Io non ho paura, il mondo dei grandi atttraverso gli occhi di un bambino

Io non ho paura, il romanzo di Niccolò Ammaniti raccontato attraverso gli occhi un bambino. La recensione del terzo lavoro dello scrittore romano su Diario di Rorschach

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Io non ho paura – La copertina del romanzo

Come sarebbe la realtà di tutti i giorni se la guardassimo con gli occhi di un bambino?

A dare una risposta a questo interrogativo è Niccolò Ammaniti con Io non ho paura, celebre romanzo del 2001 (edito Mondadori) da cui è stato tratto il film omonimo diretto da Gabriele Salvatores nel 2003.

Il contesto in cui si muove la storia narrata in Io non ho paura, infatti, si articola nella più semplice delle visioni sulla quotidianità – quella di un bambino, per l’appunto – dove il passaggio dalla fanciullezza alla maturità avviene attraverso le esperienze vissute ed i sentimenti provati da un ragazzetto di nove anni.

Immerso in un contesto del meridione di altri tempi, il romanzo ruota attorno il rapimento di Federico da parte di tutti gli abitanti di una piccola frazione – chiamata Acqua Traverse – e del ritrovamento del ragazzo da parte di Michele Amitrano, figlio di uno dei rapitori e vero protagonista della vicenda.

Il terzo lavoro dello scrittore romano, oltre a ricordare un Fante in versione tricolore, si fa apprezzare per diversi elementi su cui si fonda l’intera storia.

Il primo dato da prendere in considerazione, che è quello che lo avvicina maggiormente ai racconti L’Orgia di Ad Ovest di Roma e Il chierichetto e Prima comunione di Una moglie per Dino Rossi, è l’espediente utilizzato per narrare una vicenda come quella descritta.

Niccolò Ammaniti

Gli occhi di Michele,con la sua visione della realtà in cui vive, permettono di rappresentare da un lato una vicinda – di per sè terribile- attraverso l’osservazione innocente di un bambino e dall’altro a far tramutare quell’ingenuità in piena maturità con lo scorrere degli eventi.

A questo significativo pilastro, inoltre, si associa anche il macro tema dell’amicizia, trattato nella maniera più elementare possibile grazie al protagonismo dei piccoli personaggi presenti.

L’amicizia fra ragazzini di nove anni o poco più è, difatti, la rappresentazione della purezza di questo sentimento che riesce ad andare al di là del rapimento e dei problemi dei grandi.

Infine, è necessario citare l’ambientazione in cui si svolge la trama che, oltre dalla minuziosa descrizione dei luoghi, viene esplicitata anche attraverso i dialoghi in cui, attraverso espressioni dialettali che riportano indietro nel tempo, vengono evidenziate maggiormente le peculiarità del posto considerato.

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