Spartacus

Spartacus – Il peplum ai tempi di Kubrick

L’estate di Kubrick è una rubrica del Diario di Rorschach. Oggi parliamo di Spartacus, film di genere storico del 1960 con Kirk Douglas

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Il 1960 non è un anno facile per Dalton Trumbo. Viene sospettato di essere un comunista e nell’America paranoica di quegli anni era difficile vivere con un’accusa così pesante addosso. Trumbo è uno scrittore di sceneggiature e sta preparando una molto particolare, quella di Spartacus. A causa di quest’accusa il suo nome non può comparire nei titoli di testa del film. Un film voluto da Kirk Douglas che a sua volta coinvolge un giovane e promettente regista con il quale aveva lavorato qualche tempo prima: Stanley Kubrick.
Kubrick deve sostituire il regista Anthony Mann e si ritrova con il lavoro quasi finito.

Un film storico ambientato nell’Antica Roma non è proprio nelle corde del regista. All’epoca film del genere – parliamo anche del classicone Ben Hur o The Ten Commandmends (I Dieci Comandamenti) – erano successi al botteghino garantiti. Si chiamano peplum. Il regista prende la palla al balzo e apporta diverse modifiche in fase di sceneggiatura concentrandosi – ovviamente – sull’aspetto umano di Lentulo Batiato, Licinio Crasso e Sempronio Gracco. I protagonisti della pellicola accanto a Spartacus.
Per le scene di battaglia si ispira invece a uno dei suoi film preferiti di uno dei suoi registi favoriti ovvero Aleksandr Nevskij di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn.

Spartacus è il film meno kubrickiano del regista. E’ un film su commissione – come il Dune di David Lynch – dove Kubrick misura e regola il suo talento affiancandolo a quello di Russell Metty – direttore della fotografia – e Alex North, compositore della colonna sonora. Tutti gli sforzi del regista si concentrano sulla tecnica registica. Dalle riprese spettacolari – in particolare quelle delle battaglie – all’umanizzazione di alcuni personaggi del lungometraggio.


Spartacus, Kirk Douglas e Stanley Kubrick sul set
Spartacus, Kirk Douglas e Stanley Kubrick sul set

Il cast è strabordante. Accanto a Kirk Douglas troviamo l’immenso Peter Ustinov. Ma anche Tony Curtis, Laurence Olivier. Jean Simmons.

Siamo davanti a un Kubrick ancora giovane. Un regista affamato di lavoro. Ma già riconoscibile dallo stile e da alcune tematiche umanistiche che in questo film vengono ammorbidite in favore di uno sceneggiatura da kolossal. Quindi molto meno personale.

Film del genere avevano enormi incassi. Spartacus non fa eccezione. Questi film sulla grandezza di Roma erano messaggi chiari che gli Stati Uniti d’America mandavano al mondo. Cercando di replicare quella grandezza e provocando l’URSS in un periodo di piena crisi, paranoia interna e guerra fredda.
Il film ottiene sei nomination agli Oscar vincendone quattro. Stanley Kubrick non si rivelò mai troppo entusiasta del suo lavoro nonostante i premi e gli incassi. Voleva creare più paragoni con le situazioni politiche e sociali dei primi anni Sessanta – che vedevano tra l’altro coinvolto proprio Dalton Trumbo – ma il film era praticamente di Kirk Douglas che in più di un’occasione frenò il talento straripante del regista.

Dopo quest’esperienza, Kubrick volta pagina, decidendo di lavorare intensamente ai suoi progetti. L’idea giusta arriva qualche tempo dopo quando si ritrova tra le mani il libro di uno scrittore russo, anch’egli appassionato di scacchi. Ma questa storia ve la raccontiamo prossimamente.

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