Twin Peaks

Twin Peaks, la serie tv che ha fatto la storia

Twin Peaks e la rivoluzione nel mondo delle serie tv. Fra elementi innovativi e trama accattivante, nasce lo straordinario sceneggiato firmato David Lynch 


Gli anni ottanta di David Lynch erano stati un giro nell’ottovolante del cinema. Partito con un film indipendente – Eraserhead – ben presto il regista di Missoula  cambia il suo genere per renderlo più accessibile – The Elephant Man, Dune – salvo poi tornare al suo stile originale con quel capolavoro che è Blue Velvet.
Prima di Twin Peaks le serie tv non erano seriali e non creavano dipendenza. Ogni episodio di qualsiasi telenovela iniziava e finiva. Per poi ricominciare con una nuova storia alla puntata successiva.

La storia di Twin Peaks è diversa. David Lynch inserisce luoghi comuni delle passate fiction per usarle a suo piacimento. I tradimenti. I colpi di scena. Gli inganni tipici di qualsiasi fiction sudamericana qui vengono mischiati col torbido. Con gli incubi. Con gli assassini. Non a caso molti degli abitanti di Twin Peaks guardano in tv una fiction che parla di tradimenti. Una serie dentro la serie.

Ma andiamo con ordine. La serie inizia col ritrovamento del cadavere di una giovane ragazza, Laura Palmer. Laura rappresenta l’orgoglio di Twin Peaks, una giovane ragazza, di bell’aspetto e dal futuro radioso. La sua morte innescherà una serie di eventi che metteranno a repentaglio la credibilità e i segreti della cittadina.

La grandissima innovazione di Twin Peaks sta nell’aver innalzato l’asticella, nell’aver creato una storia intrigante. Morbosa. Folle e geniale.
In città arriva l’agente dell’FBI Dale Cooper, col compito di scoprire i segreti di Laura, per giungere alla clamorosa verità su chi l’ha uccisa.

Indagando, Cooper scopre che ogni abitante della cittadina porta con sé una buona valigia di segreti. Chi possiede quelli meno scottanti si salverà. Per gli altri il destino – o semplicemente la giustizia divina o terrena – si abbatterà con enorme violenza. Una violenza chiamata Bob.

La serie di David Lynch porta all’estremo tutta la sua poetica cinematografica. C’è una colonna sonora pazzesca – curata da Angelo Badalamenti – che ancora oggi mette i brividi. Ci sono personaggi grotteschi. Situazioni torbide. Il tutto viene bilanciato perfettamente, ci sono anche momenti esilaranti, altri volutamente nonsense. La serie è permeata da un’atmosfera di doppiezza e ambiguità il cui stile si colloca tra la soap opera, la detective story e l’horror, a cui si sovrappone una dimensione sovrannaturale riconducibile al genere science fiction che avrà maggior rilevanza qualche anno dopo con The X-Files.

Il tutto è trattato secondo i canoni del cinema sperimentale ed è proprio questo aspetto a venire descritto come l’innovazione che la serie di David Lynch ha portato nel medium televisivo, venendo spesso nominato come esempio di televisione postmoderna e uno dei primi esempi di televisione di culto.

Come per molte altre opere di Lynch – pensiamo a Blue Velvet – l’ambiguità delle atmosfere è rintracciabile anche nell’assenza di chiarezza rispetto all’ambientazione temporale in cui si svolgono le vicende. Nonostante la serie sia ambientata verso la fine degli anni ottanta, lo spettatore rimane confuso dalla dimensione nostalgica e rétro di buona parte delle scenografie, dei costumi e delle musiche. Come se gli anni cinquanta incontrassero gli anni novanta.

E’ letteralmente impossibile stare ad analizzare le trenta puntate delle prime due stagioni. La prima stagione – che dura otto puntate – termina in maniera clamorosa con un colpo di scena assolutamente sensazionale. In pieno stile David Lynch. La seconda stagione conta ventidue puntate, ma a metà di questa viene svelato l’assassino di Laura Palmer. L’idea di Lynch era quella di continuare a raccontare le storie morbose della cittadina, ma una volta svelato l’assassino il pubblico inizia a disinteressarsi a Twin Peaks. Fino al finale tutt’altro che consolatorio.

La serie diventa da subito un fenomeno culturale negli Stati Uniti. Lo spettatore americano seguiva gli episodi del serial il giovedì sera per poi poterne parlare il giorno seguente, esponendo le proprie interpretazioni sul mistero dell’omicidio ma anche sulle scene più ermetiche e oniriche.

Questo fenomeno televisivo, oltre ad attraversare il continente americano, raccoglie estimatori di ogni ceto sociale arrivando a coinvolgere persino la monarchia inglese. Angelo Badalamenti ha dichiarato che mentre collaborava con Paul McCartney agli Abbey Road Studios, quest’ultimo gli raccontò che la Regina Elisabetta II una volta interruppe un suo concerto privato organizzato in onore del suo compleanno per andare a vedere un episodio della serie.

Twin Peaks segna inevitabilmente il tempo in cui è ambientato. E’ tipicamente anni novanta, ma nonostante questo – e dopo ben venticinque anni dalla sua messa in onda – si dimostra ancora una serie fresca, innovativa, invecchiata molto bene – a differenza di molti prodotti anni novanta o anni zero che visti oggi sembrano vecchissimi.

Twin Peaks farà conoscere a ogni spettatore medio televisivo il nome di David Lynch, che, dopo il successo delle serie, torna al suo primo amore. Il cinema, con una storia d’amore on the road.

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