Queens Of The Stone Age – Villains

Villains

Su Diario di Rorschach parliamo di Villains, il nuovo disco dei Queens Of The Stone Age guidati dal carismatico Josh Homme.


Non dev’essere facile essere i Queens Of The Stone Age. La creatura di Josh Homme – nata a metà anni Novanta dalle ceneri dei Kyuss – ha mosso i primi passi vent’anni fa con un rock desertico che i critici battezzarono come stoner. Un rock robotico che ha trovato il suo apice in Songs For The Deaf. Per chi non lo sapesse è il disco che fece dei Queens Of The Stone Age uno degli ultimi gruppi rock ancora degni di essere chiamati con questo nome.


I Queens Of The Stone Age più che un gruppo, sono stati un collettivo. Homme ama collaborare con diversa gente e in questi anni si sono alternati Dave Grohl, Trent Reznor, Mark Lanegan, persino Elton John.
I dischi dopo l’exploit di Songs For The Deaf sono cambiati. Sono cambiati molti membri – tra i quali lo storico bassista, quel matto scatenato di Nick Oliveri, cacciato nel 2004 – è cambiato l’approccio di Homme. Il suo modo di comporre. E i dischi ne hanno risentito, diventando più morbidi, meno immediati. Più studiati a tavolino.

Villains, uscito in questi giorni, prosegue con la filosofia intrapresa quattro anni fa con …Like Clockwork che demoliva i resti dello stoner rock per dare spazio a brani rock di più ampio respiro. C’è poca traccia dei riff di No One Knows o Leg Of Lambs – ma questo era intuibile ascoltando i primi singoli del disco, The Way You Used To Do e The Devil Has Landed, brani sporcati da un rock immediato e senza fronzoli, leggerini direbbe qualcuno – ma c’è una interessante rilettura del genere rock che ci crediate o no.  



In più di un’intervista il modesto Homme aveva affermato che i suoi Queens erano l’ultima band rock rimasta in circolazione. Quella che poteva salvare il rock. Sembra quasi che Villains sia un modo di giocare con il rock, più che di salvarlo, di contaminarlo, di dargli una nuova forma. Fortress gioca con i synth e le chitarre elettriche, ma anche con una melodia accattivante. 
L’intro di Feet Don’t Fail Me presenta tastiere che non sarebbero sfigurate in Pornography dei Cure o in un disco dei Depeche Mode anni Ottanta. Gli arrangiamenti e più in generale la produzione danno molto spazio al ritmo e alla batteria imponente di Jon Theodore, quasi come fossimo davanti a un disco rock primitivo che deve esaltare il ritmo e il noise invece del messaggio.

Head Like A Haunted House è un pezzo punk/garage/rockn’roll e chi più ne ha più ne metta con coretti, fischi e rumori di fondo che sorprendono. Sembra quasi che i QOTSA abbiano preso a modello Elvis e lo abbiano incattivito, destrutturato.


Il nuovo percorso dei Queens è un disco contaminato dai sintetizzatori – che in questa nuova forma funzionano divinamente, ascoltate Un-Reborn Again e capirete – e dalla produzione di Mark Ronson – a proposito in quanti hanno storto il naso quando hanno scoperto che il produttore di Lady Gaga si metteva a produrre gli Stone Age? Col senno di poi Ronson fa un lavoro prezioso ed eccellente – che risulta l’arma in più di un disco che funziona.

L’LP risente anche delle esperienze personali del leader del gruppo. Gli spettri degli Arctic Monkeys e di Iggy Pop svettano qua e là.


Abbiamo detto che i QOTSA sono stati un collettivo. Per la prima volta Homme non ha voluto ospiti per il nuovo disco. Quasi a voler dare una nuova forma anche alla sua band.
Una band che sforna un disco di ottima fattura. Una gradevole sorpresa per quella che – e in questo caso ha ragione Homme – resta una delle ultime rock band davvero degne di tale nome. I grandi dischi rock però hanno bisogno di tempo e i grandi dischi restano tali anche dopo dieci o vent’anni. Riuscirà Villains a superare la prova del tempo?

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