Lateralus – I TOOL prendono il largo

Lateralus

Scongiuri a parte, il 2018 potrebbe (dovrebbe?) essere l’anno del nuovo, atteso disco dei Tool. Nell’attesa ripassiamo i vecchi dischi della band californiana, continuando con Lateralus


Billy Howerdel è un tecnico del suono che durante gli anni Novanta ha avuto modo di collaborare con David Bowie, Smashing Pumpkins, Faith No More e ovviamente i TOOL. Partecipa alle registrazioni di Ænima e stringe un profondo legame di amicizia con James Maynard Keenan. Gli sottopone delle demo, idee che ha tenuto nel cassetto per diversi anni, cercando la voce giusta che potesse interpretare le sue canzoni.

Maynard resta affascinato dall’idea di partecipare a un nuovo gruppo, un supergruppo: nel 1996 nascono gli A Perfect Circle che nel 2000 danno alle stampe Mer De Noms.

Il 2000 è anche l’anno di Salival l’unico indizio della vita live dei TOOL. Nonostante gli anni e la crescente popolarità non esistono bootleg decenti dei concerti dei TOOL, considerata anche una certa spettacolarità in sede live della band losangelina. Assistendo a un qualsiasi concerto dei TOOL si ha idea dell’importanza che la band assegna alla potenza evocativa della propria musica. Il pubblico si trova immerso in un’atmosfera surreale, quasi rituale, per l’intera durata dell’esibizione. E’ coinvolto in qualcosa di esoterico, misterioso, strano.

Salival è ad oggi l’unico LP dove compaiono brani dei TOOL in chiave live. Il disco si apre con una versione di Third Eye per poi proseguire con cover dei Peach – la precedente band del bassista Justin Chanchellor – e una dei Led Zeppelin.
Trovano spazio anche la strumentale Merkaba e una versione più spirituale di Pushit.


A proposito di spiritualità, il nuovo disco dei TOOL viene fortemente influenzato – anche – dalla atmosfere della nuova Pushit. Lateralus, questo il nome del disco, è un album che spinge ancora più in là le potenzialità del quartetto losangelino. Se il precedente Ænima era influenzato tanto dal grunge quanto dal crossover e dal metal, Lateralus racconta un’altra storia. Quella di una band che ha deciso di prendere il largo, di non farsi problemi di etichette e di realizzare comunque un sound riconoscibile.

La vena psichedelica nel disco del 2001 si fa ancora più marcata. Il trittico Disposition, Reflection e Triad è una continua progressione, una melodia che si ripete su sé stessa andando a dipingere scenari lontani, lisergici. Prima di esplodere. Le atmosfere si fanno dolorosamente malate – Ticks & Leeches che rimanda ai primissimi TOOL – o fortemente spirituali come in Parabol e Parabola.
Ci si addentra, brano dopo brano, in ambientazioni effimere, in occulti paesaggi dello spirito.
La band prende progressivamente per mano l’ascoltatore e lo conduce nel lungo percorso dell’introspezione, del piacere e del dolore di un’esperienza non solo sensoriale. 


L’album si apre con The Grudge che mostra tanto la potenza della parte strumentale – guidata dal solidissimo Danny Carey – quanto quella del suo vocalist: linee serrate, tempi interminabili e giri di batteria da capogiro. Il primo minuto e mezzo è un crescendo vorticoso che esplode nella doppia cassa di Carey. Il pezzo si sviluppa contorcendosi su sé stesso, generando melodie che collimano tra loro. L’apice devastante del brano si raggiunge allo scoccare del settimo minuto, nel quale Maynard si produce in un lancinante urlo della durata di ventisette secondi. La sofferenza è massima, la rabbia e il pessimismo si ripercuotono in un testo che trasuda nero da ogni parte (“Indossa la tua invidia come una corona. Disperati per controllare, incapaci di perdonare, stiamo affondando sempre di più“).

Se in Ænima al centro c’era la mente e il suo scontro con l’Ombra, in Lateralus si parla di Spirito e Spiritualità che si scontrano con il Dolore che è solo un’illusione.



La title track Lateralus parte con una intro impercettibile di chitarra e batteria, che si trasforma sbocciando in un riff di ampio respiro per poi calarsi nuovamente in ritmiche serrate.
La camaleontica voce di Keenan – probabilmente quella in Lateralus è la miglior interpretazione del cantante dei TOOL – e la chitarra di Jones condensano grunge, accelerazioni punk-hardcore e un massiccio uso di effetti, tutto racchiuso in pochissimi minuti.
Su questo brano dobbiamo necessariamente aprire una parentesi a proposito dei riferimenti matematici/mentali del disco.
Sulla copertina – creata da Alex Grey – è disegnata una spirale di Fibonacci, ovvero basata sulla serie matematica scoperta da quest’ultimo in cui ogni numero dopo il secondo è la somma dei due termini precedenti: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21 e così via.

Le strofe del brano Lateralus sono sillabate in modo da ottenere esattamente la serie di Fibonacci:
Black (1)
Then (1)
White are (2)
All I see (3)
In my infancy (5)
Red and yellow then came to be (8)


I testi si fanno sempre più criptici, matematici, disperati, complessi, poetici. Keenan racconta della nostra perdita di umanità, ma cerca anche un appiglio prettamente mentale all’interno dell’Uomo, mai così solo e disperato.
Lateralus
è un album composto da melodie sfaccettate, che rivelano dopo ogni ascolto parte della loro essenza. E’ un disco talmente ricco e variegato che necessita di numerosi ascolti prima di poter essere solo lontanamente giudicato.
Ancora oggi Lateralus siede ai primi posti tra i dischi più importanti degli anni Zero. I TOOL prendono il rock americano, per come si è sviluppato e codificato nel corso di molti anni di storia, lo uniscono alle suggestioni del suono elettronico e della psichedelia. All’ancestralità delle percussioni ed alla visionarietà di parte dell’immagine cinematografica per renderlo qualcosa di nuovamente unico. Ed in qualche modo irripetibile.

Il tour dei TOOL sarà ancora una volta caratterizzato da un uso incredibile di effetti speciali e visuali. Durante i concerti Maynard sta quasi in disparte, al lato della batteria, nascosto. Sul palco si muovono con dovuta cautela Adam Jones e Justin Chancellor: l’idea è quella di mettere al primo posto la musica, la sua sacralità e non l’Uomo che occupa un ruolo marginale rispetto all’Arte.
Quanti possono fare un discorso del genere?

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