92 minuti di applausi – Fantozzi: l’esordio del ragionere nel cinema italiano

92 minuti di applausi, la nuova rubrica del Diario di Rorschach in memoria di Paolo Villaggio. Con Fantozzi (1975) inauguriamo questo spazio dedicato allo scrittore ed attore genovese

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92 minuti di applausi – Fantozzi, la locandina del film

Geniale, visionario e rivoluzionario.

Paolo Villaggio è stato tutto questo per il cinema e la letteratura italiana e sul Diario di Rorschach, a seguito della tragica scomparsa dell’attore e scrittore genovese, abbiamo deciso di rendere omaggio a questo straordinario personaggio attraverso una nuova rubrica: 92 minuti di applausi.

Parafrasando una delle celebri battute del famoso ragioniere, presenteremo di volta in volta alcuni dei suoi film che di diritto sono entrati nell’Olimpo della comicità nostrana.

In questo primo appuntamento, 92 minuti di applausi ricorda l’esordio cinematografico del personaggio caricaturale più famoso di Villaggio, Fantozzi.

Nel 1975, il ragionier Fantozzi si presenta al grande pubblico dopo il successo dei romanzi del 1971 e del 1974, che raggiunsero il milione di copie vendute, e con la volontà di riportare sullo schermo l’italiano medio rappresentato nei libri.

L’unione fra la regia di Luciano Salce, che dirigerà anche il seguito(Il seconddo tragico Fantozzi), le musiche di Fabio Frizzi ed un cast d’eccezione – tra cui Liù Bosisio, la futura doppiatrice di Marge Simpson, Gigi Reder, Anna Mazzamauro, Giuseppe Anatrelli e lo stesso Villaggio – permette quindi la nascita di Fantozzi, il primo di tanti film sulla saga dell’impegato più amato d’Italia.

L’apprezzamento per il film fu tale per diversi aspetti, che riuscirono a scaraventare la comicità in luoghi fino a quel momento inesplorati e rendendo di fatto il comico l’interprete di un’intera società immersa in una serie manie tipicamente italiche.

92 minuti di applausi – Fantozzi (1975), una scena del film

La trama ruota attorno le disavventure di Ugo Fantozzi, sfortunato ragioniere dell’ufficio sinistri di una grande azienda, che si barcamena fra la triste realtà familiare e quella lavorativa, dove spesso è vittima di accomodanti – verso i superiori – colleghi e potentati di qualunque tipo.

Le peculiarità del personaggio, unite a situazioni surreali e soggetti sopra le righe, riesce nell’obiettivo di scattare una fotografia alla quotidianità e mettere a fuoco tutti quelli atteggiamenti meschini, caratteristici dell’individuo medio italiano di quegli anni (e non solo).

Infatti, se da un lato Villaggio si fa apprezzare per le sue doti comiche, dall’altro impone una seria riflessione allo spettatore attraverso quella parodia che tocca, indistintamente, la vita di tutti i giorni.

Questo elemento è riscontrabile, in particolar modo, nel rapporto con i suoi superiori, indicati scherzosamente con il nome di Duca – Conte o Mega Direttore Galattico, in cui l’attitudine alla sudditanza psicologica verso il potere lo porta a trascorrere un’esistenza misera e sempre alla ricerca di un riscatto, che inevitabilmente non arriverà.

Il tema viene esaltato in maniera brillante nella celebre scena del biliardo dove, affrontando il Mega Direttore e cercando in ogni modo di perdere al fine di ottenere favori personali, Fantozzi affronta due momenti specifici, umiliazione pubblica – in cui spicca il dolore silenzioso della moglie che piange osservando la scena – e tentativo di redenzione tramite il rapimento della madre del direttore , che riescono ben ad inquadrare quell’italietta dove si preferisce chinare il capo di fronte al potente di turno, salvando quindi il proprio status, piuttosto che ribellarsi alle tante ingiustizie della vita.

In sintesi, la genialità di Fantozzi è visibile in diversi tratti della pellicola che, grazie alle sequenze presentate ed ai  noti modi di fare messi in risalto, permettono al personaggio di divenire un vero e proprio eroe nazionale in grado tanto di mostrare le debolezze di un popolo quanto di tentare di mettere in guardia la nazione da questo meschino vizio nostrano.

92 minuti di applausi

 

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