Phantom Thread – Il Filo Nascosto di Paul Thomas Anderson

Phantom Thread

Su Diario di Rorschach parliamo di uno dei film più attesi dell’anno: Phantom Thread – Il Filo Nascosto di Paul Thomas Anderson. La nostra recensione


Paul Thomas Anderson riesce sempre a raccontare storie coraggiose. Riesce a farlo grazie all’uso sapiente della cinepresa e a un interesse verso storie impossibili che negli anni si è fatto sempre più marcato. Nel 2014 aveva presentato Inherent Vice – Vizio Di Forma, tratto da un romanzo di Thomas Pynchon.
Il suo ultimo film Phantom ThreadIl Filo Nascosto può essere una storia d’amore. O la storia di un genio. O la storia della moda Inglese degli anni Cinquanta. O se preferite tutto questo.

Il sarto Reynolds Woodcock (uno strepitoso, favoloso, pazzesco Daniel Day-Lewis) dirige insieme con sua sorella Cyril – la straordinaria Lesley Manville – la celebre House of Woodcock.
La House Of Woodcock è un marchio di stile e bellezza. Un marchio richiesto da reali, ereditiere, donne ricche e nobili. Tutte le donne vorrebbero farsi vestire da Woodcock. 

I capi firmati da Reynolds lo proiettano al centro della moda britannica, grazie a un lavoro che non conosce soste o tempi morti. La vita di Reynold è letteralmente tutta casa e bottega una casa – e di conseguenza, una intera vita – gestita con precisione, come un ottimo lavoro di sartoria. Filo per filo. Reynolds è uno scapolo impenitente che considera l’amore un privilegio che non può permettersi.
Fino a quando nella sua vita non compare Alma, una giovane cameriera. Alma diventa la sua nuova Musa ispiratrice, poi una confidente, infine sua moglie.

Un incontro non dissimile era avvenuto anche in The Master, film del 2012, dove Lancaster Dodd incontra Freddie Quell e di conseguenza amplia le sue conoscenze sull’universo umano.


Phantom Thread, Daniel Day Lewis sul set
Phantom Thread, Daniel Day Lewis sul set

Nonostante le promesse diventa difficile vivere con un genio come Reynold. Un animo sensibile e delicato, ma anche arcigno quando si tratta di difendere il suo genio. Un uomo tormentato dal rapporto con la sorella e dall’amore incondizionato verso la madre defunta. Ed è qui che entra in gioco il talento di Paul Thomas Anderson, capace di focalizzare la sua cinepresa su Alma, interpretata da un’eccellente Vicky Krieps.

Il punto di vista di Alma, il suo amore incondizionato per Reynolds, la vicinanza al suo amato la portano a individuarne i punti deboli e a colpire nella maniera più subdola ed efficace, per avere Reynolds tutto per sé. C’è qualcosa di male? Dov’è il confine tra amore e morte? 

Come già era accaduto in There Will Be Blood e appunto, The Master, Phantom Thread è si rivela (anche) film sul potere e sui rapporti umani: sul potere che ogni individuo ha (o vorrebbe avere) su un altro individuo. Questa volta il regista americano concentra tutto dentro il rapporto di coppia – in There Will Be Blood il tutto era legato al rapporto tra Daniel Planview e il suo figlioccio, tra Daniel e il denaro, tra Daniele e la Fede; in The Master era legato all’intrecciato rapporto tra Lancaster Dodd e Freddie Quell – svelando il filo nascosto che lega le persone che si amano/sopportano. Un filo di passione, sofferenza, incomprensioni, allucinazioni – quelle di Reynolds – masochismo – quello di Alma – concessioni e rivendicazioni, conquiste e rinunce.

Straordinario dal punto di vista visivo, con una regia precisa e intelligente, il film vede la partecipazione per l’ennesima volta di Jonny Greenwood, chitarrista dei Radiohead e compositore di colonne sonore per tutti i film di Paul Thomas Anderson dal 2007 ad oggi. Greenwood compone una colonna sonora perfetta per raccontare una storia che vive anche grazie ai costumi curati da Mark Bridges e alla scenografia di Mark Tideslay.
Mistero fitto invece per la fotografia: si dice che sia stata curata dallo stesso Anderson.

Quella di Phantom Thread è una storia elegante, sinuosa, delicata. Una storia di confini sottili, invalicabili. Una film d’amore, ma anche qualcosa di più profondo. Una favola alla Paul Thomas Anderson. Il film ha ottenuto ben sei candidature all’Oscar: Miglior Film, Miglior Regista, Miglior Attore a Daniel Day-Lewis, Miglior Attrice Non Protagonista a Lesley Manville, Migliori Costumi e Miglior Colonna Sonora.

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