Three Billboards Outside Ebbing, Missouri, la recensione

Three Billboards Outside Ebbing, Missouri

Three Billboards Outside Ebbing, Missouri uscito in Italia con il titolo Tre Manifesti A Ebbing, Missouri è un film potente e straziante che non può lasciare indifferenti. La nostra recensione


Violentata mentre moriva
Ancora nessun arresto
Come mai capo Willoughby?

Angela Heyes è morta da sette mesi. E’ stata stuprata e violentata dal misterioso assassino del quale ancora non si conosce l’identità. La madre Mildred non si arrende e vuole la verità. A tutti i costi. Prende in affitto tre cartelloni pubblicitari ormai dismessi da diversi anni – in una zona dove passano pochissime macchine – per motivare la polizia a trovare finalmente l’assassino di sua figlia. Dal gesto di una madre disperata, ma tenace nascono una serie di effetti a catena che andranno a toccare diversi cittadini di Ebbing, in Missouri.

A iniziare dallo sceriffo Bill Willoughby – interpretato da un sempre solido Woody Harrelson – malato terminale di cancro e deciso a trovare l’assassino di Angela, ma anche a regalare alla sua famiglia momenti di normalità nonostante la sua malattia. Mildred cita proprio lo sceriffo in uno dei tre manifesti chiedendosi come mai ancora non è stato arrestato nessuno. Accanto a Bill spalleggia lo zotico agente Jason Dixon – il sorprendente Sam Rockwell – razzista e violento, incapace di seguire le regole ma legato allo sceriffo.


Le loro vite private e non verranno sconvolte dai tre manifesti, cambiando per sempre i loro destini. Three Bilboards in Ebbing, Missouri è un film forte, guidato dalla regia sicura di Martin McDonagh (In BrudgesSeven Psychopaths) e da prove attoriali di primissimo livello. Eccellente Frances McDormand nei panni di Mildred, motivata a trovare giustizia per la figlia. Se vi aspettate un personaggio buono vi sbagliate di grosso. Mildred vuole la verità, ma è anche, parole sue, una vecchia stronza.
Three Bilboards in Ebbing, Missouri è un film che stringe come una morsa lo spettatore. Nonostante un tema non facile la regia di Martin McDonagh, regista e sceneggiatore, riesce a dare vita a un film potente, che trova i suoi punti di forza nelle battute al vetriolo e in momenti quasi surreali. L’ironia, secondo il regista, è fondamentale per non affogare completamente nella violenza, per restare umani.


Three Billboards Outside Ebbing, Missouri, Frances McDormand sul set
Three Billboards Outside Ebbing, Missouri, Frances McDormand sul set

Non è un film doloroso come Changeling, tanto per capirci, anche se il film ha un tratto eastwoodiano che ci ha molto colpito. E’ un film intelligente che dosa con sapienza momenti intensi, comici – su tutte le scenette tra Mildred, il suo ex marito e la sua nuova fidanzatina – e una riflessione amara sull’essere umano: guardando Three Bilboards in Ebbing, Missouri si scopre che nessuno è colpevole. Nessuno è innocente. Tutti hanno qualcosa da nascondere o da farsi perdonare. Il film rimanda perfettamente a Mississippi Burning film del 1988 ambientato proprio nel sud degli States come se quella zona fosse rappresentativa del marcio universale dove tra i protagonisti c’era proprio Frances McDormand. 

Il taglio molto vicino al Cinema dei fratelli Coen rende il lungometraggio un’opera originale, sfavillante, un film che ci fa seguire le scie della polvere e dell’odio, le macchie del sangue e del male, ci fa continuare dritto lungo il confine americano tra il thriller e il western, il dramma e la commedia, alla scoperta di un panorama umano mai così veritiero. Madri, padri, figli, uomini e donne che sbagliano, cambiano, si dannano l’anima, si bruciano e si redimono. Sono queste le anime in pena messe in scena da un’opera viscerale che gioca su un equilibrio sottile tra ira, sensi di colpa e condanna.

Abbiamo detto che, fondamentalmente, i protagonisti sono tre: Mildred, lo sceriffo Willoughby e l’agente Dixon. Il film ruota a questi tre personaggi, alle loro scelte, ai loro piccoli e grandi cambiamenti, alle loro piccole espressioni facciali. Ma ogni personaggio, con l’andare della pellicola, diventa il protagonista della storia: dal giovane impiegato della concessionaria pubblicitaria dei cartelloni (Caleb Landry Jones) alla bellissima e amorosa moglie dello sceriffo (Abbie Cornish) ogni character viene approfondito attraverso battute fulminanti e incisive.

Ai prossimi imminenti Oscar il film ha ottenuto otto candidature: miglior film, miglior attrice a Frances McDormand, miglior attore non protagonista a Woody Harrelson, miglior attore non protagonista a Sam Rockwell, migliore sceneggiatura originale a Martin McDonagh, miglior montaggio a Jon Gregory e migliore colonna sonora a Carter Burwell.

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