Meglio Tardi, la poesia dai molteplici stili di Davide Bergamin.

Meglio Tardi, la raccolta di poesie dai molteplici stili di Davide Bergamin. La recensione su Diario di Rorschach a cura di Francesca Romano


Meglio Tardi, la copertina della raccolta di poesie

Torna su Diario di Rorschach lo spazio dedicato alla poesia e agli autori.

Il protagonista di questo nuovo appuntamento è Davide Bergamin, artigiano affezionato alla terra e con la passione per la poesia, con la sua ultima raccolta dal titolo Meglio Tardi.

La poesia di Bergamin si sviluppa attraversando molteplici stili e correnti letterarie in cui l’autore ci accompagna con cura e sapienza.

Meglio Tardi sembra inizialmente introdurci in una poetica del frammento tipicamente ermetista ma nel corso della lettura veniamo agilmente trasportati in liriche dense di suggestioni decadentiste tanto care ad un certo lirismo dannunziano tutto concentrato in una tensione verso la natura.

Da questa natura, impercettibilmente, quasi senza soluzione estetica di continuità, la raccolta si muove verso poesie d’amore, che ricordano Les poèmes-chansons di Prévert, in un crescendo emozionale che tuttavia mai si realizza, anzi resta sospeso in un’atmosfera sommessa e ricca di grazia.

In Meglio Tardi questa stessa grazia viene poi usata sapientemente dall’autore per portarci ancora altrove ed aprirci subito dopo liriche che dipingono scenari di piccola quotidianità, eco crepuscolari che ricordano la colloquialità intima e malinconica di Gozzano.

E’ una raccolta fatta, quindi, di salti stilistici continui, con una delicatezza quasi vociana che è improvvisamente rotta, come in una sinfonia in controtempo, da liriche piene di slanci imperiosi d’amore,quasi futuristi, che ricordano la produzione ancora acerba ma già vibrante del giovane Majakovskij.

Il tumulto poetico fatto di “tutto cuore” è calpestato, lo stile è stravolto nuovamente con maestria da contrappunti stridenti di poesia urbana, con chiuse aspre e disincantate che ci riportano alla memoria una certa produzione del Ginzberg e della beat generation.

Pindarico.

Francesca Romano

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