Dear Basketball, lo smisurato amore di Kobe Bryant per il basket

Dear Basketball, il tributo d’amore di Bryant al basket. La recensione del cortometraggio vincitore dell’Oscar come miglior corto animato su Diario di Rorschach

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Dear Basketball

Al di là degli schermi televisivi, del denaro e della fama, lo sport viene spesso inteso in differenti modi dagli atleti.

Questa visione molto personale, che varia in base al soggetto ed in base alla pratica considerata, permette al diretto interessato tanto di legarsi totalmente ad un particolare modo di pensare quanto di trovare le motivazioni giuste per fare ciò che sta facendo.

Ci sono, quindi, coloro che lo intendono come  gioco, oppure che lo associano ad un determinato stile di vita e coloro che…

…hanno un’adorazione smisurata per tutto ciò che ruota attorno a quello sport.

Parte proprio da quest’ultimo presupposto Dear Basketball, cortometraggio animato firmato da Kobe Bryant – ex stella NBA 5 volte campione con i Los Angeles Lakers – e Glen Keane, storico animatore della Disney che ha contribuito alla creazione di capolavori quali La Bella e la Bestia, Alladin e La Sirenetta.

Dear Basketball, lavoro della durata di 5:00 minuti circa, parte da una solida base rappresentata dal basket e dall’amore dell’ex campione gialloviola per questo sport.

Infatti, dalla lettera scritta dal 24 in occasione del suo ritiro nel 2015 si costruisce una progressione di immagini che prende piede dall’infazia del giocatore – proprio come descritto nella lettera (“Caro basket, dal momento in cui ho iniziato ad arrotolare i calzettoni tubolari di mio padre per farne una palla, e in cui ho iniziato ad effettuare immaginari tiri vincenti sulla sirena del Great Western Forum di Los Angeles (che sarebbe diventata la prima casa del Bryant dei Lakers, nde) ho capito che mi ero innamorato di te”) – per arrivare ai trionfi in maglia Lakers ,descritti attraverso l’animazione di sequenze reali.

Il cortometraggio firmato Bryant – Keane può essere considerato per tre elementi specifici che fanno emergere tanto la grandezza di un atleta straordinario quanto la bellezza di uno sport considerato il più bello del mondo.

In primo luogo, facendo leva sul racconto della guardia originaria di Philadelphia, si introduce una scansione temporale – marcata anche dai secondi iniziali, quelli dell’ultimo tiro della partita, che indicano quasi un parallelo tra tempo di gioco e tempo della vita –  che dapprima cerca di mettere in luce le varie fasi della carriera  e successivamente, attraverso la sovrapposizione di immagini, evidenziare l’importanza che un determinato modo di affrontare la realtà ha avuto nella crescita personale del giocatore.

In questo modo Dear Basketball oltre a legare definitivamente i protagonisti in questione – il basket ed il cestista – mostra quanto i due elementi siano indissolubili in un percorso che ha investito tanto l’uno quanto l’altro.

A questo, inoltre, si aggiunge un secondo messaggio che è  esaltato nella crescita sportiva di Bryant durante gli anni.

L’amore smisurato per la palla a spicchi, difatti, è strettamente correlato all’impegno profuso giorno per giorno in modo da poter emergere nel settore ed esprimere una delle arti sportive più raffinate al mondo.

Infine, chiudendo in maniera risoluta il cerchio composto nel progetto iniziale, la direzione di Glen Keane  da un lato consente, attraverso l’animazione, di mettere a nudo tutto il sentimento dell’atelta verso questa disciplina e dall’altro rendere leggera la visione del corto sia con la descrizione della vita di Bryant che con la fumettizzazione – dove spiccano i colori delle canotte indossate – degli attimi che hanno reso celebere quello sconosciuto ragazzino giunto  nel 1996 fra i big della pallacanestro a stelle e strisce.

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