Black Mirror, una quarta stagione altalenante e la solitudine dell’Uomo

Black Mirror

Negli scorsi giorni è uscita l’attesa quarta stagione di Black Mirror, serie tv distopica made in UK. La nostra recensione


La quarta stagione di Black Mirror era attesa dai fan della serie inglese. Negli ultimi anni la serie inglese è diventata popolare – diciamo pure un fenomeno di massa – anche grazie all’accordo con Netflix che dalla terza stagione ha acquisito i diritti di produzione e distribuzione della serie inglese.
Se le prime due stagioni – che quando uscirono passarono quasi in sordina – avevano una certa amarezza di fondo, dalla terza in poi sono aumentate le puntate – dalle tre alle sei – ma anche il messaggio, generalmente più buonista e meno catastrofista. Black Mirror è diventato più romantico e meno pessimista.


La quarta stagione prosegue da questo messaggio. La prima puntata – 4×01 USS Callister – pesca genialmente da un’atmosfera fantascientifica anni sessanta/settanta come ad esempio Star Trek ma, nonostante il mood della puntata, il messaggio finale è abbastanza scontato. La seconda puntata Arkangel – diretta niente di meno che da Jodie Foster – racconta di una madre preoccupata per la scomparsa della figlia. Una volta ritrovata le fa impiantare un dispositivo che le fa vedere tutto quello che vede la figlia. Probabilmente una puntata già vista nelle scorse stagioni, un confine sottile tra amore materno e follia quotidiana. Nel cast troviamo Rosemarie DeWitt (Mad Men).

La terza puntata è una delle più interessanti. Con un’atmosfera gelida – è stata girata nella fredda e spoglia Islanda – Crocodile è la storia di un brillante architetto che ha un segreto inconfessabile da tenere nascosto. Protagonista è la favolosa Andrea Riseborough già vista in Birdman e Nocturnal Animals. Le atmosfere tese come una corda di violino ricordano per certi versi un’altra puntata storica di Black Mirror, ovvero la 1×03 The Entire History Of You.



Nella scorsa stagione una delle puntate più apprezzate – che ha segnato il punto di svolta buonista in Black Mirror – è stato San Junipero. La quarta puntata di questa quarta serie – Hang The DJ – è assai simile sia come mood che come messaggio finale. Riesce però a distaccarsi raccontando i rapporti amorosi in una maniera completamente nuova: grazie a un timer una coppia di persone conosce in anticipo quanto tempo deve passare assieme – dodici ore, una settimana, un anno, cinque mesi – saltando da una relazione all’altra fino a trovare la persona giusta. La puntata più scontata e romantica ma anche per certi versi la più originale. Nel cast troviamo il bravissimo Joe Cole, già ammirato in Peaky Blinders.

San Junipero viene ancora citato nella 4×06 Black Museum dove una ragazza di colore si trova casualmente in un museo della tecnologia dove vengono citati anche altri vecchi episodi della serie. Un modo molto particolare di chiudere la quarta stagione che ricorda per molti aspetti la 2×02 White Christmas, uno dei capolavori di Black Mirror.


Abbiamo lasciato per ultimo l’episodio 4×05 Metalhead. L’episodio più cinematografico e catastrofico della questa stagione, che ricorda molte le atmosfere dei racconti di Philip K. Dick e anche il Terminator di James Cameron. In un futuro non meglio specificato – ma probabilmente dominato dalle macchine – tre persone si recano in un enorme magazzino per rubare una scatola. Prima di poterlo fare vengono morsi da un cane robot che li segue con un solo obiettivo: ucciderli.

Il bianco/nero, il messaggio finale, la storia, rendono Metalhead un piccolo capolavoro, assai vicino alle atmosfere delle prime due stagioni di Black Mirror, che erano molto più catastrofiche rispetto a quelle poi prodotte da Netflix.

Se vogliamo trovare un difetto a questa quarta stagione è la mancanza di sorprese rispetto alle prime stagioni. Il pubblico si aspetta di essere stupito continuamente e in questa quarta tranche di episodi l’effetto-sorpresa sembra in parte svanire. Se Black Mirror fosse stata composta di soli tre episodi – magari Metalhead, Hang The DJ e Black Museum – probabilmente anche il risultato finale sarebbe stato diverso. L’allungamento da tre a sei puntate uccide in parte una serie fatta per togliere il fiato, senza pause né tempi morti, anche se, ammettiamolo, anche in questa quarta stagione Black Mirror ha continuato a regalarci momenti di follia di alti livelli. L’Uomo non è mai stato così solo.

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