Dark, la serie televisiva di Netflix colpisce ma non affonda

Dark

La prima stagione di Dark, serie tedesca firmata Netflix è uscita da qualche giorno. Ne parliamo con la nostra recensione.


Ci sono serie televisive che colpiscono per l’impatto mediatico che hanno sul pubblico. Ci sono serie che colpiscono grazie all’abilità degli sceneggiatori di creare una storia che riesce a evolversi in poche puntate, magari chiudere alcuni eventi salvo poi rimandare il tutto a una seconda stagione.
Dark, serie televisiva tedesca messa in onda su Netflix, non è tra queste.

Nonostante una sigla iniziale spettacolare, una fotografia sontuosa molto cinematografica, una colonna sonora accattivante e un cast all’altezza, la storia che mette in scena Dark non riesce ad andare fino in fondo. Almeno non nella prima stagione.
Eppure le prime puntate – in generale ci è piaciuto il mood del serial, molto cupo e vicino sia a Stranger Things che a Twin Peaks – sembravano promettere molto.
Nella cittadina di Winden – già sconvolta per una scomparsa misteriosa nel 1986 – accade che dei ragazzi spariscono. Non si sa perché, ne come mai, né quando.


Il mistero si infittisce grazie a trame molto complesse, segreti, scheletri nell’armadio, come in ogni serie tv che si possa definire tale.
Man mano il mistero che circonda la scomparsa dei giovani viene però svelato. 
Si scopre che le sparizioni – nonostante i trentatré anni tra una scomparse e le altre – sono incredibilmente connesse tra loro e che il tempo – come si può ascoltare già dall’inizio della prima puntata – è solo un’illusione. Un’illusione enorme che prende il destino di alcuni personaggio di Dark e lo ribalta completamente, come se il Tempo fosse un dio capriccioso.

Dark si prende un bel rischio. Lo stesso che un anno fa si prese The OA, ovvero quello di non mantenere tutte le promesse. Quando si tratta di tempo, dimensioni temporali, passato, futuro, tutto si fa più complesso e il pericolo che il castello di carte possa crollare è dietro l’angolo. Tanto rumore per nulla: è un bel rischio.
Il pericolo è tangibile anche perché – con l’avanzare delle puntate – l’intreccio si fa sempre più complesso e diventa difficile tanto collocare gli eventi temporali quanto dare un senso logico a quello che si vede.


Con l’avanzare delle puntate Dark diventa cervellotica (troppo), complessa. Complicata. Sembra volersi allontanare di proposito dal nocciolo della questione, ovvero la scomparsa dai ragazzi, mettendo sul piatto ulteriori questioni, conflitti, punti interrogativi.
Il finale di stagione invece di rispondere ad alcune domande, ne pone di altre. Molte le questioni che lo spettatore si pone, quasi a nessuna di queste Dark sembra voler rispondere. Una prima stagione che infonde (troppi) dubbi e non dà risposte può non piacere a tutti. Inoltre è una serie da guardare necessariamente nel minor tempo possibile, altrimenti si corre il rischio di perdersi. Creare paradossi e situazioni al limite del grottesco come fece Lost tanti anni fa è un esperimento molto interessante ma che porta con sé un bel bagaglio di rischi.
Riuscirà Dark a mantenere l’interesse acceso fino alla seconda stagione?

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