Storie di sport – Antonio Conte, il killer della Premier League

Antonio Conte

Dopo essere approdato in Inghilterra, Antonio Conte ha già vinto il suo primo titolo. Con una passione e una dedizione fuori dal comune.


Uccidere sportivamente l’avversario. Non dare modo di proporre il gioco altrui ma imporre il proprio, rispettando le regole e applicandosi nei novanta minuti. Sono questi alcuni segreti di Antonio Conte. Uniti a una dedizione totale al lavoro e a un’instancabile voglia di migliorarsi. I tratti sin qui elencati sono presenti nel DNA del centrocampista leccese, sin dai suoi esordi come calciatore. Esordisce in serie A giovanissimo, a diciassette anni. E’ il 1986. Ha la fortuna di trovare subito un allenatore che crede in lui e che lo fa crescere. Si tratta di Carlo Mazzone con cui Conte avrà sempre un rapporto speciale. A Lecce Conte resta sei stagioni.


Sono anni di crescita fisica e morale. Ma anche di infortuni. Uno in particolare rischia di mettere a repentaglio la sua carriera quando non ha ancora vent’anni. Ma con la forza di volontà Antonio torna in campo più forte di prima. Nell’estate del 1991 viene ceduto alla Juventus dove trova un altro allenatore che sarà fondamentale. Giovanni Trapattoni. Il primo periodo a Torino per Conte è difficile. Vuoi per l’ambiente, vuoi per il clima – Torino è l’opposto della bollente Lecce – vuoi per la pressione continua di stampa, tifosi e dirigenza. Conte vacilla ma Trapattoni lo prende sotto la sua ala protettiva e in poco tempo diventa un giocatore fondamentale nello scacchiere della Juventus.


Nella stagione 1994/1995 Marcello Lippi sale al timone della Juventus con un solo obiettivo. Vincere lo scudetto. Ci riuscirà anche grazie al contributo di Conte e a una squadra dove militano Angelo Peruzzi, Ciro Ferrara, Fabrizio Ravanelli, Roberto Baggio, Gianluca Vialli e un giovanissimo Alessandro Del Piero.
Il blocco di giocatori italiani si impone anche in Europa. Nella stagione 1995/1996 la Juventus conquista la sua seconda Champions League battendo ai rigori la favorita Ajax. Nel 1996 diventa capitano della squadra e alza al cielo – da capitano – la Coppa Intercontinentale.


Un altro allenatore fondamentale per Conte sarà Carlo Ancelotti. La sua presenza alla Juve dura poco – l’arco di una stagione – ma Ancelotti darà più spazio di manovra al centrocampista salentino, facendogli trovare più spesso la via del gol.
Dopo Ancelotti ritroverà Lippi con in quale condividerà ancora altri trionfi in Italia ma non in Europa. 
Si ritira dal calcio giocato nella stagione 2003/2004 dopo aver vinto tutto con la Juventus.

Antonio Conte al Siena
Antonio Conte al Siena

L’anno dopo è già seduto sulla panchina del Siena. E’ il vice di Luigi De Canio. L’anno dopo passa all’Arezzo come allenatore e nel 2007 va ad allenare il Bari, ottenendo la salvezza, piazzandosi a metà classifica e vincendo uno storico derby contro il suo Lecce. L’anno dopo ottiene la promozione in Serie A. E’ l’8 Maggio 2009 – festa di san Nicola patrono di Bari – e la squadra pugliese ritorna nella massima serie.
L’anno dopo viene chiamato dall’Atalanta ma la sua avventura – a causa della mancanza di esperienza nella massima serie – dura poco. Nel 2010 ritorna al Siena retrocesso in serie B. Con la squadra toscana ottiene un’altra promozione in serie A.


I successi con le piccole squadre convincono la Juventus ad affidargli la panchina. La squadra torinese è diversa rispetto a quella che Conte aveva lasciato da calciatore quasi dieci anni prima. Lo scandalo Calciopoli, la serie B, una serie interminabile di allenatori e calciatori inadeguati hanno ridotto e di molto le ambizioni della prima squadra di Torino. La Juventus veniva da due settimi posti consecutivi nelle due precedenti stagioni.
La Juventus ha voglia e bisogno di cambiare. C’è un nuovo stadio da inaugurare – lo Juventus Stadium – c’è una nuova dirigenza e una serie di giocatori – Arturo Vidal, Andrea Pirlo, Giorgio Chiellini, Claudio Marchisio, Vincenzo Iaquinta – desiderosi di far bene.


Con l’allenatore leccese la Juventus torna a trionfare e vince lo scudetto il 6 maggio 2012. Inizia un ciclo di tre anni fatto di imbattibilità, numeri da capogiro e tre scudetti di fila. Conte chiede ai suoi applicazione durante tutta la partita. Pressing continuo, contropiede. Non basta un gol per rilassarsi e tirare i remi in barca. Non bastano due, non bastano tre. L’avversario – secondo la filosofia calcistica dell’allenatore – va ucciso, sportivamente parlando.


Conte è un motivatore, come Mourinho. Ma a differenza dell’allenatore portoghese, conosce – e molto avendo giocato da centrocampista – gli schemi tattici e sa far giocare bene le sue squadre. Catenaccio e contropiede solo quando necessario. Segue i giocatori durante gli allenamenti e poi, durante le partite, scende in campo con loro, li supporta, esulta quando si segna, come se giocasse con loro. I tre anni alla Juventus fanno risorgere la squadra bianconera inaugurando un ciclo che continua ancora oggi.


Nell’estate del 2014 a sorpresa Conte annuncia le dimissioni da allenatore della Juventus. Va a firmare con la Nazionale Italiana con la quale resterà fino agli Europei del 2016. In quell’edizione degli Europei l’Italia non parte favorita. La rosa che Conte ha a disposizione non è delle migliori. Ci sono diversi talenti infortunati – Marco Verratti su tutti – e molti giocatori sono acerbi.


La Nazionale supera il girone e agli ottavi incontra la Spagna campione in carica che quattro anni prima ci aveva duramente bastonato in finale. La strategia di Conte dà i suoi frutti e l’Italia elimina la Spagna 2-0 dopo una partita clamorosa. E’ il trionfo di Conte. Ai quarti di finale incontra la favoritissima Germania. L’Italia gioca bene, crea occasioni ma viene eliminata ai calci di rigore. Conte annuncia le sue dimissioni da CT della Nazionale e annuncia di essere il nuovo allenatore del Chelsea. Tre giorni dopo la sconfitta agli Europei è già a Londra.


C’è da rimettere in piedi una squadra che l’anno prima è arrivata decima sotto la guida di Mourinho. Il Chelsea parte da underdog. La Premier League 2016/2017 è probabilmente il campionato più difficile di tutti. C’è l’Arsenal di Wenger, il Tottenham di Pochettino, il Liverpool di Klopp. Le due compagini di Manchester hanno rivoluzionato le loro squadre. Il City ha ingaggiato Guardiola. Lo United Mourinho. In estate sono arrivati N’Golo Kante protagonista del miracolo-Leicester di Claudio Ranieri, David Luiz, Marcos Alonso dalla Fiorentina e Michy Batshuayi. Nulla di particolarmente eclatante.


Antonio Conte porta la sua idea di calcio in Inghilterra prima con la difesa a quattro e poi con la difesa a tre – cambiata in corso di stagione – lavorando soprattutto sull’aspetto motivazionale. Nell’arco della stagione si segnalano almeno un paio di partite da antologia come il 4-0 rifilato allo United di Mourinho, o il 3-1 al City di Guardiola. Ci sono poi le 13 vittorie consecutive e i 20 risultati utili consecutivi che portano il Chelsea a conquistare il suo sesto titolo – grazie al gol di un’altalenante Michy Batshuayi che però è stato decisivo – con la finale di FA Cup ancora da giocare.


Antonio Conte esulta dopo la vittoria del Chelsea
Antonio Conte esulta dopo la vittoria del Chelsea

Thibaut Courtois è stato autore di salvataggi decisivi in momenti chiave. N’Golo Kante – votato miglior giocatore della Premier e perno su cui sono ruotati gli equilibri del Chelsea – ha dimostrato di essere vitale nello scacchiere della compagine londinese. Fondamentale è stato il lavoro degli esterni, vero volto del Chelsea sudore e lavoro di Conte. Marcos Alonso – sei gol e la miglior stagione di sempre in carriera – e Victor Moses, ex esubero della rosa dei Blues in estate. Eden Hazard ha ritrovato il talento che l’aveva reso miglior giocatore della Premier League nel suo primo anno in Inghilterra. Diego Costa – nonostante atteggiamento sospetto specie a Gennaio quando voleva andare in Cina – è stato gestito dal manager in maniera superba. Ha dato tutto dentro il terreno di gioco ed è stato giocatore-simbolo della filosofia di Conte, con 20 gol e 6 assist.


Il trionfo di Conte dice che per il secondo anno consecutivo un allenatore italiano vince la Premier League. Per il prossimo anno l’obiettivo è migliorare la rosa – sospettiamo che il Chelsea sarà gran protagonista nel mercato estivo – e fare di nuovo la Storia. Magari in Champions League.


 

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