Cell. Lo scenario post-apocalittico di Stephen King

Cell, l’omaggio del re dell’horror a Matheson e Romero attraverso la critica alla società di oggi

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Cell – La copertina del romanzo

Nella vita di tutti i giorni, uno degli strumenti  di maggiore uso (e consumo) è sicuramente il telefono cellulare.

Questo oggetto, tanto amato e tanto odiato dalla società, potrebbe trasformarsi in un’arma contro gli umani?Può un suo impulso incontrollato far regredire la gente?

Sono queste le domande che si pone il re dell’horror, Stephen King, nel suo romanzo Cell, capolavoro contemporaneo dello scrittore di Portland datato 2006.

La realtà che King presenta è quella di Boston in una tranquilla giornata di ottobre dove Clayton Riddel, fumettista dalla poca fortuna, è in procinto di affrontare uno dei colloqui più importanti della sua vita.

Il tranquillo tram tram quotidiano, però, viene sconvolto da un insolito avvenimento: tutti coloro che in quel momento stanno usando un telefono cellurare improvvisamente impazziscono e il loro cervello regredisce ad uno stadio primitivo.

Clayton ben presto capisce che un particolare impulso, trasmesso tramite le onde dei telefoni, ha trasformato la gente in zombie dalle capacità mentali azzerate.

Focalizzata la tragica situazione, il pensiero del protagonista diventa uno solo: il salvataggio della propria famiglia, la moglie Sharon ed il figlioletto Johnny, nel lontano Maine.

cell-stephen-kingCon l’aiuto dei compagni di sventura Tom, un bostoniano single e amante dei gatti, Alice, una ragazza di quindici anni che ha visto impazzire la madre per l’impulso, e  Jordan, un ragazzino dodicenne, tenta l’impresa di tornare a casa e mettere in salvo tutti.

Il viaggio verso il Maine, però, si mostra più complicato del previsto e i quattro fanno anche una sconvolgente scoperta: gli zombie, che si rivelano creature con poteri psichici, si stanno organizzando e radunando presso una località specifica, celebre per la totale assenza di segnale telefonico.

La lunga corsa verso la salvezza descritta da King, che si diverte (come suo solito) a spiazzare il lettore man mano che la storia va avanti, riesce a cogliere in pieno ben tre obiettivi: il primo è di sicuro l’ omaggio, come rivelato dalla dedica presente, sia a Matheson(con Io sono Leggenda) che a Romero (con i suoi Morti Viventi); il secondo è l’immedesimazione del lettore nello scenario della storia (descritto, come sempre, in maniera minuziosa dall’autore); il terzo è il tentativo di riflessione verso l’eccessivo utilizzo degli apparecchi nel mondo attuale (parafransando Einstein “Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti”).

I punti forti del romanzo sono rappresentati, a testimoniare un marchio di fabbrica dello scrittore, dalle descrizioni dei personaggi, dei luoghi, delle situazioni e dai continui colpi di scena che, in questa specifica occasione, si mescolano tra loro facendo riemergere il King degli anni ’80 in cui i mostri sono protagonisti all’interno della sua storia.

Inoltre, la tagliente critica alla società odierna viene esplicitata tanto attraverso i temibili cellulari quanto nelle frasi dei protagonisti della storia, in cui emerge il pensiero del vecchio Presidente, amico di Jordan, che afferma, in maniera lapidaria:
“Quello che Darwin per delicatezza non ha voluto dire, amici miei, è che se siamo diventati i padroni del mondo non è stato perché siamo i più intelligenti o nemmeno i più crudeli, ma perché siamo sempre stati i più pazzi e sanguinari figli di puttana della giungla.”

 

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