Superunknown Soundgarden

I Soundgarden e una guida all’ascolto di Superunknown

Nel giorno della scomparsa improvvisa di Chris Cornell celebriamo i Soundgarden parlando di Superunknown, il loro disco più celebrato


Negli anni Novanta Seattle era diventata la capitale del grunge. Non c’era stato un momento preciso ma a un certo punto – non si sa quando o come – la città si era ritrovata catapultata all’improvviso grazie a una serie di band che avevano fatto conoscere la città dello stato di Washington in tutto il mondo. E’ vero c’erano i Nirvana, i Pearl Jam, gli Alice In Chains. C’erano i Soundgarden. Il quartetto americano era imparentato coi Temple Of The Dog, sorta di supergruppo formatosi sempre a Seattle nel 1990 e scioltosi qualche anno dopo.
Nei Temple Of The Dog militavano Chris Cornell, Eddie Vedder, Stone Gossard, Matt Cameron, Jeff Ament, Mike McCready.


Molti di loro fluiranno nei Pearl Jam – in pratica i Temple Of The Dog senza Cornell e Cameron e con un nuovo batterista anche se dal 1999 Matt Cameron entrerà a pieno titolo anche nei Pearl Jam – i reduci facevano invece già parte da diversi anni dei Soundgarden.


Chris Cornell era la voce. Una voce potente, cristallina in mano a un leader carismatico. Un animale da palcoscenico. Matt Cameron era il batterista, uno dei più precisi e potenti nella storia del grunge. Ben Shepherd era dietro le quattro corde. Arrivato nella band nel 1990 aveva una storia particolare. Era il roadie dei primi Nirvana – quelli di Bleach – e fece anche un provino per suonare la chitarra nel gruppo di Cobain. Poi provò con i Soundgarden come bassista al posto dell’ex Nirvana Jason Everman – questo per farvi capire il viavai dei musicisti da una band all’altra – e venne preso.  
La chitarra acida, pesante, psichedelica dei Soundgarden era invece nelle salde mani di Kim Thayll. Il suo apporto nel sound del quartetto fu notevole sin dagli esordi. La sua chitarra pescava dai migliori Led Zeppelin e Black Sabbath, ma sporcava il suono con una vena psichedelica che rese celebri i Soundgarden nel mondo.


Soundgarden
Soundgarden

Superunknown, il loro quarto LP, usciva nel 1994. Prima di quel disco c’erano stati Ultramega OK, Louder Than Love – primo succoso successo della band – e Badmotorfinger che ha avuto la sfortuna di uscire nello stesso periodo di Nevermind. Superunknown rappresenta l’apice sonoro non solo dei Soundgarden, ma dell’interno movimento grunge. Il disco esce l’8 marzo 1994, un mese prima che Kurt Cobain decida di chiudere la sua vita su questo pianeta. Debutta direttamente alla posizione numero 1 nella Billboard Top 200. Suona come un epitaffio anche – anzi, forse soprattutto – per i temi affrontati.


In Superunknown si parla di suicidio – come nella celebrata Fell On Black Days – di morte, di uso e abuso di sostanze stupefacenti come in 4th Of July. Si racconta che i testi di Cornell siano stati influenzati dalla lettura di Sylvia Plath. La musica è lontana dalle sfuriate hard rock/punk dei primi dischi – Ultramega OK in primis – e si fa più sfaccettata, più profonda – ascoltate Spoonman – guidata dalla chitarra potente di Thayll. Nel brano Superunknown si ha un’apertura verso la musica indiana, con tanto di percussioni.
In Head Down le chitarre elettriche lasciano il posto a quelle acustiche per trasformarsi poi in un’orgia di note. Half e Like Suicide hanno suoni – e quella voce – tipicamente orientali, alla faccia dell’hard rock. 

Limo Wreck è la Dazed And Confused degli anni Novanta guidata dalla voce superba di Chris Cornell.


Superunknown è l’apice stilistico dei Soundgarden, abbiamo detto. E’ composto da sedici pezzi. Pezzi difficili, introspettivi, arrabbiati, lisergici. In questo caleidoscopio di suoni, colori e voci scoppiettanti Black Hole Sun rappresenta i Soundgarden più di ogni altra cosa. Il singolo e il video escono qualche mese dopo l’uscita del disco. Kurt Cobain è già morto, il grunge è quindi in via di estinzione. Nel videoclip – forse uno dei più trasmessi nella storia di MTV – si immagina la fine del mondo, con il sole che diventa nero. E’ la fine del mondo. E’ la fine del grunge.


Il videoclip ancora oggi è uno dei più psichedelici e stranianti mai visti in televisione. Su YouTube ha 80 milioni di visualizzazioni. Il suono della chitarra di Thayll è anima e cuore del brano. Una chitarra psichedelica, ma anche molto beatlesiana. I Beatles per ammissione della band furono una delle ispirazioni maggiori quando registrarono il disco.



Ogni singolo membro della band scrisse qualcosa per conto suo in assoluta solitudine, per poi presentarlo agli altri. Così nacque Superunknown. Per la prima volta – per dirlo con le parole di Chris Cornell – non c’era pressione o voglia di stupire. Ma solo il bisogno di suonare per divertirsi, senza dimostrare niente. La produzione, affidata a MIchael Beinhorn e Brendan O’Brien consigliato dai Pearl Jam, fecero il resto. Il titolo del disco e la copertina – degli elfi diabolici che ridono sopra una foresta – rappresentano un bisogno di chiusura e di restare supersconosciuti.


Non andò esattamente così. L’LP vendette qualcosa come quattro milioni di copie e diede ai Soundgarden – e a tutto il movimento grunge – una celebrità mai vista prima. Come abbiamo già detto però il mondo stava già cambiando. La morte di Cobain, la malattia di Layne Staley e la troppa eroina che girava nei camerini della band stavano facendo franare il terreno sotto i piedi dei musicisti di Seattle.
Gli stessi Soundgarden ne risentirono. Pubblicarono un nuovo disco nel 1996 ma ormai i dissidi interni avevano sfaldato la band. Cornell da un lato e Thayll dall’altro. Intanto i Nirvana si erano separati. Gli Alice In Chains vacillavano. I Pearl Jam furono gli unici a rimanere uniti. Grazie all’aiuto di Neil Young.


Chris Cornell dopo lo scioglimento della sua ex band darà vita a un’altalenante carriera solista. Nel 2002 assieme agli ex Rage Against The Machine fonda gli Audioslave che durano un lustro. Nel 2010 annuncia la reunion dei Soundgarden ma ormai i tempi sono cambiati e la band non ha più la rilevanza o l’impatto dei gloriosi anni Novanta.
Superunknown resta il disco più sorprendente, viscerale e coraggioso della loro carriera. Un ottimo inizio per chi voglia avvicinarsi ai Soundgarden. Siamo sicuri che da lassù Chris Cornell sarà d’accordo con noi. 

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