twin peaks

Twin Peaks – il ritorno alla regia di David Lynch

Negli USA sono andate in onda le prime quattro puntante dell’evento televisivo dell’anno. Ne parliamo su Diario di Rorschach senza spoiler


Alla fine David Lynch è tornato a Twin Peaks. Negli ultimi mesi le voci, i minuscoli trailer, le dichiarazioni sono state dosate a più non posso. Sulla trama della terza attesissima stagione di Twin Peaks abbiamo saputo pochissimo fino alla messa in onda degli scorsi giorni. Il ritorno di Twin Peaks coincide con il rientro alla regia di David Lynch fermo a Inland Empire del 2006. Tra i fan della serie e quelli del regista del Montana si è creato un hype che è esploso nelle scorse notti, quando negli Stati Uniti sono state trasmesse le prime quattro puntate delle serie tv.

Adesso finalmente – con i primi episodi già digeriti – inizia a diventare più interessante e sensato parlare del nuovo corso di David Lynch.
Prima, un paio di considerazioni. La terza stagione – per ora – si distacca e non di poco dalle prime due. Vuoi per l’atmosfera generale – più seriosa e vicina ad atmosfere come True Detective, tanto per citare una serie che ha pescato e molto dall’universo di Lynch – che per il momento lascia poco spazio ai famosi momenti ironici o alle battute sul caffè.


Vuoi per la fotografia scura e opprimente curata dallo stesso Lynch coadiuvato da Duwayne Dunham, fedelissimo del regista. Oppure per gli effetti speciali volutamente vintage. O per le vicende che non si svolgono solo nella fittizia cittadina montana ma anche a New York e nel Nevada allargando di fatto il cerchio degli eventi. Eventi per il momento lontanissimi tra loro, scollati, che sicuramente troveranno un senso più in là.

L’atmosfera ansiogena e opprimente in alcune sequenze poi – pensiamo alla stanza con la glass box o ad alcune nuove scene nella Loggia Nera –  fanno il resto.



David Lynch se ne frega di ricreare un’operazione nostalgica. Tutt’altro. Mette in piedi una serie di storie e di eventi – con citazioni sparse dei suoi film da Eraserhead a Mulholland Drive, passando per Inland Empire – che tengono lo spettatore incollato allo schermo chiedendosi – inutilmente, almeno per il momento – cosa accadrà. Il cast delle due prime stagioni è stato confermato pienamente, tranne in pochissimi casi. La sigla iniziale ha lo stesso tema musicale di quella storica con la colonna sonora sempre curata da Angelo Badalamenti. Ma le immagini sono diverse, quasi a voler mostrare una crescita delle serie, che non racconta più le vicende di adolescenti, ma quelle di uomini, con tanto di famiglia. Anche i titoli di coda ad ogni puntata sono originali e creativi.


I misteri sin qui mostrati troveranno soluzione nel corso delle diciotto puntate. Altri sono già stati chiariti. E poi ovviamente non mancano i colpi di scena che scatenano e scateneranno le teorie più bizzarre da qui fino all’ultima puntata. Uno in particolare che riguarda Dale Cooper probabilmente richiederà molte altre puntate per giungere a una soluzione.
Questa terza stagione di Twin Peaks è doverosa, sentita ma è anche un regalo per i fan. I tempi dilatati, alcuni momenti – ripetiamolo, per il momento – non sense non sono facili da digerire, specie per chi – ahia! – non ha visto le prime due stagioni o peggio ancora conosce poco o niente il registro linguistico di David Lynch. 

Chi non ha mai visto Twin Peaks non capirà nulla di ciò che vede. Chi invece ha visto, rivisto e amato la serie tv più popolare del mondo troverà pane per i suoi denti. Nell’attesa che altri misteri ci tengano inchiodati da qui fino alla fine del mondo.


 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *