Swamp Thing di Alan Moore – La saga perfetta

Swamp Thing

Su Diario di Rorschach parliamo di quando il fumetto è cresciuto, portando con sé una ventata di innovazione grazie al nome di Alan Moore. Parliamo di Swamp Thing


Swamp Thing è morto. Lunga vita a Swamp Thing. Nel 1971 Len Wein e Bernie Wrightson creano Swamp Thing, il mostro della palude. Dal 1972 Swamp Thing compare per la prima volta in una serie regolare. E’ un mostro della palude, ma ha un alter ego umano, ovvero Alec Holland. Lo scienziato Holland viene fatto saltare in aria con il suo laboratorio e le sostanze chimiche – comprese le piante attorno al laboratorio – lo trasformano in Swamp Thing. In realtà la storia è più complessa. Non è Holland a dare le sembianze a Swamp Thing ma le piante a prendere possesso della memoria di Holland che è definitivamente morto.

Le storie di Swamp Thing non conoscono crisi. Agli inizi degli anni Ottanta il numero di copie vendute dell’albo inizia inevitabilmente a calare. Swamp Thing rischia rischia di cadere nel dimenticatoio.
Len Wein fa una telefonata intercontinentale in Inghilterra, alla ricerca di un giovane scrittore: Alan Moore. Moore ha appena pubblicato V For Vendetta e in quel momento sta collaborando con la Marvel. Accetta con entusiasmo l’idea di ridare vita a quello che apparentemente sembra un ciclo morente. Chiede ed ottiene carta bianca per ripensare il personaggio di Wein e Wrightson.
In contemporanea all’uscita della nuova saga di Swamp Thing esce anche un film diretto da un giovanissimo Wes Craven con Ray Wise – il Leland Palmer di Twin Peaks – nei panni di Alec Holland. 

Ma torniamo al fumetto. Accanto ad Alan Moore troviamo Steve Bisette (disegnatore) e John Totleben (inchiostratore). I tre diventano un team affiatato, ognuno con le proprie idee che vengono condivise, analizzate e poi migliorate dal gruppo. L’obiettivo è quello di rendere il fumetto più adulto, più maturo, insomma meno naif. Il rinnovamento del fumetto inizia in questo periodo. Ed è un rinnovamento che toccherà tutti i supereroi e che farà la fortuna di gente come Frank Miller, tanto per citare un nome.


Swamp Thing, la copertina del primo numero scritto da Alan Moore
Swamp Thing, la copertina del primo numero scritto da Alan Moore

Il processo di crescita di Swamp Thing diventa crescita di tutto il mondo del fumetto. Il protagonista non è più un triste essere umano costretto a vivere come un mostro della palude. E’ qualcosa di più. E’ una forma di vita a metà tra il mondo umano e quello botanico. Un abitante di due mondi. Lo Swamp Thing di Alan Moore è puro ragionamento sull’Essere Umano, sull’ecologia, sulla filosofia – molte volte Swamp Thing si chiede chi è davvero e dove sta andando – sull’ambiente, sul pacifismo, sulla lotta interiore tra i nostri demoni. Sull’amore.
Cercare di racchiudere in poche righe il significato dell’opera di Alan Moore diventa di conseguenza estremamente complesso.

Quella di Swamp Thing è un’epopea. Nel primo numero scritto da Moore – #20 Loose Ends – Swamp Thing muore, in modo che i tre possano ricominciare praticamente da zero. Il numero successivo – #21 The Anatomy Lesson – è l’occasione per spiegare le origini di Swamp Thing anche da un punto di vista anatomico. Il dottor Jason Woodrue studia il corpo di Swamp Thing, ossessionato dalla folle idea di essere come lui. Sicuramente uno dei numeri più spettacolari dell’intera saga. Siamo solo all’inizio.

Alec Holland è morto durante l’esplosione che ha devastato il suo laboratorio nella palude, e il suo cadavere intriso di formula biogenerativa è stato assorbito dalla vegetazione di uno stagno. La vegetazione ha ereditato la coscienza dell’Uomo – compresa la sua memoria – ed ha costruito da zero un corpo vegetale che mimasse quello umano. Un corpo migliore. Swamp Thing non è un Uomo trasformato in pianta, ma una pianta trasformata in Uomo che crede di essere davvero un Uomo. La storia di Alec Holland viene riaffrontata nel #28 The Burial dove il nostro protagonista ritrova il cadavere di Holland e gli dona finalmente degna sepoltura.
Una volta superato lo scoglio delle origini di Alec Holland/Swamp Thing la saga viaggia attraverso questioni filosofiche, ambientali, new age.
Il tutto condito attraverso il filo narrativo di Alan Moore e i disegni spettacolari e minuziosi di Bisette e Totleben.

Abbiamo detto che lo Swamp Thing di Alan Moore racconta anche dell’amore. La bella di turno è Abby Arcane, nipote di Arcane, terribile nemico di Swamp Thing. Nel #31 Down Amongst The Dead Men il nostro eroe supera i confini dello nostro spazio tempo per riportare in vita l’amata, in un viaggio lisergico, horrorifico e spaventosamente inquietante.
Altri due numeri fondamentali per creare il mito di Alan Moore sono stati il #32 Pog – una visita aliena raccontata dal punto di vista dei visitatori che coinvolge direttamente anche Swamp Thing – e ovviamente il #34 Rite Of Spring dove Alan Moore dà fondo a tutta la sua fantasia per raccontare il rito dell’accoppiamento tra Swamp Thing e Abby attraverso immagini eteree, psichedeliche, sognanti. Uno dei numeri più visionari della saga. Imperdibile.

Se dovessimo etichettare lo Swamp Thing di Alan Moore con una sola parola useremmo probabilmente il termine epico. E’ un fumetto horror, violento, noir, misterioso, inquietante, riflessivo.
E’ un fumetto sulla discriminazione, sulla violenza, sui problemi di tutti i giorni e su quelli più profondi. E’ un fumetto horror che sfrutta la paura – esemplari sono i #29 Love And Death e #30 A Halo Of Flies che raccontano della paura di alcuni bambini autistici – ma anche una matura riflessione su un personaggio che continua a interrogarsi su sé stesso e il suo destino. Nel suo cammino attraverso gli Stati Uniti – a un certo punto Swamp Thing si accorge di poter superare le soglie dello spazio senza alcun problema – incontrerà ogni genere di orrore e di Male. Sia reale che spirituale. 

Ad aiutarlo nel cammino troveremo altri personaggi della DC Comics come John Constantine. Ma anche Superman – nella storia fuoriserie The Jungle Line uscita nel settembre 1985 – Batman, Flash, Spettro, Straniero Fantasma, Etrigan, come a voler ampliare la storia e renderla più vicina anche all’universo dei supereroi. La presenza di Constantine sarà fondamentale nella struttura di tutta la storia di Swamp Thing. Guiderà il Nostro nel suo percorso di crescita e sarà di vitale importanza per dare al Nostro una maggiore consapevolezza di sé stesso come accade ne #39 Fish Story o nel #47 The Parliament Of Trees. 

Swamp Thing si trasforma in una storia che racconta – in parte – dell’America. Nel suo girovagare Swamp Thing conoscerà ogni forma di Male. Ma quello più forte sarà proprio quello degli Uomini, con il loro razzismo, l’inquinamento – brillantemente raccontato nei #35 e #36 The Nukeface Papers dove il Nostro ha un pericolosissimo incontro ravvicinato con un mostro nucleare, vero nemico dell’Uomo Palude – il materialismo, la solitudine e l’abbandono.
Altro numero vitale è il #44 Boogeymen dove il fantomatico Uomo Nero ha incontro ravvicinato con Swamp Thing e le prende di santa ragione.

Con l’andare dei numeri – ricordiamo che l’Opera di Alan Moore su Swamp Thing è lunga 44 numeri, iniziati nel gennaio nel 1984 e terminati nel settembre 1987, alla vigilia di Watchmen  – la passione per l’horror di Moore si trasformerà in qualcosa di differente. Oltre a citazioni di Dante e della Divina Commedia, Moore cita la beat generation e il filone cyberpunk di Philip K. Dick fino a toccare vette spaziali e psichedeliche mai raggiunte prima. Ma la domanda è: da dove viene tutto questo male? Perché?

Il #47 The Parliament Of Trees spiega che il Male tutto il Male con il quale Swamp Thing si è scontrato, proviene dal Sud America dove una creatura che sembra spuntare fuori da un videoclip dei TOOL attende il Nostro. Si tratta della Brujeria e il lungo combattimento che avviene da un lato tramite una messa spiritica gestita da John Costantine dall’altro ai confini del tempo – dove Swamp Thing era già andato nel #31 per salvare l’amata Abby – contro il Male mostra una battaglia che dura la bellezza di tre numeri ovvero i #48 A Murder Of Crowns – dove Judith, storica amica di Costantine lo tradisce per vendersi alla Brujeria che a sua volta la trasforma in un corvo portatore di Male – #49 The Summoning e il #50 The End, dove la lotta tra Bene e Male sembra concludersi con uno zero a zero (John Constantine) e dove è accaduto tutto e nulla, tutto sembra lo stessa ma la sensazione è diversa (Straniero).

Tutta la vicenda messa in piedi da Alan Moore vive di considerevoli colpi di scena: nel #51 Home Free Abby viene incarcerata per la sua relazione peccaminosa con l’Uomo della Palude, nel #52 Natural Consequences Abby fugge a Gotham dove viene arrestata e condannata: Swamp Thing si reca nella città di Batman e trasforma una città caotica e puzzolente in un giardino incantato, provocando la reazione di Batman. Quando la storia sembra risolversi entra in scena il temibile Lex Luthor che grazie a un’arma potentissima uccide definitivamente Swamp Thing.
La saga sembra finita, ma la coscienza di Swamp Thing non è scomparsa, si è semplicemente spostata in un altro Pianeta – #56 My Blue Heaven inaugura il filone fantascientifico e omerico dell’Opera di Alan Moore – dove viene coinvolto un nuovo supereroe: si tratta di Adam Strange che fa la sua comparsa nel #57 Mystery Space e che aiuta a modo suo Swamp Thing non a tornare sulla Terra, ma a avvicinarsi ad essa. Come Ulisse, fino al finale.

Swamp Thing è un’opera talmente complessa e sfaccettata che non può essere descritta a parole. Nei numeri di Alan Moore ci sono talmente tanti riferimenti che elencarli a uno a uno diventa inutile e stancante. L’unica cosa sensata da fare davanti a un colosso del fumetto come questo è iniziare a sfogliare i primi numeri e immergersi in un mondo di piante, mostri, inquietudine e mistero. Buon viaggio.

Swamp Thing, la copertina del primo numero scritto da Alan Moore
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