Storie di sport – Il bomber di periferia: ignoranza e goal nella provincia calcistica PARTE II

Storie di sport e bomber di periferia. La seconda parte sui giocatori che hanno reso grande la provincia calcistica italiana. Il nostro omaggio nella rubrica sportiva

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Storie di sport ritorna con la sua carrellata di atleti che, nonostante le mancate gioie sportive, hanno lasciato un segno indelebile nel cuore di tutti gli appassionati di calcio.

Come detto nella PARTE I, i bomber di periferia oltre al fascino calcistico – dettato da gesta fuori dal comune – si sono resi celebri per l’immensa motivazione che ha permesso loro di mostrare come il mondo del pallone sia qualcosa di più del semplice giro di denaro caratterizzante gli ultimi venti anni.

In questo secondo giro fra le province italiane, Storie di sport conclude l’omaggio a questa particolare categoria (ahimè incompleta per motivi di spazio) attraverso la narrazione della storia di altri quattro bomber sui generis che si sono fatti largo nel gioco più amato d’Italia.

 

Storie di sport – Riccardo Zampagna

Riccardo Zampagna: Forse il bomber di periferia per eccellenza. Fisico, immenso senso del goal ed ignoranza da vendere. Dopo diversi anni nelle categorie inferiori, dove milita in squadre come il Perugia di Gaucci, approda finalmente in Serie A con la maglia del Messina dove si mette in mostra, oltre che per le 12 reti stagionali, anche per quel suo modo di fare in campo da guerriero. L’esperienza con i siciliani non lo porta fra le big del calcio italiano e, dopo un anno di cadetteria, ricalca i campi della massima serie con l’Atalanta. Anche a Bergamo, però, la vita non è del tutto facile – viene messo fuori rosa la seconda stagione – e quindi si rimette in gioco  a Vicenza, Sassuolo e Ternana sempre in B. Chiude la sua splendida carriera con la Carrarese in Lega Pro Seconda Divisione nel 2010.

 

 

 

 

 

Storie di sport – Cristiano Lucarelli

Cristiano Lucarelli: Quando si parla di Livorno è impossibile non parlare del suo capitano storico. Cristiano Lucarelli, infatti, è stato più di una bandiera per la sua squadra – nonostante le esperienze anche a Parma, Bergamo, Torino e Napoli -, in cui è riuscito ad unire alla perfezione l’amore per il luogo natio con uno stile di vita in coerenza con le proprie idee. Per capire realmente il rapporto fra Cristiano Lucarelli e la sua città è possibile vagliare quanto accaduto alla fine della stagione 2003 – 2004. L’attaccante, in prestito a Livorno dal Torino, è in comproprietà tra le due squadre con i granata piemontesi pronti a fare carte false per riaverlo. Lucarelli, però, in barba al milione di euro offerto per tornare alla squadra più blasonata, decide di rimanere nella sua città natale per le successive quattro stagioni. Assaggia anche la Champions, con lo Shakhtar Donetsk nel 2008, prima del definitivo ritiro dopo una passerella d’onore nel Napoli.

 

 

 

 

 

Storie di sport – Igor Protti

Igor Protti: Il furetto dell’area di rigore, il partener ideale in attacco e l’unico – assieme a Dario Hubner – a riuscire a vincere la classifica dei bomber in Serie A, B e C1. La carriera di Igor Protti è l’esempio perfetto di giocatore adatto ai contesti di provincia. Dopo gli esordi con Rimini, Livorno e Messina esplode definitivamente al Bari dove, dopo due stagioni in B ed una in A, riesce subito a stupire le grandi squadre grazie ai 24 goal segnati nella stagione 1994 – 1995 (dove diventa capocannoniere con Signori). Lazio e Napoli, dove milita nelle successive stagioni, lo notano immediatamente ma il suo rendimento sembra non essere più quello di una volta. Dopo una breve parentesi alla Reggiana (in B), arriva la rinascita con il Livorno. Con gli amaranto, in coppia con Cristiano Lucarelli, forma un tandem d’attacco  strepitoso che gli vale sia il titolo di capocannoniere della B che la promozione in Serie A. In Toscana rimane fino al 2005, alternandosi fra A e cadetteria, prima di appendere definitivamente gli scarpini al chiodo.

 

 

 

 

Storie di sport – Antonio Di Natale

Antonio Di Natale: Quando si parla di bandiere, il pensiero non può che andare a giocatori come Totti, Del Piero, Baresi o Bergomi che per tutta una carriera hanno indossato solo ed esclusivamente una maglia in nome di un amore smisurato verso i colori. C’è però nel calcio moderno anche un altro giocatore che si è reso celebre per lo speciale legame con un’unica compagine, ed il suo nome è Antonio Totò Di Natale. Figlio di un imbianchino napoletano, Totò esplode definitivamente con l’Empoli, nel 2002, dove in Serie A si fa notare al grande calcio per la velocità, la tecnica e il grande Q.I. calcistico. Nella successiva lotta di mercato fra le Big la spunta, un pò a sorpresa, l’Udinese. Con i bianconeri friulani Di Natale si lega praticamente a vita, riuscendo ad ottenere sia soddisfazioni personali (il titolo di capocannoniere nel 2009 – 2010) che di squadra (lo storico approdo in Champions League nel 2004 – 2005). Raggiunge anche il giro della nazionale, con prima convocazione sotto la guida Trapattoni, senza però ottenere grandi soddisfazioni, con il suo nome legato inevitabilmente al rigore sbagliato con la Spagna nell’Europeo del 2008.

 

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