The Shape Of Water – il Cinema “diverso” di Guillermo del Toro

The Shape of Water

The Shape of Water è un film di cui molto si è parlato e di cui si parlerà ancora. Lo abbiamo recensito su Diario di Rorschach


La carriera di Guillermo del Toro può essere divisa in due grandi tronconi. La prima fase – quella un pò più indie – è fatta di lungometraggi e riferimenti al mondo dei comics.
La seconda fase – più adulta, visionaria e poetica – parte invece con El Laberinto del Fauno che ha fatto conoscere a tutto il mondo il talento del regista messicano.
Storie oscure, vicende che hanno una linea sottile tra il fantasy e l’horror con un occhi sempre aperto alle vicende storiche, specialmente quelle più dolorose.

The Shape of Water (La Forma dell’acqua) nuovo attesissimo film del regista di Guadalajara, segue il filone di alcuni vecchi film come appunto quello del 2006 o Crimson Peak. Questa volta però la sensazione è di trovarsi davanti a una favola un pò più ottimista rispetto ai film precedenti.

Il film è una storia d’amore tra una donna muta e una creatura delle acque. Un amore difficile, complicato, impossibile. La donna – una straordinaria Sally Hawkins – lavora nel mondo delle pulizie in un laboratorio governativo. La conoscenza di questa strana creatura, capace di vivere sia in acqua che in terra affascina la giovane protagonista, vittima di una vita monotona, solitaria e ripetitiva.
Nel corso del film la storia di amicizia tra Elisa e la misteriosa creatura sfocerà in una vera e propria storia d’amore, con tanto di tentativo da parte della ragazza di liberare la creatura per darle l’agognata libertà.
Il contesto storico – Guillermo del Toro è sempre stato un fissato con la Storia – ha poi un ruolo vitale. Siamo nel 1962 e la Guerra Fredda contrappone gli Americani ai Russi, entrambi intenzionati a mettere le mani sulla strana creatura rinchiusa nel laboratorio governativo.


The Shape of Water, Sally Hawkins e Octavia Spencer sul set
The Shape of Water, Sally Hawkins e Octavia Spencer sul set

L’incontro/scontro tra due mondi diversi è da sempre uno dei temi più discussi del cinema. Non si contano i film e i registi che hanno fatto fortuna con una storia non molto dissimile da quella di The Shape of Water (un nome su tutti: Tim Burton). Da questo punto di vista The Shape of Water sa di già visto anche se il tema della diversità sembra andare molto in voga a Hollywood basti leggere i nomi che hanno influenzato il film: si passa da The Creature From the Black Lagoon a Beauty and the Beast fino a Amélie passando ovviamente per The Swamp Thing.

The Shape of Water ha dalla sua un cast stratosferico: impareggiabile Sally Hawkins, ma anche Richard Jenkins e Octavia Spencer (tutti e tre candidati nelle rispettive categorie di attori ai prossimi Oscar). Grida invece vendetta l’esclusione tra i migliori attori non protagonisti di Michael Shannon, fenomenale nei panni del colonnello Strickland. Un cattivo in piena regola. 
Anche la parte tecnica di The Shape of Water non difetta: la fotografia è curata dall’eccellente Dan Lausten mentre il montaggio è affidato a Sidney Wolinsky.

The Shape of Water sta ottenendo un ottimo successo tanto di botteghino quanto di critica. Ai prossimi Oscar il lungometraggio di del Toro ha ottenuto la bellezza di 13 nomination. Sarà lui il film acchiappatutto la sera del 4 marzo?

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