Un gioco da bambini, la favola nera di J.G. Ballard

Un gioco da bambini, l’agghiacciante storia di Ballard sulla strage di Pangbourne Village. La recensione su Diario di Rorschach

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Un gioco da bambini, la copertina del romanzo

I bambini/ragazzi spesso si rendono protagonisti di alcuni particolari scritti al fine di esprimere maggiormente un concetto più ampio attraverso un’attenta analisi.

Le azioni compiute nel periodo dell’adolescenza/pre – adolescenza riescono meglio a tracciare una determinata visione della società che, attraverso i suoi limiti, viene ampiamente scrutata dallo scrittore di turno.

Questo lavoro viene compiuto ottimamente da James Graham Ballard che nel suo Un gioco da bambini, edito Feltrinelli(1992 per la versione italiana, 1988 per quella originale), non solo riesce a descrivere un agghiacciante scenario alto borghese ma anche uno squallido perbenismo che tende a celare l’oscura verità attraverso una più comoda bugia.

Il romanzo, che viene narrato attraverso le pagine del diario del consulente psichiatrico della polizia, narra dell’inconsueta indagine del Dott. Richard Greville, il narratore per l’appunto, sul tragico pluriomicidio del del Pangbourne Village.

La dinamica dell’accaduto è alquanto strana al primo impatto a causa del coinvolgimento di uno dei quartieri altolocati e maggiormente apprezzati della città e della morte di tutti e 32 gli adulti con l’annessa scomparsa di tutti i ragazzi.

L’ossessione del Dott. Richard Greville, che viene aiutato dal Sergente Payne (unico a supportare la sua tesi), lo porta tanto a scavare nel profondo della, apparente, tranquillità di quel posto quanto nella modalità con cui è avvenuto lo sterminio.

Infatti, dopo aver escluso un rapimento o un’esercitazione andata male, Greville giunge ad una spaventosa verità che man mano viene rafforzata da nuove congetture o avvenimenti: i colpevoli di tutto sono i ragazzi scomparsi.

Il problema che si pone di fronte a questa terribile conclusione, però, è la difficile accettazione della stessa da parte di vertici ed opionione pubblica che, preferendo la storia di un rapimento a seguito dello sterminio, continua a giustificare un episodio che tutti preferiscono dimenticare.

La tecnica del diario, caratterizzante l’intera opera, riesce a cogliere perfettamente gli obiettivi che

J. G. Ballard

l’autore si pone.

In primo luogo, il lettore viene da subito catapultato nella storia, in cui, grazie alle prime supposizioni ed alla descrizione del posto, si immerge immediatamente nei fatti per divenire quasi un co-protagonista.

La velocità con cui vengono vagliate le varie ipotesi, frutto di una serie di eventi descritti secondo una sequenza temporale specifica, permette di unire sbigottimento, dettato dal rivelarsi della realtà, ed appressione, creata dalla minuziosa descrizione delle singole vite e del piano per compiere la strage, che rappresentano gli elementi base per questa favola nera dai risvolti surreali.

Infine, la critica al perbenismo diffuso nella vita quotidiana, rende Un gioco da bambini un vero e proprio specchio della società odierna in cui, per determinati casi, si preferisce accettare una più comoda bugia piuttosto che affrontare una triste, quanto oscura, realtà dei fatti.

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