Interiors

Interiors un ritratto di famiglia nel film di Woody Allen

Su Diario di Rorschach il film che ha segnato una svolta indelebile nella filmografia di Woody Allen: Interiors, film del 1978


Di che ti preoccupi… Rischi di arrivare a cent’anni se rinunci a tutte le cose che ti vanno (Interiors – Woody Allen)

Per parlare a dovere di Interiors – film di Woody Allen del 1978 – sono necessarie un paio di premesse. Stiamo parlando del primo film del regista newyorkese a sfondo drammatico. Allen veniva da un periodo florido con una filmografia che all’epoca contava solo commedie come Take The Money And Run, Annie Hall, Sleeper. Il film di Woody Allen segna un percorso nuovo. Una strada mai presa prima dal regista. Il regista newyorkese prende spunto da uno dei suo registi favoriti. Si tratta di Ingmar Bergman, cineasta svedese celebre per i suoi film esistenzialisti.


Interiors è un film che riflette – e parecchio – sull’esistenza. Sulla vita. Sulla morte. Sull’amore. Protagoniste della vicenda sono le tre sorelle Renata, Joey e Flyn. Vivono le loro vite, i loro rapporti con i rispettivi compagni. Cercano di farsi strada nel mondo, ognuno a modo proprio. Il loro rapporto con la madre, i loro conflitti – interiori e non – le loro ossessioni, i loro vizi vengono mostrati dalla cinepresa di Allen in un film pulito ed essenziale.

Il film cambia registro quando il padre annuncia loro che sta per separarsi dalla moglie. A questa separazione seguirà il matrimonio con un’altra donna. Questo evento sconvolte le già fragili esistenze delle donne, madre compresa che più di tutte avverte il peso delle scelte dell’ormai ex marito. La trama ha come scopo quello di studiare le protagoniste che vengono analizzate al microscopio. Mai dei personaggi – ovvero le tre donne – erano apparsi così sfaccettati in un film di Allen, a parte forse il celebrato Annie Hall. Le scenografie spoglie, l’assenza di colonna sonora e la fotografia glaciale marchiano ancora più a fondo la relazione tra Woody Allen e Ingmar Bergman. Interiors è il film più consapevole – ed europeo – del regista statunitense. Un film che segna una svolta nel suo modo di fare Cinema.


Già con Annie Hall si era avvertito un modo più adulto di fare commedia. Interiors ancora di più ci mostra un Allen completamente cambiato. Più maturo. Più autore e meno commediante. Il film mostra l’innata poliedricità del regista. Una poliedricità che è un punto a favore di un film che diventa analisi introspettiva. Interiors è un film che tratta – anche – della famiglia e del rapporto tra le figlie e la madre, ossessione per le tre colonne del film.

Allen abbandona la caotica New York per raccontare una film di provincia. La spiaggia fredda e deserta fa da palcoscenico per un dramma in piena regola. Il lungometraggio non ha colonna sonora ed è inoltre il primo film di Woody Allen dove il regista non recita come attore. Cupo, oscuro, drammatico, di difficile digestione. Tanto inchiostro si è sprecato all’epoca dell’uscita. Molti non si aspettavano un film così distante dai precedenti del regista newyorkese. Col tempo Interiors è diventato una gemma preziosa all’interno della filmografia di uno dei registi più importanti dello scorso secolo, anche grazie alle interpretazioni di Diane Keaton, Mary Beth Hurt, Geraldine Page e Maureen Stapleton.

Interiors è un film riflessivo e magnetico. Un lungometraggio coraggioso. Drammatico. Imperdibile.

 

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