La lunga marcia, la gara mortale fra Canada e Stati Uniti

La lunga marcia, la gara mortale narrata dal giovane Stephen King. La recensione del romanzo del 1979 su Diario di Rorschach

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La lunga marcia – La copertina del romanzo

Ancor prima di diventare il Re dell’Horror, Stephen King – durante il periodo del college – ha scritto diversi romanzi che, per una serie di motivi, non sono riusciti ad attirare l’attenzione degli editori.

Dopo la loro riscoperta, avvenuta nel 1977 con la pubblicazione di Ossessione, lo scrittore di Portland si rivela al proprio pubblico sotto una veste differente attraverso sette opere pubblicate con la peseudonimo di Richard Bachman.

Tra i sette lavori presentati, in un periodo che va dal 1977 al 2017 (Blaze l’ultima uscita), quelli sul filone fantascientifico/distopico emergono fra tutti per genialità ed estro letterario.

La lunga marcia  (pubblicato nel 1979) e L’uomo in fuga (del 1982, recensione qui), infatti, non solo mostrano l’autore a proprio agio in un ulteriore genere letterario ma anche la capacità dello stesso di fare e disfare la realtà dei propri giorni attraverso la visione di un futuro non troppo alternativo.

La lunga marcia, che spalanca le porte al King in verisione distopica, è la storia di una gara – che parte dal confine canadese per arrivare negli Stati Uniti – a cui prendono parte cento ragazzi scelti fra un gruppo di volontari.

Oltre all’obbligo di mantenere una velocità di 6 Km/h, i marciatori non devono ricevre più di tre ammonizioni – scaturite da infrazioni di vario tipo, quali fermarsi per un qualsiasi motivo –  durante il percorso, pena la morte.

Rispetto a tante altre opere del Re dell’horror, La lunga marcia si distingue per una serie di elementi che lo rendono un vero capolavoro di genere.

In primo luogo, andando quasi contro le regole kinghiane, si viene proiettati immediatamente nella realtà narrata senza alcun tipo di spiegazione precedente.

In questo modo, oltre a proiettare il lettore nella nuova realtà, King riesce a mettere maggiormente a fuoco il terrificante evento, concentrando l’intera attenzione su quanto sta accadendo.

Stephen King

La tecnica, utilissima nella circostanza, ha il merito di mettere in evidenza un macrotema – molto caro allo scrittore – che è quello dell’amicizia.

Infatti, anche La lunga marcia – al pari di capolavori come IT – non solo si fonda sul legame nato durante i chilometri macinati per sfuggire alla morte ma anche sulla volontà di mettere in evidenza la crudeltà di una gara basata sulla semplice distruzione della giovinezza.

Tutto ciò, inoltre, viene rappresentato in maniera perfetta attraverso i marchi di fabbrica dell’autore – la minuziosa descrizione dei particolari ed i continui flashback – in cui si raffigura alla perfezione un’ambientazione, cercando al massimo di trasmettere le sensazioni dei singoli marciatori, e allo stesso tempo si costruisce un filo conduttore su quella realtà alternativa grazie ai racconti personali dei ragazzi.

Infine, non si può non citare il finale che, pur facendo storcere il naso al primo impatto, lascia aperta una qualsiasi interpretazione su quanto descritto fino a quel momento.

In sostanza, La lunga marcia è un romanzo da leggere tutto d’un fiato sia per godere di un’ottima e leggera lettura che per (ri)scoprire le qualità di uno scrittore la cui genitalità non ha praticamente limiti.

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