Le visioni pericolose di Harlan Ellison

Dangerous Visions di Harlan Ellison

Su Diario di Rorschach si parla di Harlan Ellison e del suo tentativo di salvare la letteratura fantascientifica durante gli anni Sessanta


A metà degli anni sessanta, negli Stati Uniti, patria della letteratura fantastica, i racconti di fantascienza stanno attraversando una profonda crisi di identità ed sono per lo più considerati un intrattenimento di basso livello. L’epoca d’oro delle riviste pulp degli anni Trenta e Quaranta, da Amazing Stories a Astounding Science Fiction, è solo un ricordo. Un giovanissimo ed eccentrico scrittore, Harlan Ellison, si industria di ridare linfa al genere, ideando un’antologia di racconti che vede impegnati i più originali autori dell’epoca che lo stesso Ellison si è incaricato di contattare.

Sarà quella, come ebbe a dire Isaac Asimov, la seconda età dell’oro della fantascienza.


Gli Stati Uniti sono considerati la patria della letteratura di fantascienza.

C’è una data che certifica la nascita del genere, il 1926, anno di pubblicazione della rivista Amazing Stories, fondata da Hugo Gernsback, un esule lussemburghese con la passione per i racconti di Jules Verne e H.G. Wells. Tre anni dopo Gernback vendette la rivista per fondarne una nuova, Science Wonder Story e, per la prima volta, fu utilizzato il termine Sci-fi, Science fiction.

In seguito, negli anni Trenta e Quaranta, la fantascienza ebbe grande impulso grazie a John W. Campbell, direttore di un altro storico pulp magazine, Astounding Science Fiction. Campbell invogliò gli autori a dare fondamento scientifico alle loro storie, e, insieme a nuove riviste come Planet Stories, Fantastic Adventures o Thrilling Wonder Stories, emerse una generazione di scrittori – da Isaac Asimov a Ray Bradbury, da Robert A. Heinlein a Alfred Elton van Vogt – che permise al genere di acquisire una propria dignità letteraria. Fu quella la cosiddetta età dell’oro della fantascienza, che culminò nella prima Convention mondiale del 1939, a New York; da allora, quell’appuntamento annuale divenne un imperdibile occasione per gli appassionati, che potevano assistere all’assegnazione degli ambiti premi Hugo alle migliori opere.

Se all’inizio degli anni Cinquanta prevalse un approccio letterariamente più complesso, con interessanti commistioni con la psicologia e la sociologia – si parlò per la prima volta di sci-fi sociale – agli inizi degli anni Sessanta la fantascienza attraversò una profonda crisi di identità. Il periodo d’oro dei decenni precedenti era un ricordo, e il genere era ormai considerato alla stregua di un intrattenimento di basso livello. Il vento era cambiato a metà degli anni Cinquanta, quando Fredric Wertham, uno psichiatra tedesco allievo di Emil Krapelin, aveva pubblicato The Seduction of the Innocents, un saggio che teorizzava i presunti effetti nefasti prodotti dai fumetti horror e noir sugli adolescenti. A seguito di quella pubblicazione, che suscitò enorme scalpore nell’opinione pubblica, nel 1954 nacque la Comics Code Authority, l’organo di censura del fumetto statunitense. L’Authority, vietando qualsiasi raffigurazione di scene di violenza, sangue e sesso, di fatto, relegò il fumetto di genere a un pubblico composto in prevalenza di bambini e ragazzi, provocando la chiusura di quasi tutte le riviste di fantascienza. Il Codice dominò per anni, durante i quali la maggior parte degli editori pubblicarono solo storie approvate dall’Authority e, ovviamente, tranquillizzanti ed edulcorate.

Era questo lo scenario che a metà degli anni Sessanta circondava Harlan Ellison, un giovanissimo scrittore di fantascienza e grande appassionato del genere, nonché futuro ideatore di numerosi episodi per serie tv di culto quali Ai confini della realtà, Star Trek e Babylon 5.

Originario dell’Ohio – era nato a Cleveland nel 1934 – Ellison si trasferì a New York nel 1955; qui, cominciò a scrivere racconti di fantascienza per diversi pulp magazine. Dopo aver prestato servizio militare e aver trascorso qualche anno a Chicago, a partire dal 1965 si stabilì prima a Berkeley, a quei tempi culla della contestazione politica più radicale, poi a San Francisco. Nella capitale della controcultura americana, attraversata da grandi rivoluzioni sociali e meta di insoliti e bizzarri personaggi, Ellison concepì un ambizioso progetto chiamato Visioni Pericolose, che riuscì nell’intento di rivitalizzare e dare un nuovo impulso al genere.

Nell’effervescenza di quella stagione di sogni alla Flower Power, la fantascienza trovò infatti il climax ideale per operare una metamorfosi che la trasformò da intrattenimento di basso livello ad avanguardia d’assalto sperimentale e antiborghese. Si cominciò a pensare che i racconti ambientati nel futuro potessero costituire la letteratura del futuro e, a questo sogno ad occhi aperti, non fu estranea l’influenza del cerchio magico che gravitava intorno allo psicologo Timothy Leary, composto, fra gli altri, dallo scrittore Aldous Huxley, dal medico e poeta Walter Vogt e, soprattutto, dal chimico Albert Hofmann, che per primo aveva sintetizzato l’acido lisergico nei laboratori farmaceutici della Sandoz nel 1938, per poi sperimentarne gli effetti nel 1943. Si era in piena era psichedelica, e l’assunzione di Lsd, abbattendo i confini tra mondo esterno e mondo interiore, sembrava il propulsore ideale per intensificare visioni fantastiche e spesso, appunto, pericolose.

Il progetto di Harlan Ellison diventò una grande attrazione, ed ebbe l’effetto di una bomba a mano scagliata nel tranquillo mondo della letteratura americana. Anche l’establishment mainstream dell’epoca, da Gore Vidal a Thomas Pynchon, guardarono a questa “New Thing”, come a una sorta di feconda rivoluzione underground.

Visioni Pericolose aveva l’ambizione di essere non solo una semplice antologia di racconti di fantascienza, ma l’antologia per antonomasia del genere. Vi facevano parte 33 scritti di autori quali Fritz Leiber, John Brunner, Philip K. Dick, Damon Knight, James G. Ballard (con lo splendido racconto “Il Mattatoio”), Norman Spinrad, Roger Zelazny, Samuel R. Delany e, ovviamente, Harlan Ellison. In pratica, quasi tutta l’avanguardia iconoclasta del tempo. Il progetto ebbe, fra gli altri, il merito di rivelare per la prima volta al grande pubblico uno dei più originali visionari del XX secolo, Philip K. Dick.

Harnan Ellison
Harnan Ellison

La raccolta curata da Ellison diventò anche l’occasione per scoprire autori nuovi, ampliandolo nello stesso tempo il genere con nuove tematiche legate al pacifismo e all’anti-imperialismo. Utilizzando le parole della prefazione all’antologia di Isaac Asimov, nacque la seconda età dell’oro della fantascienza. Decisamente più anarchica e sovversiva.

L’anno prima, nel 1966, proprio un racconto di Harlan Ellison, “Pentiti, Arlecchino! disse l’uomo del Tic Tac”, aveva vinto il premio Hugo, suscitando scalpore e consensi unanimi, e la trama, rappresentava forse il mezzo migliore per addentrarsi in una mente originalissima quanto sovversiva.

Un estratto del pamphlet di Thoreau La Disobbedienza Civile, faceva da premessa al racconto:

«In maggioranza gli uomini servono quindi lo stato, non principalmente come uomini, ma come macchine, con i loro corpi. Sono l’esercito in servizio permanente effettivo, e la milizia, le guardie carcerarie, i poliziotti, gli aiutanti volontari degli sceriffi, eccetera. In molti casi, non vi è un libero esercizio del giudizio o del senso morale: essi si pongono invece sullo stesso piano del legno, della terra e delle pietre; e forse si potrebbero fabbricare uomini di legno che servano agli stessi scopi. Costoro non meritano più rispetto degli uomini di paglia o di un grumo di fango. Hanno lo stesso valore dei cavalli e dei cani. Eppure costoro vengono comunemente considerati buoni cittadini. Altri — come molti legislatori, politici, avvocati, ministri del culto e funzionari — servono lo stato soprattutto con la testa; e poiché raramente operano distinzioni morali, senza volerlo servono il Diavolo quanto Dio. Pochissimi, come gli eroi, i patrioti, i martiri, i riformatori nel senso più nobile, e gli uomini, servono lo stato anche con la loro coscienza, e quindi necessariamente in maggioranza gli resistono; e vengono comunemente trattati da esso come nemici».

Tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac,…

Ogni giorno, senza fermarsi mai, il tic-tac scandiva i secondi regolati dall’Uomo del Tic Tac. Arlecchino, che era nato con l’orologio al polso, batteva il piede a tempo col tic-tac.

Tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac,…

Lavora Arlecchino perché ora mi servi” diceva l’uomo del Tic-Tac. E Arlecchino lavorava, perché pensava che chi regola il tempo sapesse meglio di lui cosa fare.
“Smetti di lavorare Arlecchino, perché ora non mi servi più” disse un giorno l’uomo del Tic-Tac. E Arlecchino lasciò la leva, si sedette e aspettò che l’Uomo del Tic-Tac gli dicesse di nuovo cosa fare.

Tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac,…”

(da “Pentiti Arlecchino! disse l’Uomo del Tic Tac”)


In un futuro distopico, in cui arrivare in ritardo rappresentava un terribile reato, Ellison ipotizzava una società resa schiava, in cui non era più il tempo a servire l’uomo, ma l’uomo a servire il tempo.

Arrivava però il momento in cui il protagonista del racconto, Everett Marm, travestito da Arlecchino, dopo alcuni tentativi di sabotaggio decideva di intervenire e dare una svolta alla struttura sociale inducendo le persone a riappropriarsi del proprio tempo e a ribellarsi all’Uomo del Tic Tac, quindi alla Legge e al Principio d’Autorità. Sarà catturato, Everett Marm, e gli verrà fatto il lavaggio del cervello ma, alla fine, lo stesso Uomo del Tic Tac si ritroverà in ritardo di tre minuti. La prima falla del sistema era stata aperta.

Era un mondo totalitario, quello descritto da Ellison, in cui risultava palese l’influenza di film come “Metropolis” di Fritz Lang, e di romanzi come “1984” di George Orwell. La perdita di libertà era imputabile a un elemento che schiavizzava tutti: l’inesorabile trascorrere del tempo. L’evolversi della civiltà e la sua sempre maggiore complessità necessitava di tempi sempre più certi, scanditi, inderogabili.

L’urlo di ribellismo anarchico di Arlecchino veniva fatto esplodere nei confronti di una società cementata in un muro di perbenismo che Ellison prendeva a picconate in un tentativo di sabotaggio anarcoide.

Era d’altra parte un personaggio eccentrico, Harlan Ellison. Sodale di Timothy Leary ed egli stesso patito di allucinogeni, amico del notissimo e altrettanto controverso Vescovo della Chiesa Episcopale della California James Pike, colui che introdusse la musica rock nelle funzioni religiose, fan dei Grateful Dead dei quali non perdeva un concerto, Ellison era un teppista rissoso e perennemente in lotta col Sistema. Il suo Arlecchino era la plastica rappresentazione degli eroi e dei riformatori citati da Thoreau in premessa al racconto, che servendo lo stato con la loro coscienza, venivano comunemente trattati come nemici. Come un perfetto turbatore di coscienze sopite e in perenne stato di letargia, Ellison faceva propria una citazione di Kafka:” Perché mai leggere un libro che non vi turba? Se un libro non dà una mazzata in testa perché perderci tempo?”

Il progetto Visioni Pericolose, non poteva avere titolo più significativo, specchio fedele della natura del suo ideatore. Molte storie in esso contenute e l’antologia stessa, furono candidati e vincitori di numerosi premi. Anni dopo, nel 1972, Ellison progettò una seconda edizione dell’antologia Again, Dangerous Visions, mentre una terza, benché più volte annunciata, non venne mai alla luce.

Ancora oggi, a distanza di mezzo secolo, l’eco della minacciosa invocazione contenuta nel titolo del racconto di Harlan Ellison risuona attuale, e chissà per quanto tempo continuerà a farlo. Perché poi, la domanda irrisolta che aleggia è sempre quella: quanti, indossando un abito da Arlecchino, sarebbero capaci di scommettere sulla propria capacità di ribellione?

Maurizio Fierro

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