Barry Lyndon – Il ‘700 di Stanley Kubrick

barry lyndon

L’estate di Kubrick è una rubrica del Diario di Rorschach. E’ arrivato il momento di parlare di Barry Lyndon, lungometraggio del 1975


Chiunque mastica di fotografia sa bene che nelle macchine fotografiche normali l’apertura di diaframma degli obiettivi – definita f. – si aggira intorno al 3,5 o al 4. Questo vuol dire che molte volte, chi non conosce la teoria fotografica, si troverà in difficoltà a scattare ad esempio foto al buio. Il diaframma non è abbastanza luminoso.
Se volessimo fotografare, ad esempio, un tramonto – ovviamente dipende sempre dalla luce – probabilmente avremmo bisogno di un f.2 o di un f.1,4 obiettivi comunque molto costosi per qualsiasi dilettante della fotografia. Il perché di questa premessa per raccontare Barry Lyndon è presto detta.


La nuova idea di Stanley Kubrick, dopo aver raccontato A Clockwork Orange, è quella di una storia in costume. Una storia del ‘700. La prima idea era quella di raccontare Napoleone – addirittura si pensava a Jack Nicholson come protagonista – ma dopo il flop del film Waterloo di Sergej Fëdorovič Bondarčuk il regista cambiò radicalmente idea, pur rimanendo fedele al periodo storico.


Il ‘700 di Kubrick dev’essere perfetto in ogni dettaglio e vicino a quello che era il vero periodo storico. Il regista si affida alla nostra Milena Canonero che riuscirà a trovare anche costumi originali per il film. Ma la vera protagonista del film – e qui torniamo all’inizio del racconto – è proprio la fotografia. Stanley Kubrick si affida al solidissimo John Alcott con uno scopo preciso: girare il film con poche, pochissime luci artificiali e rendere la fotografia morbida e vicina a quello che era il ‘700. Niente tecnologia. Niente luci. Il set viene illuminato dalla luce naturale o dalle candele. Sembra impossibile rendere visibili i volti dei protagonisti se sono illuminati solo da candele.


Impossibile. Kubrick – all’epoca già un nome enorme del Cinema, sicuramente non un novellino – riesce ad ottenere le nuove cineprese Panavision in esclusiva per il film e riesce ad ottenere dalla NASA (!) il Carl Zeiss Planar 50mm f/0.7 l’obiettivo più luminoso e costoso mai partorito da mente umana. Il diaframma è appunto uno 0.7 ovvero qualcosa capace di riprendere anche in scarsissime situazioni di luce come appunto quelle che ha in mente Kubrick.
Il resto lo fanno la colonna sonora che pesca da Franz Schubert, Georg Friedrich Handel, Giovanni Paisiello e da e le scenografia meravigliose di Ken Adam.


La storia di Barry Lyndon è quella di un ragazzo dal cuore d’oro che si trova in situazioni più grandi di lui. Nonostante l’animo, il coraggio, la spavalderia, si ritroverà nelle situazioni più sfortunate e difficili che lo metteranno a dura prova. Barry è assetato di potere o se volete di un minimo di agiatezza. Ma tutto quello che conquisterà sarà sempre amaro e difficile da gestire fino al triste finale. Kubrick si distacca dai film precedenti per creare un’opera innovativa, mastodontica e più complessa di quello che appare. Un affresco terribile e allo stesso meraviglioso di un’epoca affascinante.


Ancora una volta Kubrick racconta l’Uomo, questa volta è un Uomo di valore, di cuore, ma è un Uomo sfortunato e dal triste destino. Da questo punto di vista Barry Lyndon è il film più pessimista del regista americano che dimostra che il buon cuore spesso è inutile e solo pericoloso.
Nel suo cammino il protagonista troverà chi si affezionerà a lui, ma il destino saprà giocargli sempre scherzi crudeli. Barry Lyndon è un film sull’inganno, sullo scherzo, volendo estremizzare. Il destino scherza con l’Uomo lo prende in giro, nonostante il suo valore.


Barry Lyndon è anche un film violento. Kubrick mette in mostra la guerra – qui arricchita da numerosi duelli ai quali il giovane Barry partecipa per costruirsi una reputazione – e i continui conflitti storici tra Paesi nel cuore dell’Europa. Barry sembra inciampare di continuo nella Storia, spostandosi da una fazione all’altra, in nome del tanto agognato riscatto sociale. E’ un film da ammirare per la sua forza, per la sua intensità e per la sua attualità anche se è apparentemente un film storico. Quello che si proietta è una parabola esistenziale – trasportabile in qualsiasi epoca – in cui sono ravvisabili molti dei tratti salienti dell’Uomo. Si tratta di un film a tutto tondo, esauriente.


Barry Lyndon, un'immagine dal set
Barry Lyndon, un’immagine dal set

Barry Lyndon, in realtà ingloba due film al suo interno: la prima parte, l’odissea di Redmond Barry e la seconda che, ovviamente, tratta della sua misera caduta.
Questi due film sono agli antipodi. Il primo tempo è sfarzoso e sontuoso. Il secondo è tragico e drammatico. Se il primo, per certi versi, era grottesco e perfino comico, il secondo non poteva che essere l’esatto contrario. Il tutto viene perfettamente legato con delle musiche che più azzeccate di così non potevano essere: nel primo tempo i temi di Gherardeschi (?) accompagnano le vicende di Redmond Barry in modo sontuoso; nel secondo la tragicità di Handel trasmette quel senso di drammaticità che contraddistingue l’oblio del nostro nuovo protagonista, Barry Lyndon.
Anche se poi di nuovo, in Barry Lyndon c’è davvero poco: come ci dice la voce fuori campo, le stesse ragioni che hanno portato alla fortuna Redmond, gli si ritorceranno poi contro, facendolo crollare verso il basso.


Barry Lyndon è un film magnifico che è costato al regista anni di studi e ricerche. Una dovizia di particolari che riecheggiano nel film e a ogni scena che ci troviamo davanti. Siamo davanti a quadri in movimento, splendidamente rappresentati e ripresi.

Un’eleganza fredda, ha detto qualcuno, che racconta la storia di questo scalatore sociale, di questo eroe in negativo.

All’uscita del film gli apprezzamenti si sprecano. Il pubblico non corre nelle sale come nei precedenti film. La fantascienza stava prendendo piede e i gusti del pubblico erano orientati verso altri generi, come ad esempio l’horror. Kubrick prende nota dei gusti del pubblico, mentre un giovane scrittore inizia a farsi conoscere proprio grazie a racconti horrorifici. Presto i due si incontreranno. E se ne diranno di tutti i colori.

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