La casa dei setti ponti, la dolce favola di Mauro Corona

La casa dei sette ponti, il racconto breve di Mauro Corona su ciò che conta nella vita. La recensione del lavoro su Diario di Rorschach

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La casa dei sette ponti – La copertina del racconto breve

La favola è un genere letterario particolare, che per la sua conformazione – breve e diretta – permette di cogliere perfettamente un determinato messaggio con una leggerezza nella narrazione.

Proprio grazie a questa peculiatià, le favole vengono spesso fatte proprie dagli scrittori in modo da interpretare meglio uno specifico aspetto della realtà, attraverso un racconto facile e scorrevole.

L’autore in grado di interpretare al meglio questo genere – non senza un pizzico di critica verso la quotidianità –  è Mauro Corona, autore sui generis originario di Erto, che con il suo La casa dei setti ponti mette a nudo, ancora una volta, l’umanità di ogni singola persona.

Il volumetto di 63 pagine edito Feltrinetti (2012), infatti, è molto più di una semplice storiella da leggere tutto d’un fiato ma un vero e proprio invito a cogliere quanto di bello ci possa offrire la nostra esistenza.

La casa dei setti ponti narra le vicende di un industriale della seta che, attratto da una casa solitaria sull’appennino tosco – emiliano, viene posto di fronte un bivio: entrare attraverso un percorso alternativo o tornare alla routine giornaliera.

L’industriale accetta la sfida e si ritrova ad affrontare sette ponti, prima di poter entrare nel posto abitato da due anziani, in cui fronteggia i demoni del passato attraverso un percorso personale.

Partendo dalla metafora del tragitto, che funge da base per l’intero lavoro, è possibile mettere in evidenza una serie di elementi che rendono La casa dei setti ponti uno scritto degno di nota.

Mauro Corona

In primo luogo, grazie al supporto della tecnica utilizzata, il volume arriva immediatamente al messaggio che l’autore intende esprimere e, contemporaneamente, lo immerge in un contesto fiabesco che ne amplifica la portata dei personaggi.

Questo tratto, che in un certo senso rispetta i canoni delle favole con l’eroe pronto ad affrontare la sfida, riesce a far innamorare il lettore – tanto della vicenda quanto dei singoli personaggi – , accompagnandolo verso un lieto fine scontato ma duro da raggiungere.

A questo, inoltre, si lega perfettamente lo scenario scelto da Corona, l’appenino tosco – emiliano (altro luogo a lui caro), che da un lato consente di volare con la mente in quei posti e dall’altro vivere appieno le atmosfere grazie all’accurata descrizione.

Infine, considerando il tratto che distingue l’autore, l’accento su ciò che conta realmente nella vita – cercando di rallentare, in un certo senso, i ritmi frenetici dei nostri giorni – viene ripreso in maniera chiara e con una scrittura semplice tanto da far riflettere, almeno un momento, su quanto si è fatto (e si può fare) nell’esistenza di ognuno.

 

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