Suburra, la serie

Suburra – la prima serie tv italiana su Netflix

Suburra – La Serie è uno dei prodotti italiani più riusciti ed acclamati prodotto da Netflix. La raccontiamo su Diario di Rorschach


Da diversi anni i gusti degli italiani in fatto di lettura sono diventati quasi prevedibili. Romanzi gialli – ricordate i libri di Giorgio Faletti? –  storie di corruzione, mafia e vendetta. Dieci anni fa l’uscita di Gomorra di Roberto Saviano apriva un piccolo filone che prosegue ininterrotto fino ai giorni nostri con l’uscita di Suburra, romanzo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini sugli incroci pericolosi tra la mafia siciliana e la Capitale. Il libro ha avuto un successo così importante che ne è stato tratto un film girato da Stefano Sollima.


Nello stesso periodo Netflix acquistava i diritti per farne una serie tv, sulla falsariga di altre, tra le quali proprio Gomorra o Romanzo Criminale.
Chi ha amato queste due serie, amerà anche Suburra. Una storia di sangue, criminalità, vendetta. Suburra racconta la storia di pericolosi e intricati rapporti tra Stato, Chiesa, potere. Il tutto per aggiudicarsi i terreni di Ostia che in una celebre battuta qualcuno chiama la porta d’ingresso per fare entrare la mafia a Roma.


I terreni di Ostia sono fondamentali per il Samurai. Il criminale più pericoloso di Roma. Ha un accordo con la mafia siciliana per dividersi i terreni. Ha diversi uomini sul libro paga pronti per eseguire gli ordini del boss. Ma niente va come sperato. In un vortice di colpi di scena, ribaltamenti di fronte, tutto cambia. Compaiono nuovi personaggi, assetati di vendetta per torti subito. Si instaurano amicizie. Ci si divide. Ci si spara a vicenda. Suburra può essere (anche) una storia di amicizia. Quella tra Spadino Anacleti – Giacomo Ferrara, una sorta di Jesse Pinkman denoartri – Aureliano Adami – uno splendido Alessandro Borghi, già visto nel film Suburra e in Non Essere Cattivo – e Lele Marchilli.


I tre ragazzi, i veri protagonisti di Suburra, sono diversi per tanti motivi.
Spadino fa parte del clan degli zingari ed ha un rapporto conflittuale col fratello. Aureliano vive a Ostia, dove desidera avviare una sua attività personale diviso tra l’amore per la sorella Livia e l’odio per il padre. Lele è figlio di un carabiniere. Spaccia ed ha una storia con Sara – Claudia Gerini – implicata a sua volta con il Vaticano, sempre per la storia dei terreni.

I tre si ritroveranno a combattere la stessa guerra. Con la stessa passione e con un’amicizia pulita. L’unica cosa vera di tutta Suburra, probabilmente. Il resto sono falsità, bugie, doppigiochi, ricatti. A fare da teatro in questa guerra è Roma. Una città desolata, sconfitta. Un inferno di sangue, violenza, dove la burocrazia decide i tempi di attesa – una delle frasi più celebri del samurai è Roma ha i suoi tempi – e l’intricato rapporto tra Stato e Chiesa genera mostri. Nessuno è al sicuro. Nessuno si salva. Tutti sono pronti a chinarsi davanti al più forte, magari dimenandosi, ma uscendone comunque sconfitti.


Suburra, il Samurai è il boss di Roma
Suburra, il Samurai è il boss di Roma

Spadino, Aureliano e Lele sono diversi. Provano a modo loro – e con i loro oscuri segreti – ad andare avanti. A imporsi. Le famiglie di Spadino e Aureliano si fanno la guerra per dividersi i territori di Roma. Provano ad opporsi al regime quasi dittatoriale di Samurai, appassionato di cavalli e scooter. Samurai – Francesco Acquaroli – è il boss della città. Colui che gestisce. Colui che ordina e comanda. Roma è sua. Amedeo Cinaglia – un eccellente Filippo Nigro – è un politico che suo malgrado si ritrova a ubbidire agli ordini del Samurai.

Anche le donne svolgono un ruolo fondamentale. Apparentemente messe in secondo piano, in realtà gestiscono e manovrano gli uomini come meglio ritengono opportuno. Livia, la sorella di Aureliano, è una donna veramente tosta. La mamma di Samurai. Quella di Spadino, sempre pronta a consigliare tanto il figlio, quanto la moglie. La contessa, regina dei salotti romani e machiavellica nella sua opera di vendetta. Forse il personaggio femminile più sfaccettato.


Con uno stile raffinato – ogni puntata inizia con un finale, salvo poi spiegare quanto si vede all’inizio di puntata tornando indietro – ma sicuramente non originalissimo, Suburra è un prodotto molto interessante. Indubbiamente una delle serie tv italiane meglio prodotte.

Lo show è pensato su tre stagioni. La seconda è già in fase di scrittura e dovrebbe uscire il prossimo anno. I produttori si sono ispirati tanto a Todo Modo quanto alle pellicole di Francesco Rosi e Elio Petri, come Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Ma anche alle serie criminali americane come Sopranos o House of Cards le quali solitamente hanno grande profondità psicologica. Suburra prosegue sulla stessa linea. Risultandone vincente.

 

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