The National – Sleep Well Beast

The National, Sleep Well Beast

Su Diario di Rorschach parliamo del nuovo attesissimo disco dei National: Sleep Well Beast, uno dei migliori dischi del 2017


Dopo il successo di Trouble Will Find Me, uscito ormai quattro anni fa, i National sono tornati con un nuovo disco, l’attesissimo Sleep Well Beast.
Quattro anni non facili con l’arrivo del presidente Donald Trump – i National si sono sempre dichiarati a favore di Barack Obama, suonando persino prima di qualche comizio dell’ex Presidente e anche della candidata Democratica Hillary Clinton – ma anche con notevoli soddisfazioni con l’uscita del documentario Mistaken For Strangers e comparsate dei propri brani in diverse serie tv e film come Hunger Games.

La popolarità della band è in costante crescita. Lo è grazie ai live poderosi e a dischi che hanno trasformato i National nella voce dell’indie rock. Sleep Well Beast si conferma in linea con le precedenti uscite discografiche – le liriche intense di Matt Berninger, la sessione ritmica potentissima coadiuvata dai fratelli Devendorf – pur cercando di staccarsi di dosso certi suoni del recente passato.

E’ un LP sul fallimento del matrimonio – ha detto il cantante dei National – sono felicemente sposato ma il matrimonio è qualcosa di molto duro e difficile. Alla stesura dei testi ha collaborato anche la moglie di Berninger. Entrambi hanno usato la scrittura per esorcizzare i propri demoni e parlare apertamente delle rispettive difficoltà coniugali. Sleep Well Beast non è un disco particolarmente ottimista. Si può considerare uno sguardo sincero di uno degli autori più apprezzati della scena rock contemporanea. 

Musicalmente il disco segna una decisa svolta verso suoni elettronici come l’opener Nobody Else Will Be There, una ninna nanna elettronica. Walk It Back unisce i synth alla voce di Berninger in un brano che sembra esplodere da un momento all’altro. L’LP è anche un richiamo deciso ai fasti di Alligator, come in Day I Die o The System Only Dreams In Total Darkness, non a caso estratti qualche settimana prima dell’uscita dell’LP. Turtleneck sembra un pezzo old style dei REM, il brano più tirato del disco. Rock’n’roll senza fronzoli. Un pezzo così mancava della discografia dei nostri.

Keep the weed next to the bed. Light the water, check for lead. Dim the lights a little lower. Hide your backbone, shrug your shoulders. Give the gift that fits your head. You have to get this turtleneck

Sleep Well Beast dopo diversi ascolti si conferma un disco affascinante. In chiaro/scuro come la copertina. Assolutamente intrigante e zeppo di significati. L’ipnotica Empire Line è il cuore del disco, una lettera aperta, in cui si chiede al partner di risolvere un problema. Un brano che parte soffice e delicato, per poi mostrare i muscoli attraverso ondate di synth. E ancora, sempre a proposito di synth, come non citare Guilty Party, altra ballad dal sapore elettronico dove regna l’incomunicabilità nella coppia.

I’ve been trying to see where we’re going, but you’re so hard to follow. And I don’t think we’re getting anywhere any time soon. We have so much to cover and I don’t know what I’m expecting. You just keep saying so many things that I wish you won’t

I National si confermano una delle band più accattivanti venute fuori negli ultimi dieci anni. Sleep Well Beast è l’ennesimo tassello di una discografia meravigliosa e piena di gioielli. Un disco autunnale. Uno dei migliori usciti quest’anno. Le atmosfere notturne, il disincanto dei testi di Berninger, le continue raffiche sonore hanno trasformato i National nella voce di almeno una generazione. Una generazione in bianco e nero.

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