ed esaltare ancor di più il genio letterario di uno scrittore che ha totalmente ridefinito i canoni di un genere letterario.

Dimmi che non vuoi morire

La sfida maggiore è rappresentata, senza dubbio, dall’impersonificazione dell’Alligatore, Rossini e Max la Memoria che – pur descritti diverse volte nei romanzi di Carlotto – si presentano ufficialmente al grande pubblico.

Questo primo elemento, di per sè rischioso  andando incontro ad eventuali delusioni dei lettori, riesce sia a rendere veri i tre protagonisti – grazie ad un tratto non del tutto marcato e tipiche ambientazioni noir – che a non deludere le aspettative (escludendo forse Max la Memoria, descritto spesso come il ciccione ma nei disegni quasi nella norma) dei tanti che hanno sempre cercato di immaginare la fisicità dei soggetti.

Attorno questo dato viene costruita, inoltre, una storia degna dell’investigatore ex stella del blues che appassiona il lettore – riportandolo alle pagine dei romanzi degli anni precedenti – e allo stesso tempo lo intrattiene in modo leggero grazie alla spensierata arte del fumetto.

Infine è d’obbligo citare lo straordinario lavoro svolto da Igort, celebre fumettista di origine sarda, che da un lato ha reso alla perfezione le ambientazioni di una storia come Dimmi che non vuoi morire – evidenziate ancor di più dal bianco e blu utilizzato per l’intera narrazione – e dall’altro è riuscito a scandire a dovere la dinamicità degli eventi alternando primi piani, paesaggi e didascalie in sequenza.

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