La verità dell’Alligatore. Lo Sherlock Holmes del nord – est nel noir italiano

La verità dell’Alligatore, lo Sherlock Holmes del nord – est di Massimo Carlotto. La recensione del romanzo su Diario di Rorschach

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La verità dell’Alligatore – La copertina del romanzo

Cinico, riservato e risolutivo.

Marco Buratti alias l’Alligatore, il personaggio nato da un’idea di Massimo Carlotto, è una figura particolare del noir all’italiana che può essere descritto facilmente con queste tre parole.

La verità dell’Alligatore (edito E/O, 1995) segna l’esordio di uno dei soggeti più riusciti della letteratura di genere e l’avvio di una saga che non solo permetterà all’autore di emergere sulla scena internazionale ma anche di ridisegnare i canoni dell’investigatore dalle mille risorse.

Modellato sull’idea del classico investigatore alla Humphrey Bogart, l’Alligatore è qualcosa di più del semplice detective sia per la storia personale, che plasma inevitabilmente l’animo del protagonista, che per i metodi utilizzati nelle indagini, con tanto di coinvolgimenti di individui non del tutto consoni ad un abituale poliziesco.

Le vicende narrate ne La verità dell’Alligatore raccontano le storia di Marco Buratti, ex cantante blues arrestato ingiustamente e divenuto successivamente inquirente di lusso non convenzionale, nel tentativo di risolvere un caso di omicidio che coinvolge un evaso dalla libertà vigilata.

Grazie all’aiuto di Beniamino Rossini, appartenente alla mala milanese, e ad altri personaggi fuori da qualsiasi schema (conosciuti sul campo o in prigione), l’Alligatorenickname nato dal nome della sua ex band (Old Red Alligators) – si immerge in una storia che da un lato porta ad una facile risoluzione del caso in sè e dall’altro scoperchia un vaso di pandora che coinvolge una potente lobby di professionisti pronti ad indirizzare a loro piacimento la realtà.

Come detto in precedenza, l’Alligatore non è il classico investigatore cupo e vicino al potere costituito ma un personaggio che tende alla vera giustizia al di là di ogni possibile legge terrena.

Infatti, facendo propria la visione della quotidianità italiana – spesso e volentieri plagiata da potentati a diversi livelli – , Marco Buratti tenta di raggiungere la verità ad ogni costo e distruggere quell’alone di finto perbenismo caratterizzante il rassegnato animo italiano medio.

Questi elementi, raggiungibili solamente attraverso contatti con ciò che offre la strada, vengono riassunti da Beniamino Rossini che, grazie al perfetto mix fra valori intra ed extra legem, rappresenta tutto ciò che occorre al protagonista per sfuggire a situazioni pericolose ed arrivare ad una chiara risoluzione del caso.

Massimo Carlotto

Dal punto di vista letterario, invece, gli espediente utilizzati per rendere questa storia avvincente – tanto da tenere incollato dall’inizio alla fine il lettore – sono molteplici.

Il primo è senza dubbio dato dalla sovversione di tutti i classici canoni del noir, andando a posizionare al centro della storia una figura plasmata dal passato turbolento – in cui ha subito diversi torti in nome della ricerca del colpevole ad ogni costo (tratto che si ricicla anche nella vicenda dell’omicidio) – nel tentativo di riscattare la propria esistenza attraverso un’indagine che giunga al di sopra di quella convenzionalmente accettata.

Questo dato, in cui emerge un chiaro tratto autobiografico, viene rimarcato anche nella seconda tecnica presente ne La verità dell’Alligatore, in cui i fatti – così per come sono andati realmente – emergono in maniera immediata nella storia e la verità, con i tanti colpi di scena legati, deve essere solamente spiegata nel mondo giusto per consentire il pieno svolgimento di quella verà giustizia tanto ricercata.

A tutto ciò, infine, è legata anche la scansione del ritmo che, attraverso un crescendo di tensione e di curiosità verso la risoluzione del caso, appassiona il lettore e permette di vivere pienamente le particolari vicende di Marco Buratti detto l’Alligatore.

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